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Generazione Settanta

Storia del decennio piú lungo del secolo breve 1966-1982

di Miguel Gotor
Einaudi 2022, pag 464

Il decennio più lungo del secolo più breve, sottotitolo che credo voglia riferirsi alle generazioni viventi dato che ad esempio i diciott'anni trascorsi tra il 1938 ed il 1955 non possiamo certo ritenerli meno rilevanti, inizia con l'alluvione del novembre '66 appunto, quella che disastrò Firenze e che vide venire alla ribalta, in modo inconsueto, il mondo giovanile che accorse da gran parte d'Italia in aiuto della città toscana, spalando, asportando macerie, estraendo dalle cantine, dai piani terreno quanto poteva essere salvato, contribuendo al recupero di codici miniati, opere d'arte. Erano giovani diversi e proponevano una vita diversa, lontana sia dai cliché giovanilisti. E la storia che Gotor ci presenta (non direi racconta poiché la narrazione non è specifica qualità dell'autore) è soprattutto una vicenda di giovani. Per la precisione di giovani contro altri giovani che, sotto gli occhi di vecchi terribili vedono svilupparsi a fianco di un'ansia sociale rigenerativa, un percorso violento, una strada verso una disumanizzazione estrema. La miccia spesso si cela dietro le strutture nascoste della politica ufficiale, dentro la manipolazione del sistema, ma poi non abbisognerà più di un accelerante esterno per manifestarsi. Sono anni complicati, con una politica ufficiale bloccata all'interno di un percorso chiuso, senza sbocchi, a cui da un lato si cerca di uscire con nuovi complessi percorsi (il compromesso storico) e da un altro si spinge con strategie sanguinarie ad un ritorno al passato in forme nuove, la strategia della tensione, i tentativi di colpo di stato, i governi centro destra. Il tutto nel vasto ciclone della guerra fredda.
Il libro di Gotor, ex senatore PD e successivamente tra i fondatori di ”Articolo 1 - Movimento Democratico e Progressista”, percorre quegli anni con precisione, con fonti molto ampie, comprese carte de-secretate di Servizi stranieri (inglesi soprattutto ma non solo) e sbroglia, per quanto possibile, la complessa tela delle vicende che hanno insanguinato le piazze, le banche, i treni, le vie italiane. Dico per quanto possibile poiché, incredibilmente ancora molti fatti appaiono controversi, ed esiste tuttora una certa ritrosia di molti protagonisti a chiarire punti oscuri, ruoli, dinamiche precise dello svolgimento di specifici fatti. Inoltre nonostante chiari passi avanti, ancora molte carte sono inibite agli storici. Il quadro che ne emerge è comunque davvero impressionante e direi sconfortante. Non privo di riferimenti culturali e di dettagli specifici molto calzanti, (ricordo ad esempio il rifiuto di Pertini di stringere la mano al questore Marcello Guida, legato alle vicende di Pinelli e suo carceriere a Ventotene), “Generazione settanta” può davvero rappresentare un punto di svolta nella storiografia di quell'epoca, che oggi pare aprirsi a nuove interpretazioni.
Resta però, anche se meno di altre opere, ancorato ad quell'idea di supremazia della politica, anzi totalità della politica, che imperversò proprio in quegli anni e che, col suo linguaggio battagliero, con il suo manicheismo intrinseco, rese per molti invivibile quegli anni, per altri aspetti fecondi e progressivi. Tale linguaggio ahimè pare riapparire oggi a svariati decenni di distanza e non ci pare un buon segno.
Buona lettura.

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