Fondazione Alexander Langer Stiftung ETS
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11 dicembre 2025

Opere su Alexander Langer, Ritratti e dediche

Tracce di “radici” fiorentine in Alexander Langer

di Salvatore Saltarelli

 

Giovedì 6 luglio 1995, tre giorni dopo la morte di Alexander Langer, alla Badia Fiesolana, monsignor Angelo Chiaroni, nella sua omelia al funerale, ripercorse con estrema delicatezza la vita di Alex, ne descrisse le molteplici relazioni e le solide radici del suo impegno politico.

Padre Chiaroni conosceva molto bene Alex. Era stato assistente ecclesiastico della FUCI al tempo in cui Langer la frequentava durante il suo periodo universitario fiorentino, era stato parroco della chiesa della Madonna della Tosse nel rione San Gallo, dal 1954 al 2000. La parrocchia era particolarmente cara a Giorgio La Pira: padre Angelo Chiaroni e Giorgio La Pira sono state due figure particolarmente significative nel panorama fiorentino e nella formazione di molti giovani di quel periodo.

“Le sue radici, sostiene padre Chiaroni parlando di Langer, affondano anche qui, negli anni in cui matura il dialogo tra cattolici e marxisti e in cui Alex scopre l’anima popolare della sinistra italiana”. (1)

Ma di quali radici parla padre Chiaroni?

E’ lo stesso Langer che, nel testo autobiografico del 1986, per la rubrica Minima personalia della rivista Belfagor, descrive il periodo fiorentino e ne elenca, anche con minuzia di particolari – come nel caso della visita a Don Milani, priore di Barbiana- i suoi incontri particolarmente significativi. Dirà Langer:

“Senza molta convinzione mi iscrivo a giurisprudenza. Con molta convinzione vado a studiare a Firenze. Ci resto intensamente dal 1964 al 1967. Meno intensamente ci starò anche nel 1968. Non me ne pentirò mai. Sono gli anni del dialogo tra cattolici e marxisti. Vengo a conoscere la variegata sinistra italiana. Scopro in particolare la sua componente popolare. Incontro Giorgio La Pira, mio professore; Ernesto Balducci, che ogni settimana tiene una lezione sul Concilio, al cenacolo. Entro in contatto con il Ponte di Enriques Agnoletti (pubblicherà nel 1967 un mio lungo articolo sul Sudtirolo), con Testimonianze (che anche mi invita a scrivere), con Politica (idem). Conosco Giorgio Spini, Paolo Frezza, Enzo Mazzi, Paolo Barile con cui mi laureo), tanti altri. Imparo ad apprezzare i pregi della democrazia italiana. Vedo i comunisti da vicino, seguo le vicende del dissenso cattolico, vado ai dibattiti, faccio amicizie. L’incontro più profondo è con Don Milani e la sua scuola di Barbiana per la quale, insieme ad una vecchia ebrea austro-boema, Marianne Andre, tradurrò in tedesco Lettera ad una professoressa (pubblicata nel 1970). Come farò a non diventare “maestro” anch’io?” (2)

La scelta universitaria fiorentina era già nelle corde famigliari: il padre di Alex, Artur, di origine ebraiche, a seguito dell’entrata in vigore delle leggi razziali, aveva perso nel 1938 il lavoro come primario dell’ospedale di Vipiteno. Insieme al fratello Erwin era fuggito prima a Malcesine, in Val di Sogno e, successivamente, a seguito dell’inasprimento delle persecuzioni naziste e con l’aiuto del magistrato toscano Giovanni Bigazzi e dell’avvocato trentino Domenico Boni, aveva trovato rifugio a Figline Valdarno. Il 3 marzo 1944 era riuscito a varcare il confine elvetico dove era rimasto sino alla fine della guerra. Tornato a Vipiteno si era sposato, nel 1945, con Elisabeth Kofler conosciuta dieci anni prima. Il primogenito Alexander era nato a Vipiteno il 22 febbraio 1946. Elisabeth Kofler, di professione farmacista, si era rifiutata, nel 1939, di “optare”. La maggior parte della popolazione di lingua tedesca aveva optato nella speranza di ottenere la cittadinanza tedesca e di trasferirsi nel terzo Reich. Nel 1981 aveva poi aderito alla campagna contro le gabbie etniche”, campagna sostenuta e promossa anche dal figlio Alex. Aveva, conseguentemente, rifiutato di dichiararsi al censimento etnico.

Tornando all’omelia funebre, monsignor Chiaroni descrive le radici fiorentine dell’impegno politico e sociale di Alexander Langer: “gli incontri che la vita dona”, così ne parla lo stesso Alex in riferimento al suo periodo fiorentino. A ben vedere si tratta di relazioni che hanno efficacemente plasmato e costruito lo sviluppo delle sue successive scelte, arricchito la sua singolare personalità e influenzato significativamente la costruzione di quei valori, norme e comportamenti che hanno caratterizzato profondamente buona parte della sua vita. Alcuni spunti erano già presenti nelle sue riflessioni giovanili, quasi fossero delle gemme in attesa di “germogliare” - per usare il gergo di padre Ernesto Balducci. Ma è nel terreno post-conciliare fiorentino, e soprattutto nell’ambito del dissenso cattolico, che le intuizioni giovanili si svilupperanno compiutamente e troveranno modelli dai quali partire.

Le “radici fiorentine”, dalle relazioni che Alex ha intrattenuto con le persone che in quel periodo ha incontrato, le tracce in buona parte ricollegabili all’esperienza fiorentina sono molteplici, ma appaiono particolarmente significative ed evidenti le seguenti:

1. ruolo della carità nella politica;

2. laicismo: sintesi tra pensiero ed azione come elemento fondante della ricerca della verità;

3. dissobedienza: rilevanza educativa della dimensione politica e culturale.

 

1. Ruolo della carità nella politica

In uno scritto giovanile del novembre 1961, all’età di 15 anni, studente del Liceo Classico dei Francescani di Bolzano, per il giornalino dell’istituto “Offenes Wort/Parola Aperta”, Langer scriveva:

“ Vorremmo esistere per tutti, essere d’aiuto a tutti ed entrare in contatto con tutti. Il nostro aiuto è aperto a tutti, così come per tutti vale la nostra preghiera. Venite a noi, e vi aiuteremo con tutte le nostre forze.

Avete per caso difficoltà a scuola e i vostri genitori non possono permettersi di pagarvi le lezioni private? Rivolgetevi a noi con fiducia, e vi aiuteremo.

Avete problemi coi professori? Siamo pronti a mediare tra voi e loro. E per qualsiasi altra esigenza, venite e saremo a vostra disposizione.

Che cosa ci spinge a fare tutto ciò? L’amore per il prossimo

Dobbiamo prendere sul serio la tanto declamata carità cristiana, senza mezze misure. […]

Ecco perché ripetiamo: venite a noi, con fiducia, portandovi appresso tutti i vostri problemi, quali essi siano.

Caritas Christi urget nos!

Non vogliamo trascurare il cammino della nostra santificazione personale, ma se vogliamo essere migliori e più perfetti, ci serve prima di tutto l’amore. […]

Dobbiamo portare il vangelo vivente nel mondo, nel nostro contesto quotidiano, nelle nostre case come nella nostra scuola e nelle nostre aule, ovunque!” (3)

In questa lunga citazione troviamo buona parte di quelle componenti che caratterizzeranno la sua vita futura. Mi riferisco alla carità: “l’amore per il prossimo”, ovvero, come egli sostiene “dobbiamo prendere sul serio la tanto declamata carità cristiana, senza mezze misure” ed in ultima istanza “Caritas Christi urget nos!”.

La carità, nella teologia cattolica, è una delle tre virtù teologali, con la fede e la speranza, e, come scriveva Paolo di Tarso nel suo inno all’amore nella prima lettera ai Corinzi, è la più importante (Corinzi 1,13): è, in buona sostanza, amore disinteressato e incondizionato nei confronti del prossimo e di Dio. Ma la carità cristiana, in questo contesto, assume un altro significativo aspetto: “Insegnami la dolcezza, ispirandomi la carità”, scriveva Aurelio Agostino d’Ippona che, con questa preghiera rivolta a Dio, connetteva in modo imprescindibile la dolcezza alla carità. È sicuramente in questa connessione tra dolcezza e carità che si situa quella “sensibilità particolare” che contraddistingueva Langer, sensibilità ampiamente descritta in numerose interviste dei suoi amici.

Nel giovane Langer si trova già ampiamente delineata la rilevanza posta al dialogo, il linguaggio della relazione, un’altra delle sue costanti:

“vorremmo entrare in contatto con tutti”, “venite a noi e vi aiuteremo con tutte le nostre forze”, “Noi” vogliamo essere giovani credenti”. (4)

Il dialogo presuppone la fede nell’altro e la necessità di imboccare la strada dell’abbandono dell’“io” in favore della costruzione del “noi”. Nel caso di Alex quindicenne, è la costruzione di un “noi credenti” nella parola del Signore. Attraverso il dialogo si può “portare il vangelo vivente nel mondo”.

Questa vocazione religiosa giovanile, che voleva concretizzarsi nel desiderio, ostacolato dal padre, di farsi francescano, trova nell’incontro con Giorgio La Pira, suo professore ed amico, una particolare realizzazione etica e politica. Il concetto di carità, intesa come amore per il prossimo, già centrale nel pensiero e nelle azioni giovanili di Alex, incontra a Firenze, con Giorgio La Pira, un suo “singolare” impiego: la carità nell’impegno politico, ingrediente principe per la costruzione di un mondo migliore. Il Sindaco Santo, modello di politico cristiano che si è particolarmente speso, a più livelli, per lo sviluppo della pace nel mondo e per la salvaguardia del bene comune, è stato sicuramente un esempio concreto. Esempio concreto di come sia possibile piantare la carità in politica. La Pira, terziario dei domenicani con il nome di Frà Raimondo e, grazie ad una speciale e singolare dispensa, anche terziario francescano, deciderà di impegnarsi in politica: scelta piuttosto sofferta data la sua natura profondamente votata al misticismo, esclusivamente per vocazione religiosa. Una specie di chiamata, come lui la descriveva, che doveva essere indirizzata a modificare le profonde storture e le numerose patologie del sistema economico:

“Non posso essere indifferente […] che i miei fratelli siano costretti a vivere in un regime economico che contraddice la loro natura di uomini. O se i miei fratelli sono costretti a vivere in un regime giuridico e politico che viola i loro fondamentali diritti.

Se facessi così, non negherei quella paternità divina e quella fraternità umana che confesso con le labbra?

[…] Devo intervenire perché la fraternità, alla quale io credo, sia trascritta nelle istituzioni sociali, diventi fraternità di fatto.

La nuova politica esige una generale e profonda revisione e trasformazione dei concetti, dei fini e dei metodi della teoria politica e dell’azione politica. Esige, in particolare, l’abbandono della metodologia teorica e pratica del machiavellismo (ordinato alla divisione e alla guerra) e l’assunzione della sola metodologia teorica e pratica capace di edificare, nella unità e nella pace, una società nuova, proporzionata a questa nostra epoca”. (5)

Nell’ambito del rinnovato credo religioso e politico costituiranno motivo di scalpore e stupore, nell’Italia del dopoguerra, ma soprattutto nei giovani post conciliari, alcune iniziative che La Pira prenderà sia nel campo dell’amministrazione della città di Firenze, sia nel campo diplomatico dove tutta la sua azione verrà indirizzata a favore del disarmo e della pace. Loris Francesco Capovilla, segretario particolare di papa Roncalli, ci fa notare come le attività di Langer evochino in modo significativo quelle di La Pira:

“Alexander Langer, “costruttore di ponti”, - dice mons. Capovilla - ci richiama la figura e l’opera del suo professore e poi amico Giorgio La Pira”. (6)

La Pira, come detto poc’anzi, aveva di fatto deciso di piantare la carità nella politica e aveva dimostrato, attraverso le sue azioni e le numerose opere, che tutto questo era significativamente possibile. Langer, rimase fortemente ancorato a questo modo di fare politica per tutta la sua vita: sia nel periodo della contestazione post-conciliare, sia nel periodo della contestazione studentesca, sia durante l’adesione a Lotta Continua che nel corso della promozione e militanza nel movimento Verde. Come non ricordare la foto in cui si vede Langer soccorrere l’agente Domenico Arboletti, ferito il 2 febbraio 1977 a Roma in una sparatoria durante una manifestazione in piazza Indipendenza, mentre tutti i manifestanti scappavano?

Alex viveva i suoi ideali con profonda coerenza, quello che predicava corrispondeva a quello che era:

“è rimasto cristiano tutta la vita – dice Valeria Malcontenti, moglie di Langer – e anche il suo impegno politico era come un impegno religioso. Lui è rimasto sempre di fondo religioso e se non riusciva a fare una cosa lo sentiva come una colpa”. (7)

Queste sono alcune delle testimonianze recuperate da interviste e ricordi dei numerosi amici di Alex:

“Viveva il Vangelo, e lo metteva in pratica ogni giorno nella sua quotidianità”, “nell’Altro vedeva la presenza di Cristo”, “è stato il più impolitico dei politici di professione, quasi un francescano. (8)

Esiste, tuttavia, una singolarità nell’impegno politico di Alex, singolarità che lo distingue dagli altri che come lui hanno coltivato e piantato la carità nel loro modo di fare politica. Per Langer la politica è sì essere al servizio della polis, ma la sua polis non è circoscritta alla comunità degli umani: comprende le piante, gli animali, tutti gli ecosistemi, tutto il vivente e lui, Langer, come ricorda Grazia Francescato, “era al servizio di tutte queste polis”. (9)

Questa unicità e singolarità del suo pensiero nel panorama politico del post ‘68, è chiaramente delineato nei suoi due fondamentali scritti, il Tentativo di decalogo della convivenza etnica e i successivi Colloqui di Dobbiaco – 1994 (La conversione ecologica potrà affermarsi soltanto se apparirà socialmente desiderabile). (10)  Nel Decalogo Alex introduce e tratta della convivenza tra di noi, quindi tra culture, lingue, tradizioni; nei colloqui di Dobbiaco – 1994 il soggetto è la convivenza tra noi e la natura.

 

2. Laicismo: sintesi tra pensiero ed azione come elemento fondante della ricerca della verità

L’incontro con la rivista Il Ponte e con Enzo Enriques Agnoletti, che ne fu direttore dal 1957 al 1986, costituisce un’altra pietra miliare, un’altra di quelle “radici fiorentine” derivate dagli “incontri che la vita dona”: Alex, grazie alla ricchezza politica di Agnoletti e della rivista Il Ponte, inizia a rapportarsi con il mondo della cultura laica ed in particolare con quella “azionista”. Il Ponte, rivista di politica economica fondata nel 1945 da Pietro Calamandrei, rappresenta un momento importante del progressivo allontanamento dall’idealismo crociano e costituirà uno degli ambiti privilegiati nel quale si svilupperà il Partito d’Azione. E’ lo stesso Calamandrei che, nel primo numero, dove fra gli altri troveranno le firme Enriques Agnoletti e Corrado Tumiatti, traccia le linee fondamentali della rivista:

“...dopo un periodo di profonda crisi..che ha portato a far considerare le attività spirituali in una scissione sempre più profonda tra l’intelletto e il sentimento, tra dovere e utilità, tra il pensiero e l’azione tra le parole e i fatti”. (11)

Calamandrei, in buona sostanza, dichiara il progressivo allontanamento e superamento dell’idealismo e dello spiritualismo di Benedetto Croce a favore dell’unità dell’attività umana, di ispirazione mazziniana, che prendeva corpo anche nel partito di cui era esponente: il Partito d’Azione. E’ in questo ambito ideologico che probabilmente va ricercata quella tradizione risorgimentale che Goffredo Fofi intravede nell’impegno politico di Alexander Langer: Fofi la ricollega alla tradizione politica mazziniana che, proprio nella sintesi tra pensiero ed azione, vede l’elemento fondante della ricerca della verità: il pensiero, d’altronde, senza l’azione è un’idea; l’azione senza pensiero è un nulla assoluto e in esso si perde. Questa esigenza di considerare l’attività umana come unitaria, fondata sulla coerente armonia del pensiero e dell’azione, era peraltro già presente nell’articolo scritto per il giornalino “Offenes Wort/ Parola Aperta” dove Alex scrive:

“Noi vogliamo essere giovani credenti nel senso pieno del termine, tanto nelle azioni quanto nel pensiero”. (12)

Nella rivista Il Ponte, grazie alla ricchezza intellettuale dei suoi collaboratori, Langer troverà altre fonti di ispirazione. Parliamo qui in particolare dell’esperienza del socialismo rinnovato, il cosiddetto “liberalsocialismo” - il terribile mostro “ircocervo” secondo la definizione datane da Benedetto Croce - sostenuto da Aldo Capitini, Walter Binni, Guido Calogero, Carlo Ludovico Ragghianti.

Ma ricordiamo anche che Calamandrei, Agnoletti e Tumiatti, il 27 gennaio 1945 a Firenze, fondano l’Associazione Federalisti Europei/AFE riprendendo il pensiero autonomista di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e del valdese Mario Alberto Rollier. Alexander Langer diverrà un convinto sostenitore del federalismo europeo, visto come unico modo capace di includere la convivenza delle minoranze e delle diverse culture, in grado di superare i nazionalismi e promuovere la pace. Di questo ambiente liberalsocialista faceva parte anche Aldo Capitini: è logico chiedersi, ed in più di una occasione ce lo siamo chiesto, quale rapporto esistesse tra Alexander Langer e Aldo Capitini. Ad oggi non abbiamo trovato documenti o testimonianze che indichino un rapporto tra di loro, anche se, ci ricorda Mao Valpiana, Alex, già nel ‘68, aveva conosciuto il Movimento Nonviolento di Aldo Capitini e Pietro Pinna, aveva partecipato a Bolzano ad una manifestazione antimilitarista – per la quale era stato denunciato – e, dal 1982, aveva iniziato la sua collaborazione col Movimento Nonviolento e con la rivista Azione Nonviolenta. Tuttavia è innegabile che in Langer siano facilmente rintracciabili alcuni capisaldi del pensiero di Capitini, nello specifico:

- la forza dei piccoli gruppi: dove c’era da incontrare gruppi e nuove persone sia Alex che Capitini erano sempre presenti;

- l’apertura: costituisce un’altra idea centrale della filosofia di Capitini: Educazione aperta, Religione aperta sono alcuni dei titoli dei lavori del fondatore del movimento nonviolento. Offenes Wort/Parola Aperta è la prima rivista in cui scrive Langer;

- l’azione, altro elemento che li accomuna, che, fra le altre cose, contraddistingue le forme della nonviolenza da quelle del pacifismo: Alex, nonostante abbia significativamente rinnovato la teoria e la prassi nonviolenta non si è mai definito “nonviolento”; allo stesso modo non si è mai definito “pacifista” ma preferiva chiamarsi “facitore di paci”;

- l’idea capitiniana del “Potere di tutti”, ha preso corpo nell’opera di Alex che, come scrive Mao Valpiana, “è riuscito ad applicare la nonviolenza in alcuni degli ambiti più difficili per farlo: la politica e le istituzioni”. (13)

Tornando al tema delle “radici fiorentine”, un’altro incontro significativo per Alex Langer è stato quello con Enzo Enriques Agnoletti: vice sindaco nella prima giunta guidata da Giorgio La Pira, dal 1961 al 1964, la prima giunta di centrosinistra, figura singolare del socialismo italiano. Agnoletti si schierò contro l’intervento americano in Vietnam, fu membro del 1° e 2° Tribunale Russel, il Tribunale internazionale contro i crimini di guerra. E qui ricordiamo la risoluzione presentata da Langer al Parlamento Europeo nel 1994 per la costituzione del Tribunale penale internazionale per icrimini di guerra e contro l’umanità. Langer dedicò il proprio impegno alla causa internazionalista e terzomondista (Palestina, Iran, Eritrea, Nicaragua) e alla lotta al disarmo. Infine, sempre per quanto riguarda la rivista fiorentina Il Ponte, Langer userà lo stesso nome quando fonderà nel 1967, con altri intellettuali sudtirolesi, la rivista mensile Die Brücke/Il Ponte che verrà pubblicata fino al 1969.

 

3. Disobbedienza: rilevanza educativa della dimensione politica e culturale

La dimensione educativa di Alexander Langer è strettamente collegata al concetto di “cultura”:

“cultura – scrive Langer - è in ultima analisi capacità autonoma di valutare, comprensione del sé e del presente, senso delle cose e della storia, creatività umana, coraggio delle proprie idee e accettazione dei propri limiti […] a ciascuno dovrà essere data la possibilità di “fare” cultura, e non di “essere riempito” di cultura” (14)

Lungi dall’essere lo statico patrimonio contenitore delle conoscenze, in Langer la cultura è di fatto un fattore imprescindibile per l’attuazione dell’esistenza autenticamente umana nonché elemento base, in quanto fondante, per la piena attuazione della democrazia e delle responsabilità individuali. Marco Boato, intervistato da Veronica Riccardi, fa presente che la dimensione politica e culturale di Langer è quasi riassumibile nella “dimensione di un grande educatore”, un grande educatore capace di comunicare contemporaneamente ai grandi gruppi e al cuore dei singoli individui, capace di educere, ovvero di estrarre, tirare fuori e quindi di liberare gli individui. Nella dimensione educativa si concretizzano le sue capacità straordinarie di incontro e di dialogo che si esprimeranno sia nella scuola, dove ha insegnato in due distinti periodi – dal 1969 al 1972 presso il Liceo Classico in lingua tedesca di Bolzano e dal 1975 al 1978 presso il XXIII Liceo Scientifico Statale di Roma- e sia nell’esperienza politica e culturale. (15)

L’incontro con le figure del dissenso cattolico fiorentino saranno fondamentali per rafforzare il suo credo pedagogico. In particolare gli incontri con don Lorenzo Milani, il priore di Barbiana, con don Enzo Mazzi, parroco della comunità dell’Isolotto e con lo scolopo padre Ernesto Balducci direttore della rivista Testimonianze. La disobbedienza, per questi religiosi impegnati, è strettamente legata alla vita religiosa e si presenta fondamentalmente come testimonianza di fede:

“Il dissenso – scrive Enzo Mazzi – è come l’anima della vita, della storia e non ultimo della fede. Senza dissenso c’è sudditanza, servilismo, dipendenza, idolatria. Senza possibilità di esprimere dissenso c’è regime, autoritarismo, dominazione”. (16)

E lo stesso Balducci, intervistato da Mario Pancera, che, all’insidiosa domanda se il popolo può esimersi dall’obbedire alla gerarchia ecclesiastica, dice:

“L’obbedienza è diventata uno strumento per l’alienazione della coscienza. E una volta alienata la coscienza, l’uomo è in stato totale di soggezione al potere. Il Vangelo invece annuncia la liberazione dell’uomo… Annunciare il Vangelo senza annunciare la liberazione dallo stato di dipendenza significa usare il Vangelo come oppio dei popoli”. (17)

Il rapporto con padre Balducci fu essenzialmente un rapporto di amicizia e di collaborazione: basato fondamentalmente sulla comune militanza nel cattolicesimo di base, nella condivisione della nonviolenza, sull’ecologismo e nella costante ricerca alternativa al nazionalismo e alle sue logiche: si tratta di un rapporto databile sin dagli anni ‘70 che meriterebbe approfondimenti e analisi più particolareggiate che sinora non risulta siano state realizzate. E’ interessante rilevare come nelle riflessioni di Balducci sull’“Altro”, espresse in alcune conferenze, vi siano significative correlazioni con il Decalogo formulato da Langer, soprattutto laddove Balducci sollecita a “progettare uno scambio permanente con l’alterità” che sia capace di superare la benevola integrazione o la sopportata tolleranza: come non pensare al tenace lavoro realizzato da Langer per la costruzione di alternative politiche credibili – si vedano, a questo proposito, la costituzione di Nuova sinistra/Neue Linke, L’altro Sudtirolo e le Liste Verdi - a fronte delle esortazioni di Balducci a costruire “un’organizzazione politica della speranza, senza la quale le aspirazioni fioriscono e si seccano”.

A riguardo della dimensione educativa e della sua rilevanza politica e culturale, Fabio Levi, nella biografia di Langer, scrive:

“Di padre Balducci, Langer apprezzò soprattutto la disponibilità a mettere in questione, di fronte ai più giovani di lui, il proprio ruolo di educatore”. (18)

Le interviste realizzate da Veronica Riccardi sul periodo dell’insegnamento scolastico romano di Langer descrivono chiaramente come per docenti e studenti Alex fosse un punto di riferimento: gli studenti, in particolare, lo ricordano per l’incoraggiamento ed il sostegno, per gli incontri realizzati al di fuori dell’orario scolastico per cui arrivava persino a riceverli a casa sua. E arriviamo all’incontro con don Milani. Di don Milani, Alexander Langer in collaborazione a Marianne Andre, un’anziana ebrea austro-boema, tradusse in tedesco “Lettera ad una professoressa”, potente testo di denuncia dell’istruzione scolastica che replicava e amplificava le disuguaglianze economiche e sociali.

Langer resta particolarmente colpito dall’incontro con don Milani e ricorda, in particolare, l’incoraggiamento ad abbandonare l’università per dedicarsi completamente a ridurre le distanze fra ricchi e poveri; Langer disattenderà le esortazioni di don Milani, non abbandonerà l’Università ma, anzi, prenderà due lauree di cui una in Giurisprudenza e l’altra in Sociologia. Organizzerà, tuttavia, un doposcuola vicino a Scandicci tenuto in piedi con solo lavoro volontario e frequentato prevalentemente da figli di immigrati meridionali.

Nel corso della sua vita, ma soprattutto nell’ambito del suo impegno politico, Langer applicherà in pieno la massima di don Milani che “l’obbedienza non è più una virtù”: sulla questione, tuttavia, non ha riflettuto più di tanto, però la disobbedienza l’ha semplicemente praticata.

Nelle “Domande” trovate sul suo computer, oltre a quella più angosciante che rappresenta per molti aspetti la sintesi finale di una vita di disobbediente, Alex scrive:

“Tu che ormai fai “il militante” da oltre 25 anni e che hai attraversato le esperienze del pacifismo, dalla sinistra cristiana, del ‘68 (già “da grande”), dell’estremismo degli anni ‘70, del sindacato, della solidarietà con il Cile e con l’America Latina, col Portogallo, con la Palestina, della nuova sinistra, del localismo, del terzomondismo e dell’ecologia – da dove prendi le energie per “fare” ancora?”

E, tra le 22 “Domande” datate 4 marzo 1990, l’unica che di fatto non è una domanda è:

“potenzialità della disobbedienza civile...”. (19)

Nel maggio 1969 gli evidenti anacronismi della Chiesa cattolica sembrano chiudere un importante ciclo nel pensiero teologico-politico di Alex Langer. Lasciata Firenze, Langer tiene a Tübingen, in Germania, una relazione alla Paulus Gesellschaft, associazione cattolico-marxista, che viene in seguito pubblicata dalla rivista “Testimonianze” (n. 119 del 1969) con il titolo “Contro la falsa democratizzazione della chiesa”. L’analisi di Alex sul rinnovamento della chiesa, assolutamente necessaria per “avvicinarla alla sua missione di testimonianza e di profezia”, è di carattere prevalentemente sociologico: muove dal concetto di “istituzione” e, precisamente, di “istituzione totale” così come formulato da Erving Goffman e da Michel Foucault: ne descrive le regole di funzionamento e le modalità tramite le quali l’istituzione-chiesa prende decisioni fondamentali sulla vita degli individui. Nella chiesa, scrive Alex: “le strutture autoritarie e di potere, ormai cristallizzate in secolari incrostazioni, sono allarmanti”; le sue strutture sociali, ovvero l’organizzazione della collettività ecclesiastica, “si trova con due secoli di ritardo”; le recenti discussioni riguardano: “il dibattito sul celibato, la crociata contro il divorzio, il governo della chiesa e la regolamentazione della liturgia”. Dopo una serrata analisi critica l’articolo si conclude con l’auspicio di un “chiesa deistituzionalizzata” che, rispetto a quella attuale, sia più vicina al Vangelo. Langer intravede nella comunità dell’Isolotto il modello di chiesa conciliare:

“Teologia politica potrà dunque essere una funzione della comunità cristiana di base, non più istituzionale. Altrimenti si può essere sicuri che i potenti troveranno un’altra volta la strada per tappare la bocca con concordati e privilegi […]- mentre solo una chiesa diffusa e di base potrà essere il luogo di una critica e profezia liberatoria”. (20)

L’impostazione è criticata dalla Redazione della rivista Testimonianze in quanto, come riportato nella nota introduttiva all’articolo, è di tipo sociologico:

“noi – scrivono i redattori della rivista -preferiamo utilizzare un tipo di analisi più di tipo teologico che parta dalle scritture della chiesa e dalla dottrina conciliare”. (21)

Nel testo autobiografico del 1986, scritto per la rubrica Minima personalia della già citata rivista Belfagor, Langer, dopo aver elencato gli incontri del periodo fiorentino, conclude con una singolare domanda:

“Come farò a non diventare “maestro” anch’io?”

E’ certamente una domanda retorica che esprime, in poche parole, l’insegnamento derivato dagli “incontri che la vita dona”: il rifiuto per qualsiasi forma di insegnamento dogmatico, cattedratico ed autoritario; il tentativo di cercare differenti modalità di insegnare, sia dentro che fuori dalla scuola, attraverso un approccio basato essenzialmente sull’ascolto, sul dialogo e sulla condivisione delle esperienze; la sua era una “vocazione” educativa espressa sin dagli scritti giovanili che rifiuta l’idea della semplice trasmissione di contenuti per cercare di valorizzare le differenze e le pluralità assumendo pienamente il valore educativo del dialogo e della riflessione critica; in conclusione, Langer ha cercato un modo profondo e personale di insegnare, sia dentro che fuori dalla scuola.

Più complesso è ritrovare tracce valdesi nelle “radici fiorentine” di Langer. Valeria Malcontenti, intervistata da Chiara Rinaldi, ricorda: “c’era uno spirito ecumenico, avevamo rapporti intensi anche con i valdesi”.

Tullio Vinay, pastore e teologo della chiesa valdese fiorentina, anche se aveva da tempo lasciato il suo incarico di pastore, esercitava ancora un forte influsso sui giovani nell’ambito delle tematiche del disarmo, ambientalismo e diritti dei lavoratori: aveva fondato il centro ecumenico Agape - quando ancora non si parlava di ecumenismo, costituito la comunità siciliana di Riesi e fondato il MIR - Movimento Italiano della Riconciliazione. Langer, grazie alla collaborazione dei valdesi fiorentini, promosse a Bolzano (con Loretta Mussi, Christian Mayer, Trude e Lisl Saltuari, Ulrich Runggaldier ed Edi Rabini) il convegno “Coscienza cristiana e problema sudtirolese”, svolto alla Casa del giovane lavoratore dall’1 al 3 settembre 1967, a cui partecipano, fra gli altri, il pastore valdese Giorgio Girardet, mons. Josef Gelmi, Lidia Menapace, Albert Mayr-Nusser ed i professori fiorentini Umberto Segre e Giorgio Spini; Edi Rabini, suo particolare amico oltre che collaboratore, ricorda che insieme ad Alex e Valeria si trovarono l’11 settembre 1973, giorno del colpo di Stato in Cile, presso la comunità valdese di Torre Pelice.

All’omelia funebre del 6 luglio di padre Angelo Chiaroni alla Badia Fiesolana seguirà la cerimonia funebre del 7 luglio nella chiesa dei Francescani a Bolzano presieduta dal vescovo Wilhelm Egger. Sia la Badia Fiesolana che la chiesa dei Francescani di Bolzano erano gremite all’inverosimile di persone. Successivamente, il 10 luglio, in forma strettamente privata, nella piccola chiesetta di Telfes col parroco don Gottfried Gruber, si svolgerà l’ultima cerimonia funebre.

Padre Angelo Chiaroni, nella sua omelia dopo l’attento elenco descrittivo delle “radici fiorentine” di Alexander Langer, pone una domanda che tanti, nel corso di questi anni, si sono rivolti:

“può un forte senso religioso spingere al suicidio?”

Marco Boato, nel testo “Alexander Langer dieci anni dopo” sulla rivista Una città, mette in fila significativamente l’insieme degli scritti di Alex proprio nel tentativo di trovare delle risposte al “mistero insondabile del suo suicidio”.

Fra le sue carte inedite, come abbiamo precedentemente visto, Alex dopo aver sintetizzato le tappe essenziali della sua vita, Alex si chiede:

“da dove prendi le energie per “fare” ancora”?

La sintesi delle parole del commiato di Boato, costruita su un insieme di scritti di Alex noti ed anche ampiamente studiati - “Caro San Cristofaro”, “Addio Petra Kelly”, la “bozza-lettera di commiato dal parlamento europeo” del 1993 che Alex decise di non diffondere, il fax ricevuto da Eva Pattis (una sua ex allieva del Liceo Classico di Bolzano), “A proposito di Giona” e, infine, “Le elezioni di Bolzano: una voce dal pozzo” - dimostrano ampiamente come per i “portatori di speranza”, quale Alex è stato per tutta la vita, diventa insopportabile la profonda differenza tra “ciò che si proclama e ciò che si riesce a compiere”.

Grazia Francescato, intervistata da Chiara Rinaldi, alla domanda di padre Angelo Chiaroni “può un forte senso religioso spingere al suicidio?”, involontariamente sembra delinearne una possibile risposta:

“Alex mi mandava l’elenco delle sue spese e ti garantisco che la maggior parte delle sue spese erano opere di cura, assistenza, carità. Lui era un uomo di carità. Aveva fede, carità, gli è venuta meno la speranza. Lui le virtù teologali le aveva tutte e aveva anche quelle cardinali: prudenza, giustizia, fortezza, temperanza”. (22)

Anche nel suo gesto finale, del 3 luglio 1995 a Pian dei Giullari, emerge quello spirito profondamente religioso che aveva contraddistinto tutta la vita di Alexander Langer.

Ha lasciato un biglietto dove cita il Vangelo, Matteo 11-28, e vicino a lui era presente una Bibbia:

“I pesi mi sono davvero insopportabili, non ce la faccio più. Vi prego di perdonarmi tutti, anche per questa mia dipartita. Un grazie a coloro che mi hanno aiutato ad andare avanti. Non rimane da parte mia alcuna amarezza nei confronti di coloro che hanno aggravato i miei problemi “Venite a me Voi che siete stanchi e oberati”. Anche nell’accettare questo invito mi manca la forza. Così me ne vado più disperato che mai. Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto”

Pian dei Giullari-Firenze, 3 luglio 1995.

Anch’io, caro Alex, avrei preferito continuare in ciò che era giusto con te presente!

 

 

(1) Erasmo D’Angelis, “L’addio collettivo”, il manifesto, 06.07.1995

(2) Alexander Langer, “Gli incontri che la vita dona”, Una Città n° 43/1995 settembre

(3) Alexander Langer, Il viaggiatore leggero, Scritti 1961-1995 (a cura di: Edi Rabini e Adriano Sofri), Sellerio editore, Palermo, 2022, p. 29 e sgg, d’ora in poi citato solo come “Il Viaggiatore”.

(4) ibidem

(5) Giorgio La Pira, Opere della Madonnina del Grappa, Il Focolare, Firenze

(6) Marco Boato, A. Langer. Costruttore di Ponti, Morcelliana Scholé, 2015

(7) Chiara Rinaldi, Weitermachen. Fare ancora. Le parole di Alexander Langerper una pastorale rivolta ai giovani di oggi. Tesi per il conseguimento della licenza in Scienze Religiose. Studio teologico Accademico di Bressanone, Anno Accademico 2022-2023, p. 157

(8) ibidem

(9) ibidem

(10) Alexander Langer, Il viaggiatore, op. cit.

(11) Pietro Calamandrei, Il Ponte, 1945

(12) Alexander Langer, Il Viaggiatore, op. cit.

(13) Mao Valpiana, Fare la pace. Scritti su “Azione nonviolenta” 1984-1995, Cierre Edizioni, Verona, 2005, p. 8-9

(14) Alexander Langer, Il viaggiatore, op. cit., p. 41

(15) Veronica Riccardi, Costruire la cultura della convivenza. Langer educatore, Franco Angeli, Milano, 2016, p.104

(16) Enzo Mazzi, Ernesto Balducci e il dissenso creativo, manifestolibri, Roma, 2002, p. 20

(17) Mario Pancera, I nuovi preti, Sperling&Kupfer, Milano, 1977

(18) Fabio Levi, In viaggio con Alex. La vita e gli incontri di Alexander Langer (1946-1995), Feltrinelli, Milano, 2007

(19) Alexander Langer, Il viaggiatore, op. cit., p. 451

(20) Alexander Langer, Contro la falsa democratizzazione della chiesa, Fondazione Langer Stiftung, alexanderlanger.org

(21) ibidem

(22) Chiara Rinaldi, op. cit., p. 156

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