Ritmi urbani
di Iain Chambers
Meltemi editore, 2018
Quando un tempo si diceva “prima l'America”, intendendo con la solita faciloneria linguistica gli USA, si faceva riferimento al fatto che negli Stati Uniti si manifestavano precocemente, in anticipo anche di anni e talvolta di decenni, fenomeni sociali, culturali che poi avrebbero preso piede anche in Europa. Ovviamente ciò era ed è dovuto al marcato avanzamento del dinamiche capitalistiche del paese, alla sua frenetica dinamica sociale ma anche alla complessa costituzione della struttura umana, alla ricca immigrazione di talenti e via dicendo. Sta di fatto che a partire dall'intervento nella prima guerra mondiale questa sorta di preveggenza si è trasformata ed è un fatto che la presenza statunitense è andata sempre più influenzando la società europea, con modelli economici, con politiche finanziarie e chi più ne ha... Dopo la seconda guerra mondiale questa pressione da trasversale è divenuta diretta, con la presenza di migliaia di soldati yankee, con il piano Marshall e soprattutto con una invasione culturale massiccia che aveva negli strumenti della leisure society il principale a cavallo di Troia. La penetrazione della cultura del tempo libero era già fiorente a fine ottocento, i modelli del Varietà, o del teatro del cinema a livelli più o meno colti già erano gia circolanti ma è nel primo dopoguerra che la cultura americana irrompe :si pensi al grande successo di Hemingway, di Fitzgerald, di Steinbek tra i lettori europei. si pensi al cinema, alla commedia brillante, al genere poliziesco, nato in Inghilterra ma reso più potente ed aggressivo dal cinema di Hollywood.
Ma è soprattutto con la musica del secondo dopoguerra che la lotta diviene impari. Anche nel primo dopoguerra il jazz aveva infranto le barriere, ma era ancora un fenomeno di nicchia poiché mancava ancora l'ingrediente a rendere ricetta vincente. Mancava un pubblico che si rivelerà centrale nella diffusione di gusti e miti nati al di la dell'Atlantico. Mancavano i giovani ed i giovanissimi. Furono le possibilità economiche per la prima volta a disposizione dei ragazzi a squarciare il velo del mercato introducendo nuovi gusti e nuove sensibilità. Fu anche grazie alla disinibizione giovanile che la musica nera, nel Jazz ancora sostanzialmente isolata, penetrò profondamente nella tradizione colturale bianca. I rock and rollers erano giovanissimi, poco più vecchi del loro pubblico, un pubblico che amava sia Elvis Presley che Little Richard. Soffusa di ribellione ma anche di edonismo la rivoluzione giovanile approda in Europa con i dischi di importazione, con i film di Elia Kazan, Nicholas Ray, László Benedek, con i blue jeans, con il gusto di rompere le secolari regole all'interno della famiglia.
Orbene il libro di oggi ci presenta una cronistoria di questa massiccia penetrazione e di come essa si sia poi propagata in tutta Europa. E' una storia in equilibrio tra indagine sociologica, ricerca musicale, analisi dei mezzi di produzione e riproduzione della musica e nascita del nuovo divismo. Una parabola della storia della cultura britannica ed europea del dopoguerra a partire dall’arrivo dei suoni alieni fino all'esplosione del punk trent’anni dopo. Insomma la storia di una globalizzazione anticipata.
Buona lettura