17 maggio 2026
Opere su Alexander Langer, Stili di vita, Politica Italia
Alexander Langer: la radicale specificità delle donne
di Grazia Barbiero
già consigliera provinciale e regionale, componente del Comitato scientifico della Fondazione A. Langer Stiftung
Di Alexander Langer sappiamo ora molto – a trent’anni dalla sua morte – del pensiero e della prassi culturale e politica.
I suoi testi sono conservati da poco nell’Archivio storico della Provincia autonoma di Bolzano. Sono stati raccolti e curati dalla “Fondazione Alexander Langer Stiftung” da Edi Rabini, fondatore e per decenni presidente della stessa Fondazione e dallo storico Giorgio Mezzalira.
Gli scritti di Alexander Langer danno voce alla relazione tra vita e politica, tra teoria e pratica. Le sue parole sono “battiti” che cercano un ritmo interiore.
Sono parole che non volano via, non sono impermanenti, rimangono.
Sconosciuto ai più, invece, è il suo pensiero specifico rispetto al genere femminile. E’ conosciuto un solo momento di frizione – netto e sofferto – con il femminismo bolzanino quando firma, insieme a 22 “verdi” toscani, il documento Ratzinger. Spiega – parole sue – che il documento era contro “la manipolazione genetica e per l’affermazione del primato dell’etica sulla scienza” sostenendo, tra le altre riflessioni, “la drammatica e spesso solitaria scelta di autodifesa che compie una donna quando sceglie di abortire”.
Scrive tutto questo a Rossana Rossanda sul quotidiano “Il Manifesto” il 7 maggio 1987.
Successivamente, la frattura con il Movimento femminista si ricompone e tutto fila liscio come prima.
Negli anni Settanta e Ottanta, le donne con le loro istanze di emancipazione e libertà, sono in grande fermento nel mondo, in Europa, nel nostro Paese e in Alto Adige/Suedtirol.
Sono centinaia le attiviste del Movimento femminista “Aleksandra Kollontaj” (1971), del consultorio Aied (1973) con Andreina Emeri in prima fila, le promotrici del consultorio meranese “Lilith” (inizio anni Ottanta). Particolarmente vivaci e determinate alzano la loro voce le studentesse dell’Hochschuelerschaft, le lavoratrici delle organizzazioni sindacali plurilingui della CGIL/AGB, della CISL/SGB, della UIL/SGK, le donne dell’Udi – Unione donne italiane – (che si era ufficialmente formata su base nazionale il primo ottobre del 1945, nata dalla Resistenza, dai gruppi di Difesa delle donne antifasciste di ogni provenienza a partire dal 1943) - soprattutto con Mirna Cappellini nella nostra terra. Si trovano ovunque, con i volantinaggi, le grandi manifestazioni di piazza, le riviste. Non ci sono solamente loro: le donne della sinistra culturale e politica, del nuovo ambientalismo, del cattolicesimo più avveduto e sensibile (le ACLI ad esempio) si palesano con tante iniziative nuove. Appartengono tutte al gruppo linguistico tedesco, italiano e ladino.
Alexander Langer in sintonia con le donne “in movimento” riteneva che fare interloquire le differenze, porsi in atteggiamento di reciprocità, scambiarsi tradizioni, parole, saperi, comportasse la progressiva costruzione di un potere nuovo nella politica, nell’esistenza sociale e in quella individuale. Riteneva che il profilarsi come soggetto storico delle donne significasse dare voce a luoghi oscuri e a zone d’ombra dell’esistenza individuale e collettiva. Scorgeva la ricerca della pienezza attraverso l’attenzione ai frammenti, agli scarti. L’autonomia del movimento delle donne - nelle sue varie articolazioni - voleva essere quindi l’opposto della separatezza.
Significava fare delle aspirazioni delle donne una materia ingombrante e trasversale che occupasse spazi, ponesse vincoli alla politica generale.
Erano parecchie le donne che partecipavano sia ai movimenti femministi e femminili, sia a quelli del nuovo ambientalismo “verde” per cercare di salvare “la civiltà futura” prima che fosse spazzata via da troppi irresponsabili “cittadini” e uomini di potere e appartenenti a poteri forti.
In questo contesto, Alexander Langer, scrive pagine che si configurano come un vero e proprio saggio: è la relazione accompagnatoria al disegno di legge presentato il 7 marzo 1988 che prevede l’istituzione (più di un anno prima del varo della legge provinciale) della “Commissione per le Pari Opportunità tra donne e uomini, per la valorizzazione della specificità delle donne e per l’individuazione di azioni positive”. Il titolo è già un manifesto lungimirante per quei tempi e attualissimo in una fase storica caratterizzata ancora da discriminazioni nei confronti delle donne (salari più bassi a parità di mansioni, maggiore ricorso al lavoro part-time, la cura dei familiari e della casa ancora e soprattutto nelle loro mani, i congedi parentali non ancora paritari tra uomo e donna).
Il testo è ancora sconosciuto, mai ripreso dagli organi di stampa, tranne l’eccezione della Neue Suedtiroler Tageszeitung. (Disegno di legge n.184/1988 - protocollo 2043). Il testo ha come primo firmatario Alexander Langer, come seconda firmataria Grazia Barbiero, terzo e quarto firmatario Arnold Tribus e Gaetano D’Ambrosio.
La relazione viene presentata al Senato della Repubblica il 6 giugno 2025 nel trentesimo anniversario della morte di Alexander Langer e pubblicata da David Tozzo (AVS) e Marco Boato (presidente nazionale garante di Europa Verde) nel libro che raccoglie i contributi di quella intensa giornata parlamentare e raccolti nel libro “A. Langer- DALLA TERRA ALLA LUNA” pubblicato dalle edizioni Mimesis nel marzo 2026.
L’8 maggio di quest’anno, la Fondazione Alexander Langer Stiftung - nella sala dell’Antico Municipio di Bolzano - ha presentato il testo, lo ha sottoposto a riflessioni di ricercatrici universitarie come Elisabeth Alber, responsabile anche del Comitato scientifico, di Alexandra Tomaselli (Eurac Research), di Christine Stufferin già presidente della Fondazione, della storica Alessandra Spada, responsabile dell’Archivio provinciale delle donne, di Ulriche Oberhammer e Nadia Mazzardis, presidente e vicepresidente dell’attuale Commissione provinciale Pari Opportunità, e di Grazia Barbiero. La sala era affollata.
Sono stati evidenziati ulteriori passaggi del testo: Langer considerava fondamentale la legge n.903 del dicembre 1977 che fa divieto di qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda l’accesso al lavoro indipendentemente dalle modalità d’assunzione ma denuncia che purtroppo le norme contenute nella legge n.863 del 1984 prevedono accanto a misure positive - come l’istituzione delle commissioni per l’impiego regionali o provinciali con la necessaria presenza della “consigliera per la parità” - anche il ricorso alla chiamata nominativa. L’introduzione di questa parziale liberalizzazione, che riguarda il 50 per cento dei lavoratori, aveva di fatto aggirato l’ostacolo. Nel testo riporta con precisione i dati riguardanti l’occupazione delle donne e degli uomini nella nostra terra e li confronta con quelli nazionali ed europei. La sua analisi inizia con la puntuale citazione della raccomandazione della Cee del dicembre 1984 in cui si invitano gli Stati membri ad adottare provvedimenti intesi a “eliminare le disparità di fatto di cui le donne sono oggetto nella vita lavorativa e a promuovere l’occupazione mista”. Viene affermato che “quest’invito della CEE è stato determinato dalla forte spinta delle donne, specialmente negli ultimi dieci anni”.
Alexander Langer prosegue la sua analisi su questioni delicate. “Non sono sufficienti l’ammodernamento e la razionalizzazione dell’esistente. La richiesta di lavoro si fa più complessa e più ricca. Il lavoro non è inteso come da tradizione solamente come occupazione. La diversità individuale e collettiva delle donne è arrivata ad un punto tale del suo cammino da essere inserita all’interno dei grandi processi economici, sociali, politici.
Le donne hanno scelto il terreno su cui esprimere la propria conflittualità, quello della “qualità della vita”. “Le donne degli anni Ottanta vogliono affermare una nuova soggettività, più ricca e più libera, in rapporto all’attuale organizzazione civile, familiare, sociale”. Il testo procede intrecciando le analisi del mercato del lavoro e dell’organizzazione di ciò che è stato definito il “Welfare state” nelle varie forme. Si evidenzia il radicalismo della specificità e la misura della forza conquistata ma anche che la debolezza non è mai persa! Le donne per essere diverse dagli uomini non vanno costrette ad omologarsi ai loro comportamenti. A questo punto viene affermato che “lo specifico contributo da apportare alla vita della comunità viene troppo spesso rimosso, negato, svilito. In conclusione viene usato un paragone con la complessa situazione etno-linguistica nella Provincia autonoma di Bolzano /Bozen e viene sottolineato che “la piena affermazione dei diritti e delle identità delle donne viene a situarsi in una contraddizione in qualche modo analoga alle comunità etniche minoritarie o comunque meno competitive. L’obiettivo e il problema da porsi è questo: come realizzare, contemporaneamente, il proprio diritto alla parità con il gruppo dominante senza per questo dover rinunciare alle proprie peculiarità e alla propria differenza, cioè senza doversi assimilare e cancellare la propria identità”.