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HIDDEN PHOTOS - Cambogia e Bosnia in dialogo su fotografia e identità

HIDDEN PHOTOS
Un dialogo su fotografia e identità fra esperienze diverse:
Bosnia-Erzegovina e Cambogia

3 dicembre 2016, BOLZANO
ore 10.00-12.00
Aula magna Liceo Carducci
Via Giannantonio Manci, 8 Bolzano

5 dicembre 2016, TORINO
ore 18.00
Camera, Centro italiano per la fotografia
Via delle Rosine 18


Qual è il ruolo della fotografia in realtà post-conflitto? Che ruolo possono svolgere le immagini nel relazionarsi con la memoria della propria comunità e della propria famiglia? Quante sono le storie che una fotografia può raccontare?

Gli incontri che avranno luogo a Bolzano e a Torino vogliono essere un’occasione di confronto sul rapporto fra identità, memoria e immagine in Bosnia-Erzegovina e in Cambogia. A dialogare saranno tre giovani ospiti: Kim Hak, cambogiano, insieme a Žarko Zekić e Bekir Halilović, bosniaci di Srebrenica.

Bekir Halilović e Žarko Zekić, di 21 e 27 anni, sono membri dell’Associazione Adopt Srebrenica, un gruppo misto di giovani serbi e bosgnacchi, che da anni lavora per ricucire il tessuto sociale strappato dalla guerra e dal genocidio del ʼ95. Fra le altre sue attività, Adopt Srebrenica sta costituendo un centro di documentazione che raccoglie fotografie e materiale risalente al periodo precedente alla guerra nella ex Iugoslavia, con lo scopo di preservarlo e di farne uno strumento per sanare il conflitto di rappresentazioni e racconti ancora oggi molto forte in Bosnia-Erzegovina.

Kim Hak è un giovane fotografo cambogiano di 34 anni, che pone al centro del proprio lavoro la riflessione sulla storia del suo paese e l’immaginario che essa oggi produce. Con il progetto “Alive” ha esplorato il suo mondo familiare, attraverso le fotografie che la madre ha salvato dalla distruzione operata dal regime degli khmer rossi. Ha ricevuto numerosi premi ed è tra i fotografi cambogiani emergenti più noti a livello internazionale.

Hak, Bekir e Žarko provengono da luoghi molto distanti tra loro, ma accomunati nel passato recente dall’annientamento di parti consistenti della popolazione dei rispettivi paesi di origine. A Srebrenica il genocidio del 1995 provocò la morte di oltre 8000 uomini bosgnacchi (musulmani di Bosnia) a opera delle milizie serbo-bosniache. In Cambogia il processo di epurazione distruttrice imposto del regime degli khmer rossi causò, negli anni ’70 del secolo scorso, la morte di quasi 2 milioni di persone.

In realtà come quella bosniaca o quella cambogiana, il ruolo della fotografia si amplifica: essa diviene uno strumento cruciale per mantenere viva la memoria dei propri cari perduti o per raccogliere storie sulla vita quotidiana prima della cesura rappresentata dalla guerra. Ma non solo. Soprattutto le fotografie conservano spesso preziose tracce delle relazioni positive che, prima dei conflitti, esistevano fra le persone. Sono proprio le storie dei luoghi e le relazioni tra le persone che gli ospiti del prossimo incontro, pur in modo diverso, cercano di recuperare usando la fotografia come veicolo di riscoperta e di narrazione. In particolare, essi si chiedono come quelle storie possano essere di aiuto per abbattere i muri che ancora creano divisioni insormontabili nelle loro rispettive società.

Nel mondo di oggi, dove abbiamo la sensazione di essere “bombardati” dalle immagini, non c’è mai veramente il tempo per chiederci quanto proprio queste stesse immagini servano a plasmare l’idea che abbiamo di noi, degli altri e del mondo circostante; o che cosa, se esse dovessero un giorno venire a mancare, perderemmo irrimediabilmente. Nell’incontro del 3 dicembre potremo ragionare su questi interrogativi, a partire dalle esperienze dei giovani ospiti che, con il loro lavoro, cercano di migliorare il futuro dei propri luoghi di origine.


PROIEZIONI DEL DOCUMENTARIO "HIDDEN PHOTOS", di Davide Grotta, ZeLIG 2016:

La sera del 3, alle 20.50 al Filmclub, verà proiettato nell'ambito dello Zelig Film Fest, il film è stato di recente presentato al Torino Film Festival 2016.

Il 5 dicembre verrà proiettato durante l'incontro di Torino.

Kim Hak, giovane fotografo cambogiano, è alla ricerca di un immaginario per il suo paese che superi il cliché iconografico legato all’Angkor Wat o ai khmer rossi. Nhem En, anziano fotografo del regime, autore di circa 14.000 fototessere di prigionieri politici destinati a morte certa, sta invece progettando il proprio ingresso nel business del dark tourism, la moda di visitare luoghi in passato teatro di tragedie e violenze.
Quale immagine proporre, dunque, di un paese e della sua storia?
Trailer: https://vimeo.com/176145586

Gli incontri sono organizzati da Fondazione Alexander Langer Stiftung, ZeLIG - Scuola di Documentario, Camera - Centro Italiano per la Fotografia, Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea "Giorgio Agosti", Museo diffuso della Resistenza, Centro Internazionale di Studi Primo Levi. Sono resi possibili dal sostegno dell’Ufficio Affari di Gabinetto della Provincia Autonoma di Bolzano.


Per informazioni:

3382231387 - info@alexanderlanger.net