Feltrinelli
Geopolitica dell'intelligenza artificiale
di Alessandro Aresu
L'intelligenza artificiale (AI) è senza dubbio il più possente convitato di pietra che si affaccia sui dibattiti odierni. In Italia, ma non solo, è stato per lungo tempo, e lo è ancora, argomento dibattuto più che altro da teologi e filosofi, date le implicazioni etiche in essa implicite e che nessuno vuole certo ignorare ma credo valga anche la pena dare ora la parola a coloro che ne sono i veri protagonisti, e cioè la schiera di scienziati, di ricercatori, di impresari che la hanno sviluppata, migliorata e portata alla possibilità di utilizzo comune.
Il libro di Aresu, autore già presente su questi argomenti, racconta la storia di questo sistema di tecnologie partendo dagli inizi, parte addirittura con il mito della caverna di Platone, dagli anni 40 e 50, connettendo tutti gli ambiti, studi cognitivi, matematici , fisici e chimici ed infine più strettamente informatici, che ne hanno determinato l'avvento. Senza dimenticare ovviamente gli aspetti imprenditoriali, basti pensare ad esempio al ruolo di NVIDIA di Jen-Hsun Huang, quelli strettamente politici, nonché a quelli sociali. (un numero altissimo di protagonisti sono immigrati, italiani, cinesi indiani ecc). Ed è una storia debbo dire affascinante, ricca di vicoli ciechi, di errori, di scommessa azzardate e vinte, con tantissimi attori, che volte lavorano con obiettivi diversi anzi contrastanti, e che ha come protagonista, oltre ovviamente all'intelligenza umana, la concorrenza intellettuale.
Le oltre 500 pagine del libro entrano anche nel dettaglio e alcune sono veramente impegnative, ma il racconto della avventurosa storia dell'AI dal perceptron alle reti neurali profonde, credo valga lo sforzo.
Il titolo utilizza il termine molto alla moda “geopolitica” è un modo che l'autore introduce sia per presentare la sua idea di un nuovo “capitalismo politico” che verrebbe a sostituirsi a quello economico finanziario fin qui regnante, ma soprattutto per mostrare come quello che a noi pare puramente astratto, digitale” (termine ormai demodè tra gli appassionati poiché con 'AI il rapporto è dialogico: si interroga.) è in realtà una industria fisica che ha sedi, padroni, addetti, macchinari, insomma una realtà concreta, consistente. (Ad esempio Open AI di Chat GPT ha sede nell'Idaho dove si trovano i Data Center di Mycrosoft che ne detiene il 495 azionario).
L'autore non evita di affrontare il tema apocalittico che ovviamente ha molte sfaccettature, dal sovvertimento delle leggi della robotica – le macchine prendono il potere - alla disoccupazione tecnologica, già previsto da Keynes nel 1928, fino al quello ontologico e cioè la natura della società futura, del ruolo delle democrazie delle leggi eccetera.
E' l'ultima interessantissima parte del libro in cui l”Anticristo secolarizzato” (l'AI) o la chiave di volta della storia umana si contrappongono ed in cui, se certo come dice il nobel Geoffrey Everest Hinton, uno dei padri dell'AI, “non si è ancora visto nella storia una specie inferiore governare una superiore” tale prospettiva appare perlomeno distopica dato che come afferma Bill Dally, chief scientist della “NVIDIA” anche se potremmo non essere in grado di prevedere tutto ciò che farà un determinato modello di AI tuttavia il modo con cui i modelli vengono costruiti e collegati limita ciò che possono fare. Fondamentalmente l'AI è un programma software non un reattore nucleare”. Rimane comunque a mio modesto avviso valida la conclusione possibilistica moderata sempre di Hinton per cui gli scienziati dovrebbero non diffondere la tecnologia su larga scala fino a quando non siano fiduciosi di esserne in controllo” .
Buona lettura