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NO OTHER LAND

No other land, prima che essere titolo di un documentario, è il grido di risposta di una donna palestinese, ritratta in esso, alle ingiunzioni dell’esercito israeliano a lasciare la propria casa e la propria terra.
No other land è stato creato da un collettivo israelo-palestinese e diretto a quattro mani da Basel Adra, Yuval Abraham, Hamdan Ballal e Rachel Szor.
Il film, presentato alla Berlinale nel 2024 e candidato come Miglior Documentario agli Oscar 2025, restituisce un ritratto disincantato della vita sotto l’occupazione israeliana nella regione di Masafer Yatta, nella Cisgiordania meridionale e mostra l’impatto delle politiche di colonizzazione in Palestina, in particolare attraverso l’evacuazione della popolazione, documentando demolizioni di interi villaggi, aggressioni, violenza fisica, minacce, clima di tensione perenne e negazione della libertà di movimento come eventi non eccezionali, ma che scandiscono la vita quotidiana del protagonista, l’attivista palestinese Basel Adra, della sua famiglia e della comunità tutta.
Il film mette in luce il carattere storico e collettivo dell’esperienza della vita sotto occupazione e, dunque, delle forme di resistenza che vi si oppongono. I video di repertorio inseriti nella trama, frutto di un importante lavoro di ricerca, restituiscono una prospettiva storica all’occupazione israeliana intrecciando quest’ultima con la biografia del giovane Basel e della sua famiglia. Al contempo, nonostante il protagonismo dell’attivista sullo schermo, il film evidenzia il ruolo della comunità tutta – uomini, ma anche donne, bambini/e ed anziani/e – nell’animare quel movimento di resistenza che prende il nome di Sumud e che consiste nell’ostinazione a restare, esistere - o meglio resistere - sulla terra, su quella terra. Per questa comunità, come riportato nel titolo, nessun altrove è infatti possibile, anche a costo di tornare a vivere nelle grotte dove abitavano i propri avi una volta che la casa è stata demolita dalle ruspe israeliane.
Un altro nodo importante nel film è l’evoluzione del rapporto tra Basel e il coetaneo e co-regista israeliano Yuval che mostra un’altra faccia amara dell’occupazione israeliana. La relazione tra i due non evidenzia solo, per confronto, la differenza di destini derivante dal semplice possesso di una cittadinanza rispetto alla libertà di movimento, ma restituisce anche la difficoltà di instaurare una relazione d’amicizia tra chi è oppresso e chi, nonostante il posizionamento preso a favore della popolazione palestinese, continua ad essere percepito come oppressore, ed è al contempo isolato ed escluso dalla propria stessa comunità d’appartenenza: lo stato di Israele.
 
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