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Invito: La guerra in Siria raccontata da Salah Methnani

L'Associazione BZ1999, la Fondazione Alexander Langer 
e la rivista on-line
Fillide

con il patrocinio del Comune di Bolzano

presentano

Lunedi 23 gennaio 2017, ore 20.30

Sala di rappresentanza del Comune di Bolzano, Vicolo Gumer 7

La guerra in Siria

raccontata da

Salah Methnani

Inviato di RAI News 24

Cosa sta succedendo in Siria? Perché è scoppiata questa sanguinosa guerra? Quali sono gli interessi e le parti in causa, ad esempio la Russia e la Turchia? Contro chi combattono i Curdi? Perché Aleppo è una città strategica?

Nella settimana della memoria e in continuità con la lezione “Primo Levi e i tedeschi”, tenutasi mercoledì 18, abbiamo organizzato una serata per parlare del presente, se non sembrasse un paradosso, potremmo dire per fare memoria del presente, concentrando l’attenzione su una guerra tragica che per molti aspetti ricorda la guerra nella ex Jugoslavia, ovvero più fronti e più interessi in conflitto tra loro. E come nella guerra nella ex Jugoslavia, anche in Siria la comunità internazionale, a partire dall’ONU, sta rivelando tutta la sua impotenza, incapace di intervenire per salvare le migliaia di civili vittime dei bombardamenti. Aleppo, più ancora della Sarajevo degli anni ’90, è una città quasi completamente rasa al suolo, e le migliaia di profughi che fuggono per cercare salvezza in Europa, spesso trovano muri, odio e ostilità. Come durante la Seconda guerra mondiale in tanti stentavano a credere che cosa stava accadendo agli ebrei, anche oggi capita di sentir parlare di “finti profughi”, eppure abbiamo le testimonianze di migliaia di civili, e tra di loro diversi minori orfani, approdati in Italia, in Europa e anche a Bolzano per cercare scampo a una morte sicura.

Salah Methnani è un giornalista tunisino da molti anni residente in Italia, è inviato di RAI News 24 e ha seguito le cosiddette primavere arabe in Tunisia, Libia ed Egitto. E' stato uno dei primi a raccontare la guerra in Siria e il dramma dei civili costretti a vivere nei campi profughi. Molto spesso Salah, munito di telecamera e telefono satellitare, entra nei luoghi della guerra clandestinamente e non come giornalista accreditato, per avere così modo di filmare liberamente e senza i limiti imposti dai vari governi. Inoltre parla l’arabo ed è musulmano, cosa che gli permette di entrare veramente e pienamente nelle realtà che racconta.