Fondazione Alexander Langer Stiftung ETS
Via Bottai, 5, 39100 Bolzano (BZ), Italia

30 settembre 1968

Scritti di Alexander Langer, Politica Italia, Alto Adige Südtirol

4 novembre 1968

ottobre 1968

 

Cari amici,

mi rivolgo con questa lettera ai numerosi amici e gruppi di amici che in qualche modo conosco nelle varie provincie d’Italia. E’ chiaro che in una lettera di questo genere (che vi scrivo dalla Germania, dove attualmente mi trovo per motivi di studio e di ricerca) posso essere solo poco personale: mi perdonino quindi sia coloro, per i quali il tono della lettera è troppo “distante”, sia coloro che trovassero troppo confidenziale il mio approccio.

Il motivo per cui vi scrivo - anche a nome e per incarico di molti miei amici sudtirolesi di lingua italiana, tedesca o ladina - è l’imminente scadenza del 4 novembre. Voi sapete come di anno in anno anche l’Italia postfascista continui a celebrare le peggiori ricorrenze belliche, come p.es. il 24 maggio ed il 4 novembre. Di solito questa celebrazione avviene con la massima sfacciataggine, rimbombando di “vittorie”, “eroismi”, “vittoriosi eserciti”, ecc. Talvolta invece si maschera dietro le celebrazioni di giornate del combattente, delle forze armate o di altri pretesti più innocui, tentando addirittura di integrarsi in un contesto che comprende anche la renitenza (vedi il messaggio di Saragat per il 24 maggio scorso). Quest’anno il fasto nazionalista e fascistoide ha già assunto ed ancora più assumerà per il 4 novembre p.v. toni più antipatici del solito, e dalle più alte autorità dello Stato fino a rappresentanti di per sé democraticamente eletti, ma ingannati dal clima generale, abbiamo sopportato e dovremo ancora sopportare gesti inqualificabili, messaggi, pellegrinaggi, inaugurazioni, discorsi, ecc. Non occorre certo che io stia a specificarvi maggiormente i pericoli insiti in questo atteggiamento. Già a prima vista si può constatare l’esaltazione della violenza bellica, di fatti d’armi, di comportamenti politicamente inutili, antidemocratici e gravemente dannosi al bene comune di allora come di oggi; un culto acritico per il proprio passato guerriero e delle forze armate di oggi - degni eredi di quel passato ! - cerca di far tacere o di sovrastare le voci che pongono i problemi del militarismo, dell’obiezione di coscienza, degli armamenti, della guerra in genere e soprattutto delle strutture sociali che portano alla guerra. Varrebbe la pena indagare maggiormente su questi aspetti e fatti, ed a denunciare le ragioni di classe che spingono oggi i potenti a coltivare le ricorrenze militaristiche come preziose occasioni per costituire dei finti momenti di “unità nazionale e popolare”, perpetuando sotto la loro copertura un assetto profondamente ingiusto, di cui anche l’odierno esercito e forse uno degli esempi più macroscopici, ma non certo l’unico o il più grave, nella sua portata. Varrebbe però - mi pare anche la pena di denunciare ed isolare quel nazionalismo italiano, che troppe volte passa inosservato o in seconda linea comunque dietro ad altri nazionalismi più pericolosi, ma che in verità permea purtroppo ancora buona parte della società italiana e che quindi costituisce una continua breccia aperta alle destre nella coscienza popolare da esso indotta.

Inoltre il 4 novembre prossimo potrebbe costituire anche un momento di riflessione su una delle difficili ed ancora insolute eredita che la prima guerra mondiale ha lasciato alla società italiana; il problema sudtirolese. Non è qui evidentemente il luogo per rifare la storia e per esporre i termini attuali della problematica altoatesina; ciò che mi preme dirvi e, che proprio anche a causa di quello spirito che il 4 novembre magistralmente si scopre e della apparente compattezza con cui anche l’Italia democratica sino ad oggi vi si sembrava identificare (non reagendovi, almeno), la democrazia sudtirolese oggi è ancora così debole ed il feticismo nazionalista (italiano e tirolese) così forte. Dovete infatti considerare che tutte le soluzioni finora adottate o anche prospettate per il problema erano compromessi assai insoddisfacenti, diffidenti verso ogni manifestazione di autonomia e di autogestione della propria storia da parte della popolazione tirolese ed italiana locale, e basate sulla acritica accettazione o perpetuazione di un equivoco nazionalistico di fondo. Lascio immaginare a voi le conseguenze che sul piano politico, sociale, economico, culturale ed umano in genere questa cristallizzazione innaturale ha comportato. 

Penso che ormai sia già chiaro ciò che vi chiedo: di fare qualcosa “contro le celebrazioni del 4 novembre”. Non tanto contro la data ed i festeggiamenti in sé, ma piuttosto per affrontare apertamente o democraticamente, con un’impostazione decisamente impegnata a sinistra, tutto il complesso di problemi che si nasconde dietro quella simbolica data. E’ chiaro che spetterà a ciascuno di scegliere secondo le proprie convinzioni politiche, sociali, culturali, religiose, civili in genere, le modalità di azione, anche in relazione alle diverse situazioni locali ed alla specializzazione del rispettivo impegno. Forse si potrà arrivare in alcune città a dimostrazioni, dibattiti con la gente sulle strade, conferenze, volantini, azioni di disturbo contro le celebrazioni militaristiche, proteste contro connivenze ecclesiastiche in quelle occasioni, seminari di studio sui problemi connessi, contestazione di insegnanti e libri di testo nelle scuole, stampati, prese di posizione, manifesti, lettere ai giornali, boicottaggi da parte dei rappresentanti popolari eletti, ecc. I temi potrebbero essere tra quelli accennati o anche altri: a chi ed a che cosa servono oggi le celebrazioni; le strutture classiste dell’esercito, l’autoritarismo militare, le cause sociali della guerra di allora e delle guerre di oggi, la NATO, il militarismo italiano e l’impegno del paese nel terzo mondo, il nazionalismo nella società e cultura italiana, la demistificazione dei reali avvenimenti nel 1914–1918, le vere vittime di quella guerra, gli sviluppi della “vittoria” (28 ottobre 1922), ecc. Se possibile, vi pregherei di affrontare anche con serietà ed in uno spirito democratico il problema sudtirolese. A questo proposito voglio annunciarvi fin d’ora che vorremmo tentare anche nelle prossime elezioni regionali (17 nov.) un esperimento di nuova sinistra nella competizione elettorale.

A Bolzano ed in provincia faremo il possibile (anche perché da noi ovviamente il significato di queste celebrazioni è doppiamente amaro, in quanto rigetta i sudtirolesi tedeschi nella loro condizione di “vinti” e genera complessi opposti (di tipo colonialista) tra i “vincitori”. A noi preme innanzitutto mobilitare le coscienze popolari, più che tentare di dialogare con autorità, comunque sorde. Ma vorremmo fare anche un libro bianco sulla prima guerra e la vittoria, proprio per denunciare alcuni aspetti (specie sociali e culturali) finora poco conosciuti. Potete darci una mano anche in questo (specie gli storici e giornalisti tra di voi)? Inoltre vi pregherei di farci sapere a Bolzano, possibilmente con documentazione, cosa fate, e come riuscite a suscitare partecipazione reale.

Io personalmente e tutti i miei amici. vi saremo profondamente grati, so .. anche voi contribuite a più largo raggio e ciascuno come meglio crede, a ridicolizzare gli aspetti più tartufistici dei “vittoriali”, e nello stesso tempo e più ancora ad aprire gli occhi a noi stessi ed agli altri su ciò che di pericoloso ed antidemocratico ed antipopolare vi si nasconde dietro tutto il mito della “vittoria” e delle sue celebrazioni.

Sarebbe bello se il cinquantenario della “vittoria” segnasse qualche punto a favore della democrazia, dell’antimilitarismo; della responsabilizzazione popolare e di una seria partecipazione politica, con un rifiuto ad ogni tentativo di manipolare dall’alto la coscienza degli italiani.

Vi saluto, con molta speranza che… vinceremo! 

il vostro amico

Alexander Langer 

 

c/o Tietz, Wurzeratr.178, D 532 Bad Godesberg / RFT 

centro di riferimento a Bolzano: Gianni Lanzinger, V.d.Zecca 19, 39100 3z. (lui coordina con il gruppo locale le. azioni) 

 

Foto e in allegato: L'Alto Adige del 5,6 e 7 novembre 1968, ringraziando il giornale per la cortese disponibilità per la pubblicazione.

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