Peter Newmann e Andrea Wulf
Peter Newmann: Jena 1800. La repubblica degli spiriti liberi
Einaudi, 2020
Andrea Wulf : Magnifici ribelli. I primi romantici e l'invenzione dell'Io
Louiss University Press – Roma 2023
La rivoluzione francese figlia degenere dell'illuminismo nel nostro immaginario resta la frattura pii radicale tra il vecchio ed il nuovo mondo e di certo, leggendo in Robespierre il modello di Lenin, vediamo in essa i prodromi di uno sviluppo politico che porterà l'Europa nel 900 e che è attivo ancor oggi. Ma se volessimo esaminare il punto di frattura da un altro punto di vista ci accorgeremmo che qualcosa successo tra il declinare del diciottesimo secolo ed il crescere del diciannovesimo, ha un ruolo altrettanto e forse più rilevante.
I rivoluzionari francesi possono aver cambiato il panorama politico dell’Europa, ma i giovani romantici hanno innescato una rivoluzione della mente che ha trasformato per sempre il nostro modo di pensare.
Jena, nel 1800, è l'epicentro intellettuale e culturale della Germania. La città non conta neppure cinquemila abitanti, circa un quinto dei quali studenti e vive dell'Università, di artigianato e di commercio. E' dunque una piccola cittadina, eppure attira un incredibile numero di menti, Schiller, Ghoete Fichte Schelling, Novalis, i fratelli Schlegel, Tieck ed infine Hegel.
Tutto parte dal terremoto filosofico lanciato da Kant con la "Critica della ragion pura", apparsa a Riga nel 1781, un libro che scuoterà il mondo dello spirito. Ma lo farà solo alla fine degli anni Ottanta, proprio a Jena dove sarà letto e diverrà il punto di partenza della nuova rivoluzione che avrà in Fichte il suo messia. Una rivoluzione che probabilmente è la più profonda e duratura di tutte le grandi rivoluzioni, quella industriale in Inghilterra, quella politica in Francia e quella sociale in Russia.
Un mondo interiore si afferma e mostra che dietro l'armonia, l'eleganza, l'universalismo del XVIII secolo c'è qualcosa di intenso e tenebroso, qualcosa che non afferriamo e che ci offusca e frustra le nostre aspirazioni più profonde. E' un mutamento che è in primis generazionale, vecchi contro giovani, ma anche sociale, dei costumi, dei modelli: il valzer che per la prima volta personalizza il ballo avvicinando, fino a toccarsi, i danzatori; l'arruffato Beethoven nella sua soffitta solitario e ispirato, il suicida, non quello distaccato e sereno dello stoicismo, ma straziato e ribelle, il dandy irriverente, estetizzante, amorale, sessualmente disinibito saranno le figure immagine del tempo, i teen-idol delle generazioni a venire.
I due libri raccontano la stessa storia con due approcci diversi, più storico quello di Newman più psicologico quello della Wulf, ma entrambi, affidandosi alla ricchissima fonte epistolare, ci portano dentro le complicate vicende umane dei protagonisti, mettendo in risalto il ruolo svolto da due donne Carolina moglie di August Schlegel e poi compagna di Schelling, Charlotte moglie di Schiller, grandi animatrici della compagnia jenese.
L'epoca d'oro di Jena durerà poco più di un ventennio, le armate francesi nel 1806 ne segneranno il definitivo tramonto. Già prima però dissapori, contrasti, condanne avevano fatto si che lentamente i protagonisti migrassero uno ad uno verso altre mete, mentre il grande protettore, che con il Werther e il Wilhel Meister, aveva smosso le anime dei giovani tedeschi, arriverà a dire “il classicismo è la salute, il romanticismo la malattia”. Ma la malattia farà molta strada.
Buona lettura