pro dialog

Progetti

Fondazione Alexander Langer Stiftung - 2011-2013

 La Fondazione Alexander Langer Stiftung, onlus, è stata fondata il 4 luglio 1999 grazie al sostegno attivo di numerose persone, associazioni e, istituzioni, dopo un lungo lavoro preparatorio dell’associazione Pro Europa. Riconosciuta dal Ministero per i beni culturali il 18 novembre 1999. Iscritta nel registro delle organizzazioni di volontariato e onlus della Provincia di Bolzano con Decreto n. 128/1.1 del 24 agosto 2000.

Dal 2005 la Fondazione è iscritta nell’albo nazionale delle associazioni abilitate alla promozione della parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica, culturale, religiosa, legittimate ad agire in giudizio in nome, per conto o a sostegno del soggetto passivo di discriminazioni.

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Documento preparatorio dell'assemblea annuale della Fondazione, del  2 luglio 2011

 

1. Alexander Langer e il fondo d'archivio: dall'ordinamento alla ricerca

La Fondazione vuole porsi come luogo di promozione politico-culturale, seppur indipendente dai partiti, capace di valorizzare il carattere trasversale delle idee e della pratiche di Alexander Langer, mantenutesi vive e attuali nel tempo.

Dall'opera conclusa di una prima catalogazione del fondo d'archivio, si rende necessario un nuovo investimento professionale per l'acquisizione di ulteriore documentazione individuata (Campagna nord-sud, Verona forum), della digitalizzazione dei principali documenti e del materiale foto-audio-video.
Non viene a priori escluso il deposito del fondo presso un archivio pubblico – a condizioni da definire e sulla base di garanzie adeguate - che potrebbe consentire il perfezionamento del lavoro già compiuto e la sua più ampia consultabilità.

Mentre si proseguirà nella strada di supportare studi e iniziative editoriali (compresa la ristampa di alcuni testi esauriti) l'impegno della Fondazione andrà in due principali direzioni:
- la promozione di ricerche e riflessioni su temi ritenuti di rilievo per il dibattito nella realtà di oggi, organizzando periodici incontri di discussione su argomenti specifici, cercando di volta in volta partner e collaborazioni;
- la pubblicazione in proprio, o in collaborazione con una o più case editrici , di Quaderni tematici – in parte già individuati - che raccolgano e orientino queste riflessioni, rivolgendosi in particolare ai lettori più giovani, a partire dai due testi sulla “convivenza interetnica” e la “conversione ecologica”  che si sono rivelati straordinari strumenti di analisi e di attivo coinvolgimento.


2. “Euromediterranea”in rete: a scuola dei premi Langer

C'è un filo rosso che unisce le destinatarie e i destinatari del premio:Alexander Langer assegnato ogni anno a Bolzano dal 1997. Ci sono venuti incontro persone e associazioni impegnate in prima fila per la pace, la libertà, la salvaguardia dei diritti umani, dell’ambiente, delle specie. Persone, ancora attive, che hanno mostrato il talento di saper agire in situazioni di conflitto con lo spirito della nonviolenza e dei costruttori di ponti.
I premi Langer sono diventati per noi dei preziosi “sensori” e “campanelli d'allarme” di ciò che merita attenzione, da parte di comunità consapevoli delle profonde interconnessioni tra ciò che avviene in casa propria e in luoghi apparentemente lontani, da dove arrivano – come insostituibili ambasciatori – molti nostri nuovi concittadini.
Per questo pensiamo di dedicarci in futuro a dare continuità al rapporto con i destinatari dei premi, e con chi ci ha aiutato negli anni a conoscerli e a sostenerli:
- incrementando e mettendo a disposizione la dotazione della biblioteca e del Centro di documentazione che in Fondazione raccolgono libri, video e altra documentazione sui temi da loro sollevati;
- avviando la stesura di quaderni tematici, per mettere a disposizione di scuole e realtà giovanili, una traccia ragionata di argomenti ispirati al lavoro dei premiati, una sorta di atlante di storia e geografia che aiuti a comprendere alcuni aspetti decisivi della realtà internazionale e locale.

In questa cornice la manifestazione “euromediterranea” può essere ripensata e sviluppata, nel tempo, come occasione di riflessione su temi dell'attualità internazionale, costruendola e programmandola insieme ad un consorzio di associazioni che apportino la loro specifica competenza (cinema, teatro, musica, fotografia, ricerca, e quant'altro).

Questo può essere anche lo specifico contributo della Fondazione al percorso aperto per la candidatura del Nord-Est, con la provincia di Bolzano e il suo capoluogo, a Capitale europea della cultura 2019, un’occasione importante per sostenere, valorizzare e dare respiro ad esperienze ed iniziative che si muovono nel segno dell’interculturalità, della mediazione, del dialogo, delle buone pratiche di convivenza tra gruppi, dell'integrazione europea.


3. Convivenza e integrazione europea, ad esempio Srebrenica

Con l'assegnazione del premio Langer 2005 alla psichiatra di Srebrenica Irfanka Pasagic, presidente dell'associazione bosniaca Tuzlanska Amica, la Fondazione si è posta l'obiettivo di costruire una presenza stabile e legami duraturi con le città di Tuzla e Srebrenica, in Bosnia Erzegovina, alle quali Alexander Langer aveva dedicato gli ultimi anni di vita. Nasce così la rete internazionale “Adopt Srebrenica” che si propone di favorire e sostenere anche finanziariamente la creazione a Srebrenica di un Centro interculturale di studio e documentazione, luogo d'incontri, scambi e servizi aperti sia alla popolazione della zona che ai visitatori internazionali.

L'Alto Adige-Südtirol, che ha saputo nella sua storia ricercare le strade della convivenza dopo periodi di forte tensione etnica, può diventare ancora una volta uno spazio di confronto e di dialogo tra chi ha a cuore la memoria di Srebrenica, contribuendo a far sì che le diversità etniche, linguistiche, religiose e storico-culturali presenti in Bosnia Erzegovina possano diventare un valore, invece che un ostacolo alla convivenza, all'interno del ormai avviato processo d'integrazione europea dell'intera area balcanica.

Obiettivi che abbiamo condiviso con i nostri interlocutori a Tuzla e Srebrenica:

- riconoscere la specificità di Srebrenica, la dimensione storica e umana del genocidio che si è riproposto nel contesto della guerra in ex-Jugoslavia, delle sue origini, delle sue conseguenze, delle sue implicazioni per l’Europa di oggi;

- mantenere una costante presenza e attenzione internazionale a Srebrenica, contribuendo alla rivitalizzazione culturale, sociale ed economica della città che era stata prima della guerra un importante centro termale, con un'intensa vita intellettuale;

- favorire la maturazione di iniziative di dialogo interculturale, di elaborazione della memoria, di gestione nonviolenta e partecipata dei conflitti, rivolte in particolare alle nuove generazioni , strette tra il peso insopportabile di quanto è avvenuto e gli sforzi faticosi per guardare avanti;

- promuovere progetti di partnerariato con amministrazioni pubbliche, istituzioni culturali, scuole, associazioni di volontariato, che prevedano un coinvolgimento attivo della popolazione locale.

 

Queste le prime attività previste per l'avvio del Centro interculturale, da sostenere con una raccolta straordinaria di fondi anche privati

- apertura del Centro di documentazione e di una biblioteca multimediale in una sede autonoma;

- essere punto di riferimento organizzativo della rete di “Adopt Srebrenica”, a partire dall'organizzazione della Settimana internazionale della memoria, coltivando relazioni e scambi con persone, associazioni e istituzioni che hanno deciso di sostenerla;

- organizzazione di corsi di formazione e di avvio al lavoro, seminari, dibattiti, corsi di lingue e di computer, presentazione di libri e film;

- sostegno a studenti e ricercatori bosniaci, in particolare per realizzare visite e scambi con analoghi centri nazionali e internazionali;
- realizzazione di un servizio Skype mobile per consentire rapporti tra residenti di Srebrenica e parenti/amici lontani, dando la possibilità di usufruirne anche a chi abita nei villaggi più sperduti;

- diffusione periodica di informazioni sulla realtà di Srebrenica, nel contesto più generale della realtà del paese e del percorso d'integrazione in Europa;

- servizio di ospitalità per visitatori internazionali e accompagnamento alla conoscenza della città e della sua storia

4. Operatori di pace e mediatori di conflitti: democrazia come partecipazione

Diversi documenti delle Nazioni Unite e dell'Unione europea indicano da tempo la necessità di formare personale civile capace di intervenire professionalmente nelle situazioni di crisi.

La presenza consolidata della Fondazione a Srebrenica insieme a quella di Tuzlanska Amica, l'impatto “formativo” che il rapporto con la città assicura da tre anni ai corsisti del Master per Operatori di Pace e a chi ha frequentato le Settimane internazionali della Memoria, dimostra la fondatezza di questa intuizione di Alexander Langer, quando lanciò la proposta di formare dei Corpi civili europei di pace.

Ma analogo approccio riguarda ormai anche il modo di gestire i conflitti territoriali, come si vede dalla rapida diffusione di centri di formazione e di intervento che si occupano di mediazione e facilitazione nei rapporti di lavoro, nelle scuole e ne tribunali, nell’ambito interculturale, nell’assistenza e nella prevenzione dei conflitti familiari, di condominio, di quartiere, oltre che nella assunzione di decisioni partecipate e condivise.

Grazie allo spazio cooperativo e di comune maturazione, che si era creato, la Fondazione ha potuto svolgere una funzione di rilievo prima nel “Master per operatori di pace e mediatori di conflitti”, e a seguire nei corsi di facilitazione e di mediazione tra pari, che sono stati parte di una più ampia ricerca sperimentale e di pratica sul campo, nonché della creazione di un prezioso tessuto di relazioni nazionali e internazionali che non dovrebbe andare perduto.
I due risultati più concreti di questo lungo percorso sono per noi:
- la nascita di Conflict Boutique”, costituita da un gruppo di operatrici e operatori provenienti dal Master, con una formazione di base multidisciplinare e varietà di metodi e approcci alla gestione dei conflitti, mediazione, facilitazione, che svolgono in autonomia attività formative e educativa nelle scuole e sul territorio, con la quale la Fondazione ha avviato una collaborazione sia per la partecipazione ai progetti riproposti dall'Area Umanitaria della Formazione professionale di Bolzano per il 2011-2012 che per l'elaborazione comune di materiali didattici e programmi d'intervento;

- la possibilità che prenda corpo l'azione di sistema promosso dalla stessa Formazione Professionale per la creazione di un “Centro di eccellenza per la gestione trasformazione dei conflitti”, che hanno l'obiettivo di dare solidità e continuità alle pratiche lungamente sperimentate di gestione positiva dei conflitti, di educazione alla pace e all'interculturalità.

Si dovrà vedere con quale mandato politico, con quale concorso di idee e quale spazio di cooperazione verrà creato con la nascita di questo Centro, su di un terreno di lavoro che vedrà in ogni caso impegnata la Fondazione, con proprie energie e progetti.

5. Pro Dialog: la Fondazione in rete
Possono sembrare troppo ambiziosi gli obiettivi descritti. E lo sono, vista la perenne scarsità di mezzi finanziari a disposizione, dovuti forse alla fermezza con cui la Fondazione ha voluto fin dal suo inizio profilarsi, mostrando forte interesse per la crescita di una solida cultura politica ma evitando ogni forma di tutoraggio partitico.
Cercheremo di verificare prima dell'assemblea annuale degli amici e sostenitori, del 2 luglio prossimo, chiamata a discutere queste idee e a progettare insieme il futuro della Fondazione, le condizioni di realizzazione di questi orientamenti, per i quali ci proponiamo di avanzare proposte e metodi di lavoro.