pro dialog

News

Inaugurata a Bolzano il 23 marzo, nel quartiere Firmian, la nuova scuola dedicata ad Alexander Langer. Insieme bambini di diverse lingue e culture

La nuova scuola elementare Alexander Langer a Firmian, aperta a settembre, che ospita classi italiane e tedesche, è stta ufficialmente inaugurata il 23 marzo 2015 nel corso di una affollatissima cerimonia con tanto di canti e balli proposti dai bambini del rione, alla presenza del sindaco e delle massime autorità cittadine, provinciali e scolastiche. Commozione per la presenza della vedova di Langer, Valeria Malcontenti, che ha speso parole di ammirazione per la bellezza dell’edificio, «se l’avesse vista Alex...». Ma ha anche aggiunto, «se fosse ancora qui, questa scuola non ci sarebbe». È stato un evento «mescolato» come di rado capita, con il mondo della scuola e della politica di lingua italiana e tedesca insieme.

Conoscersi, parlarsi, informarsi, inter-agire: "più abbiamo a che fare gli uni con gli altri, meglio ci comprenderemo"

"La convivenza offre e richiede molte possibilità di conoscenza reciproca. Affinché possa svolgersi con pari dignità e senza emarginazione, occorre sviluppare il massimo possibile livello di conoscenza reciproca. "Più abbiamo a che fare gli uni con gli altri, meglio ci comprenderemo", potrebbe essere la controproposta allo slogan separatista sopra ricordato. Imparare a conoscere la lingua, la storia, la cultura, le abitudini, i pregiudizi e stereotipi, le paure delle diverse comunità conviventi è un passo essenziale nel rapporto inter-etnico. Una grande funzione la possono svolgere fonti di informazioni comuni (giornali, trasmissioni, radio, ecc. inter-culturali, pluri-lingui, ecc.), occasioni di apprendimento o di divertimento comune, frequentazioni reciproche almeno occasionali, possibilità di condividere - magari eccezionalmente - eventi "interni" ad una comunità diversa dalla propria (feste, riti, ecc.), anche dei semplici inviti a pranzo o cena. Libri comuni di storia, celebrazioni comuni di eventi pubblici, forse anche momenti di preghiera o di meditazione comune possono aiutare molto ad evitare il rischio che visioni etnocentriche si consolidino sino a diventare ovvie e scontate".

Dal “Tentativo di decalogo per la convivenza interetnica” di Alexander Langer