Case, amori, universi
La Nave di Teseo 2019
Che profondo tesoro sono i libri di Fosco Maraini, che si tratti di arte, di antropologia, di etnologia, di montagna, di società ma anche di lingua e di poesia, il suo occhio attento e perspicace, il suo metodo fondato sul “andare e vedere” consentono una visione sempre originale e intensa che fa lievitare l’oggetto e ce lo mostra in una immediatezza e complessità davvero uniche.
Fiorentino di epoca ormai lontana, nasce nel 1912, precoce orientalista, appena ventiquattrenne con incredibile faccia tosta si presenta a Giuseppe Tucci, allora tra i più valenti studiosi del Tibet, ed in generale dell’Asia centrale, riuscendo incredibilmente a rompere le resistenze dell’anziano studioso ed a convincerlo a portarlo con lui nella prima spedizione in Tibet nel 1937. Sarà la base del libro “Segreto Tibet” del 1957, un incrocio tra riscoperta interiore e saggio etnografico. Poi il Giappone, una lunga esperienza che dal 1938 fino alla fine della seconda guerra mondiale lo porterà nell’estremo nord tra il popolo indigeno degli Ainu nell’isola di Hokkaido e che si concluderà con il campo di internamento dove verrà rinchiuso per il suo rifiuto di aderire alla Repubblica di Salò. Nella triste esperienza della reclusione, avvenuta assieme alla moglie ed alle tre figlie, c’era anche Dacia, che aveva sette anni, sarà protagonista di un episodio famoso: per chiedere ai carcerieri un trattamento migliore si trancerà con un’accetta, in stile samurai, il dito mignolo.
Poi altre avventure, le montagne del Karakorum, nella regione nord occidentale del Baltoro, tra Pakistan e Cina, poi di nuovo il Giappone, che si trasforma dopo un girovagare di più di un anno in macchina da nord a sud, in “Ore giapponesi” (1958) forse il suo libro più riuscito, un equilibrato veleggiare tra poesia, antropologia, arte, abitudini, curiosità, ma anche indagine interiore, un’occasione per parlare di sé e del suo modo di intendere il mondo.
Poi i tanti anni di docenza a Firenze dove tiene la cattedra di Lingua e Letteratura Giapponese (1972-1983).
Ecco quindi per sommi capi le tappe dell’esistenza di questo bizzarro italiano. Il libro che però viene oggi presentato non è uno dei suoi saggi, bensì una strana autobiografia scritta ormai quando era vecchio, aveva 85 anni, e che vede il protagonista, il suo alter ego Cloe, partire dall’adolescenza semiselvaggia in una Maremma ancora dai tratti arcaici fino al Giappone del dopoguerra. In mezzo la grande passione per la montagna con le scalate prima sull’Apuana e poi sulle Alpi, passione che lo porterà sul Karakorum e che sarà materiale per il libro Gasherbrum IV del 1958. Poi il fantastico viaggio in moto fino in Sicilia a trovare i parenti della madre, un viaggio che percorre strade di una Italia preindustriale con carrozzabili prive di indicazioni, bivi misteriosi, incontri straordinari. Come dicevo non si tratta di una vera biografia bensì una serie di fili che si intrecciano e che, come il titolo indica, ruotano attorno ai tre temi, le case, gli amori, gli universi. Le case della vita, le alte stanze della casa fiorentina, frequentata da artisti e letterati, la capanna in legno nell’isola di Hokkaido, la tenda tibetana, la prigione di Nagoya; la passione giovanile per le ragazze maremmane, l’amore per la moglie ma anche le amicizie. Ed infine gli universi che egli intende come i mondi particolari, il mondo contadino maremmano, le silenziose vite dei monaci, l’intensa competitività/partecipazione degli alpinisti, il misterioso legame con la natura delle popolazioni montane. Su tutto il profondo legame col mondo naturale. Per Maraini infatti l’arte nasce dal legame tra il mondo interiore e la natura, poiché “il compito dell’uomo che vuole vivere una vita piena è costruire ponti con la natura, ciò che è esterno a noi, e il nostro mondo interiore, che si esprime a seconda degli uomini, delle epoche, delle religioni”. Insomma un libro che è avventuroso ma profondo e reale e che ci porta in giro per un mondo ormai quasi scomparso.
Buona lettura
S.P.E.S.