Tony Judt
Novecento. Il secolo degli intellettuali e della politica
Roma-Bari, Laterza, 2012, 413 pagine.
« Questo libro è storia, biografia e trattato etico. È una storia delle idee politiche moderne in Europa e negli Stati Uniti. Gli argomenti sono il potere e la giustizia, così come sono stati intesi dagli intellettuali liberali, socialisti, comunisti, nazionalisti e fascisti dalla fine del diciannovesimo secolo all’inizio del ventunesimo. È anche la biografia dello storico e saggista Tony Judt […]. Infine, è una riflessione sui limiti (e sulla capacità di rinnovamento) delle idee politiche, e sulle carenze (e sugli obblighi) morali degli intellettuali nella vita politica"
Un libro impegnativo, uno di quei testi che per comprendere a fondo devi averne letto un centinaio prima, ed allora perchè non leggere prina quel centinaio ?. Perchè nonostante tutto, anche se non disponiamo di tutte le carte per comprendere il gioco, « Noveceno » è un testo cosi ricco di spunti, di aperture, di sguardi precisi e penetrantii sul mondo del secolo passato da far si che la nostra incompletezza venga comunque ridimensionata. Inoltre è in grado di renderci così inermi da darci il coraggio intellettuale di rivedere le nostre posizioni, di mettere in dubbio certezze semi acquisite.
Utilizza la cornice del colloquio, e Timothy Snyder è una controparte di lusso, uma forma, quella del libro derivato dal dialogo che aveva una forte tradizione nella cultura dell'Europa orientale, e che consente, al suo meglio, di saltare i preamboli e affondare con fermezza nel centro delle questioni.
Gli incontri tra Judt e Snyder occorrono in un contesto drammatico, Judt era ormai gravemente affetto da SLA, ma nulla di tutto ciò traspare nelle risposte dello storico che sono sempre ricche di intuizioni e capaci di mescolare psicologia, etica, contesto culturale, personalità dei protagonisti, mantenendo sempre un rigore ed una stringatezza esemplari. Così sia quando affronta il tema della tradizione comunista e socialista o quello della sua componente ebraica, sia quando disegna, facendosi accompagnare anche da testi letterari, il milieu di un'epoca, l'Inghilterra degli anni 70, la Parigi tra le due guerre - bellissimo il ritratto di Leon Blum- sia quando si sofferma sul dibattito culturale meno direttamente politico, estetico ad esempio, riuscendo a mostrarci aspetti della cultura « fascista » veramente inaspettati.
Premessa ad ogni capitolo è una parte autobiografica che ci mette in contatto con le diverse esperienze della sua formazione, molto interessanti ad esempio il confronto tra l'università francese, inglese ed americana oppure la sua personale scoperta della cultura polacca, facendo lentamente trasparire una vita di intensità intellettuale non comune che si è sviluppata tra Inghilterra, Francia, Stati Uniti, Israele, Cecoslovacchia.
Insomma Jodt è uno di quegli autori che, una volta scoperti, difficilemente abbandoni.
Buona lettura.
Nel caso l'ultima frase vi riguardasse ecco qualche suggerimento:
Postwar. Europa 1945-2005. Laterza Editore
L'età dell'oblio. Sulle rimozioni del '900, Mondadori Editore
Buona lettura