30 giugno 2026
News
Il ritorno in Italia di Hammoudi e Sami Hureini di Youth of Sumud
I due fratelli sono tra i volti più noti del collettivo palestinese Youth of Sumud e gli eventi organizzati con loro a maggio e giugno rappresentano un nuovo momento di incontro tra le realtà italiane e chi in Cisgiordania pratica ogni giorno una forma di resistenza nonviolenta radicata nella cura dei territori e della comunità e nella denuncia delle violazioni perpetrate dalle forze di occupazione israeliane.
Gli attivisti sono stati a Bolzano, Trento, Brescia, Vicenza, Bologna, Cesena, Roma, Napoli, Palermo, Berlino, Barcellona e Bruxelles, spesso insieme alle associazioni partner Mediterranea Saving Humans (che aveva candidato Youth of Sumud e Ta’ayush per l’edizione 2024 del premio Langer) e Operazione Colomba. Nella capitale in particolare Sami ha presenziato alla presentazione del rapporto pubblico 2025 “Masafer Yatta: un laboratorio di pulizia etnica”, in cui Mediterranea raccoglie e denuncia 2999 violazioni dei diritti umani avvenute nella porzione di Cisgiordania che abbiamo conosciuto attraverso le iniziative organizzate nel nostro territorio negli ultimi due anni. Per chi volesse approfondire la lettura il testo è disponibile al link: https://mediterranearescue.org/it/news/masafer-yatta-un-laboratorio-di-pulizia-etnica.
Dal nostro incontro con Hammoudi a febbraio 2025 le atrocità non si sono mai fermate e anzi si sono ulteriormente inasprite, perfino dopo la vittoria del premio Oscar da parte del docu-film “No other Land”, al quale hanno contribuito diversi attivisti del collettivo. C’è stato l’assassinio di Awda, un attivista e insegnante di inglese, da parte del colono Yinon Levy, tuttora impunito, episodi di torture e abusi da parte di membri dell’esercito israeliano, che i soldati stessi hanno filmato e inviato alle famiglie delle vittime per minacciarle e forzarne l’allontanamento, e a diversi attivisti internazionali è stato revocato l’ETA (Electronic Travel Authorization) da Israele, impedendo loro di ritornare sul territorio palestinese occupato. Quest’ultimo fatto ci dimostra come l’attenzione da parte del mondo alle violazioni dei diritti umani sia uno dei pochi strumenti che abbiamo, perché conoscere la verità di ciò che accade quotidianamente nei Territori palestinesi ci spinge ad interrompere la nostra complicità, sia come singoli (attraverso i nostri acquisti, i nostri investimenti bancari, …) che come organizzazioni e nazioni.
Nonostante questa ulteriore difficoltà Hammoudi ci infonde speranza, affermando di essere sicuro che prima o poi si vedrà la fine delle ingiustizie perpetrate dalle forze di occupazione israeliane, aggiunge però che spera di essere lui stesso ancora in vita in quel momento, per vedere la Palestina libera.
Contributo di Elisa Caneve, Mediterranea Saving Humans
nella foto: Ali seduto di fronte a un gruppo di coloni che banchettano sulle macerie della sua casa demolita
(foto di Mediterranea Saving Humans)