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Arava oggi: cooperazione israelo-palestinese, giustizia ambientale e denuncia della crisi umanitaria a Gaza

Dal 2018 a oggi, Arava ha dimostrato che israeliani e palestinesi possono collaborare per proteggere risorse comuni e sostenere le comunità colpite dal conflitto. Il suo contributo più significativo consiste nell’aver mantenuto questa cooperazione anche durante la guerra, affiancandola a richieste esplicite di accesso agli aiuti e a proposte di ricostruzione che riconoscono il ruolo centrale dei palestinesi. La sfida che resta aperta è trasformare questi risultati, necessariamente parziali, in condizioni più ampie di giustizia, libertà, sicurezza e dignità per tutte le popolazioni della regione.


2018–2022: dalla cooperazione ambientale alla difesa delle risorse palestinesi
Negli anni successivi al premio, Arava ha proseguito le attività di formazione, ricerca e diplomazia ambientale, consolidando i rapporti con organizzazioni palestinesi e con interlocutori istituzionali israeliani, palestinesi e giordani. Il principio secondo cui l’ambiente non conosce confini si è tradotto in progetti che affrontano problemi concreti di accesso all’acqua, inquinamento e gestione sostenibile delle risorse.
Un esempio significativo è il progetto relativo alla condotta agricola di Al-Bireh, nella Cisgiordania occupata. In collaborazione con la ONG palestinese Damour for Community Development, attraverso il Track II Environmental Cooperation Forum, Arava ha contribuito a facilitare un accordo tra l’Autorità palestinese per le risorse idriche e l’Amministrazione civile israeliana, responsabile anche delle autorizzazioni nell’Area C della Cisgiordania.
Per anni, l’acqua depurata proveniente dall’impianto di trattamento di Al-Bireh era stata dispersa in un corso d’acqua, dove si mescolava con scarichi non trattati, contribuendo all’inquinamento delle falde. Il progetto prevedeva la costruzione di una condotta di circa trenta chilometri per trasportare acqua trattata a uso agricolo agli agricoltori della valle del Giordano. Nel luglio 2022, l’Amministrazione civile israeliana rilasciò il permesso di costruzione, dopo un percorso negoziale durato quattro anni.
La rilevanza di questa iniziativa non risiede soltanto nella sua dimensione tecnica. Essa mostra quanto l’accesso alle risorse idriche palestinesi sia condizionato anche da procedure amministrative, autorizzazioni e rapporti di potere. La mediazione di Arava ha cercato di superare un ostacolo istituzionale che impediva di utilizzare una risorsa preziosa a beneficio degli agricoltori palestinesi, riducendo al contempo l'inquinamento ambientale.
Il progetto dimostra inoltre che la cooperazione ambientale può produrre risultati concreti anche in un contesto segnato dall’occupazione militare e dalla frammentazione territoriale. Non elimina le asimmetrie tra le parti, ma può contribuire ad affrontare alcuni dei loro effetti quotidiani.
Fonte: Arava Institute, Al-Bireh Pipeline.


2019–2023: acqua potabile per Gaza
Un altro ambito importante di attività è stato quello dell’accesso all’acqua potabile nella Striscia di Gaza, dove il blocco, il deterioramento delle infrastrutture e il progressivo impoverimento delle falde hanno aggravato una crisi idrica di lunga durata.
In collaborazione con Damour for Community Development, Arava ha promosso l’installazione di generatori atmosferici capaci di produrre acqua potabile dall’umidità presente nell’aria, alimentati anche attraverso energia rinnovabile. Il primo impianto Watergen fu portato ad Abassan al-Kabira nel dicembre 2019; nel 2020 un secondo dispositivo fu installato presso l’ospedale Nasser di Khan Younis.
Durante il conflitto del maggio 2021, quando le forniture idriche della zona furono interrotte, il dispositivo dell’ospedale Nasser rappresentò una fonte di acqua potabile per la popolazione. In seguito, su richiesta di strutture sanitarie e organizzazioni locali, Arava e Damour lavorarono per reperire finanziamenti e autorizzazioni per ulteriori installazioni.
Nella primavera del 2023 furono installati altri cinque generatori in strutture sanitarie, centri di riabilitazione e sedi municipali della Striscia, tra cui l’ospedale Kamal Adwan e un centro per la dialisi. I dispositivi erano accompagnati da pannelli solari e da attività di formazione per tecnici e ingegneri incaricati della manutenzione.
Il progetto è particolarmente significativo perché non si è limitato a dichiarare solidarietà alla popolazione palestinese: ha cercato di rispondere a un bisogno essenziale attraverso interventi materiali, in collaborazione con soggetti palestinesi e con il coinvolgimento di autorità israeliane e palestinesi per ottenere i permessi necessari.
L’iniziativa ha anche messo in evidenza una contraddizione strutturale: mentre la tecnologia può rendere disponibili fonti locali di acqua potabile, l’accesso alle apparecchiature, ai materiali e alle infrastrutture resta condizionato da ostacoli burocratici e di sicurezza. La cooperazione può alleviare le conseguenze della crisi, ma non può da sola risolvere le condizioni politiche che la alimentano.
Fonte: Arava Institute, Arava e Damour portano acqua potabile a Gaza.


Ottobre 2023: la guerra e la scelta di non interrompere i rapporti con i partner palestinesi


Gli attacchi del 7 ottobre 2023 e la successiva offensiva militare israeliana a Gaza hanno rappresentato una cesura profonda anche per le attività dell’istituto. La guerra ha compromesso le condizioni di sicurezza, interrotto numerosi progetti e reso più difficile il lavoro con i partner palestinesi.
In questo contesto, Arava ha cercato di mantenere aperti i canali di comunicazione e le relazioni costruite negli anni precedenti. Nell’ottobre 2023, il responsabile David Lehrer ha raccontato pubblicamente il dolore per le vittime israeliane e, contemporaneamente, per gli amici e i colleghi palestinesi di Gaza. Ha ribadito il proprio impegno per porre fine all’occupazione e costruire fiducia tra israeliani e palestinesi.
In un’intervista pubblicata dalla rivista Atmos il 24 ottobre 2023, un rappresentante dell’istituto ha spiegato che, nelle prime fasi della guerra, la priorità era garantire la sicurezza dei partner palestinesi e mantenere i contatti quotidiani, mentre i progetti di ricerca sul campo erano stati sospesi.
Questa scelta è coerente con la filosofia che aveva motivato il Premio Langer: il dialogo non è un esercizio astratto, ma una relazione che deve resistere proprio quando la violenza rende più difficile riconoscere l’umanità dell’altro. Tuttavia, la guerra ha anche mostrato i limiti della cooperazione: la fiducia costruita negli anni non può sostituire la sicurezza fisica, l’accesso agli aiuti o la necessità di decisioni politiche.
La posizione di Arava in questa fase non consisteva nel presentare israeliani e palestinesi come soggetti dotati di identiche responsabilità o di uguale potere, ma nel mantenere una relazione con le comunità palestinesi in un momento in cui la loro sopravvivenza e le infrastrutture essenziali erano gravemente minacciate.
Fonti: Arava Institute, rassegna stampa.


2024: «Jumpstarting Hope in Gaza», dall’emergenza alla ricostruzione
Nel giugno 2024 Arava e Damour hanno lanciato Jumpstarting Hope in Gaza, un’iniziativa destinata ad affrontare i bisogni urgenti della popolazione palestinese attraverso soluzioni decentralizzate per l’acqua, i servizi igienico-sanitari, l’energia e l’abitazione.
L’obiettivo era intervenire durante la fase di emergenza e nel periodo precedente a una ricostruzione su larga scala, senza attendere che tutte le condizioni politiche fossero risolte. Il progetto si basa sull’uso di tecnologie relativamente autonome dalle reti centralizzate, come impianti solari, sistemi locali di approvvigionamento idrico e strutture igienico-sanitarie adattabili alle condizioni dei campi per sfollati.
La collaborazione tra l’istituto israeliano e l’organizzazione palestinese costituisce un elemento centrale del progetto. Damour porta conoscenza del territorio e rapporti con le comunità locali, mentre Arava contribuisce con competenze scientifiche, reti di finanziamento e capacità di coordinamento. Il lavoro comune mira a rendere possibili interventi che rispondano ai bisogni immediati senza perdere di vista la sostenibilità nel lungo periodo.
Il progetto assume un significato politico anche perché considera la popolazione palestinese non soltanto come destinataria di assistenza, ma come protagonista delle soluzioni da realizzare. La ricostruzione non dovrebbe limitarsi a ripristinare infrastrutture distrutte, ma dovrebbe creare condizioni per una maggiore autonomia delle comunità, un accesso più sicuro alle risorse e una gestione trasparente degli interventi.
Nel corso del 2024, Arava ha inoltre partecipato al dibattito sull’impatto ambientale e umanitario della guerra, evidenziando come la distruzione di reti idriche ed energetiche, il collasso dei servizi igienici e il deterioramento degli ecosistemi producano conseguenze che si estendono oltre l’emergenza militare. L’ambiente diventa così una dimensione essenziale della protezione dei civili e del diritto a condizioni di vita dignitose.
Fonti: Arava Institute, Jumpstarting Hope in Gaza e rassegna stampa dell’istituto.


2025: la denuncia della fame a Gaza e della militarizzazione dell’occupazione
Nel 2025 l’impegno di Arava ha assunto una dimensione pubblica più esplicita sul piano umanitario e politico. Due dichiarazioni, in particolare, sono significative per comprendere il suo rapporto con la questione palestinese.
Il 19 giugno 2025, in una dichiarazione sulla guerra nella regione, l’istituto ha affermato che le violenze in corso a Gaza, in Palestina e in Israele sono in contrasto con i valori della dignità umana, della costruzione della pace ambientale e del dialogo. Il testo ha richiamato esplicitamente la sofferenza dei civili a Gaza, la prigionia degli ostaggi israeliani, la crescente militarizzazione dell’occupazione in Cisgiordania e i bombardamenti contro popolazioni civili in Israele e Iran.
Il riferimento alla militarizzazione dell’occupazione è importante: Arava non ha circoscritto il proprio intervento alla generica richiesta di pace, ma ha indicato una condizione politica specifica che contribuisce al deterioramento delle relazioni e alla violenza. La dichiarazione non sviluppa una denuncia complessiva di tutte le politiche israeliane, ma riconosce esplicitamente che l’occupazione e la guerra sono incompatibili con una pace duratura.
Il 4 agosto 2025, Arava e Damour hanno pubblicato una dichiarazione congiunta dal titolo inequivocabile: «Withholding food in the face of starvation is indefensible» — negare il cibo di fronte alla fame è indifendibile.
I due soggetti si sono presentati come un’organizzazione palestinese e un’organizzazione israeliana che lavorano insieme in una coalizione per Gaza. Hanno chiesto alle organizzazioni internazionali, alle Nazioni Unite, al governo israeliano e ai governi regionali di garantire un flusso continuo e senza ostacoli di cibo e aiuti umanitari nella Striscia. Hanno inoltre sottolineato che l’assistenza deve comprendere acqua pulita, sistemi alimentari sostenibili, energia rinnovabile e ripristino degli ecosistemi.
Questa dichiarazione rappresenta uno dei passaggi più netti dell’impegno pubblico di Arava: l’accesso agli aiuti non viene presentato come una concessione politica, ma come una necessità umanitaria urgente. Il testo attribuisce responsabilità operative ai governi e alla comunità internazionale, chiedendo che gli ostacoli all’ingresso degli aiuti vengano rimossi.


Il 2025 ha visto anche la pubblicazione del rapporto Shared Environments, Shared Futures, dedicato alle conseguenze ambientali e umanitarie della guerra e alle possibilità di ripresa di Gaza. Il documento esamina i danni all’acqua, all’energia, alla salute, alla sicurezza alimentare e agli ecosistemi, integrando queste dimensioni con il problema degli sfollamenti.
Il rapporto critica l’inadeguatezza dei sistemi di distribuzione degli aiuti e propone una strategia di ripresa basata su soluzioni decentralizzate, ricostruzione ecologica, trasparenza dei finanziamenti e controllo indipendente. Soprattutto, sottolinea che un futuro sostenibile per Gaza richiede la partecipazione e la titolarità delle comunità palestinesi nei processi decisionali.
Il documento rappresenta un’evoluzione importante rispetto alla cooperazione ambientale tradizionale: non si tratta più soltanto di trovare soluzioni tecniche a problemi condivisi, ma di intervenire in una situazione di devastazione umanitaria, riconoscendo il ruolo delle comunità palestinesi nella definizione del proprio futuro.
Fonti:
Dichiarazione Arava del 19 giugno 2025
Dichiarazione congiunta Arava–Damour del 4 agosto 2025
Shared Environments, Shared Futures, settembre 2025.


2026: continuità della cooperazione e riconoscimento istituzionale
Nel 2026 Arava ha continuato a presentare la diplomazia ambientale come uno strumento per affrontare le conseguenze del conflitto e costruire forme di cooperazione regionale. L’attività educativa resta una componente importante del suo lavoro: l’istituto continua a promuovere programmi in cui studenti israeliani, palestinesi, giordani e internazionali affrontano insieme problemi ambientali e sociali, cercando di mantenere aperti spazi di confronto anche in una fase di forte polarizzazione.
Nel gennaio 2026 l’istituto ha ricevuto il Distinguished Organization Award della Society for International Development Israel, in collaborazione con il Ministero degli Esteri israeliano. Il riconoscimento ha valorizzato il suo lavoro sullo sviluppo sostenibile, sulla cooperazione transfrontaliera e sulle iniziative umanitarie a Gaza.
Questo riconoscimento mostra che Arava continua a intrattenere rapporti con istituzioni israeliane. È un dato da considerare nella valutazione del suo profilo politico, ma non dimostra di per sé che l’istituto sia controllato dal governo o che le sue dichiarazioni siano determinate da esso. Allo stesso tempo, la collaborazione con Damour e le richieste pubbliche di accesso agli aiuti mostrano che tali rapporti non impediscono ad Arava di formulare critiche e richieste che riguardano direttamente le responsabilità del governo israeliano.
Nel gennaio 2026, la rassegna stampa dell’istituto ha inoltre ripreso riflessioni sulla difficoltà di mantenere attiva una nuova generazione di costruttori di pace israeliani e palestinesi. Un’indagine condotta da Arava all’inizio del 2024 aveva rilevato che il 58% degli intervistati era ancora disposto a impegnarsi in attività di costruzione della pace, sebbene con maggiore cautela e con la richiesta che il dialogo riconoscesse i traumi e i bisogni immediati delle persone coinvolte.
Il dato suggerisce che la cooperazione non può basarsi su un invito astratto a superare le divisioni: deve fare i conti con le esperienze di violenza, perdita, paura e disuguaglianza vissute dalle diverse comunità. La costruzione della fiducia richiede quindi non soltanto incontri, ma anche la capacità di riconoscere le condizioni materiali e politiche che rendono difficile il dialogo.
Fonti: Arava Institute, premio SID 2026 e rassegna stampa dell’istituto.

 

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