pro dialog
Ghiorgos Tyrikos-Ergàs, da Lesbo: Alexander Langer e il pesciolino volante

Vi voglio raccontare una storia che credo valga la pena di ascoltare. Nel 2017 il gruppo di volontari “Angalià”, di cui sono cofondatore e che mandiamo avanti ormai da parecchi anni, ha ricevuto il premio internazionale Alexander Langer della Fondazione omonima.

L’anno prima era stato premiato con un importante riconoscimento dal Consiglio d’Europa per il suo impegno a favore dei profughi. Per farla breve, ci invitavano in varie parti d’Europa, nei parlamenti, nei convegni. Ho avuto modo di vedere molte cose belle e molte cose brutte. Sono entrato in contatto con gente da nulla che ricopre alti incarichi, con gente splendida che lotta, con illustri pensatori e cornacchie senza importanza, mi si sono aperti gli occhi.

La persona più importante che ho conosciuto in questo percorso era già… morta. Era la persona al cui nome è intitolato il premio che abbiamo ricevuto. Ho cominciato a leggere cose su di lui e più leggevo, più lo “conoscevo” e lo ammiravo. Alexander Langer, bilingue italotedesco, era nato in una regione italiana piagata dall’odio tra germanofoni e italofoni, in una tormentata zona di confine.

Per tutta la vita è stato costruttore di pace per entrambe le parti, si è preso cura dei deboli e soprattutto ha parlato di quanto siano importanti l’ambiente e la sua difesa. Le sue parole mi hanno segnato e si sono trasmesse anche al mio modo di pescare, ragion per cui forse v’interessano ed è perciò che scrivo tutto questo.

Tutto il mondo moderno intorno a Langer (e intorno a noi) parla di una crescita senza limiti. Una crescita che, come tutti sappiamo, avviene a scapito dell’ambiente. Lo slogan del nostro tempo riprende l’esortazione latina “citius, altius, fortius”, che è quella dei Giochi olimpici e significa: più veloce, più in alto, più forte. Contrariamente all’ideale olimpico, però, qui non è questione di progresso verso il meglio, bensì di accelerazione verso il di più, l’insaziabilità, la dismisura che alla fine sfregia la Natura e noi stessi. Alexander Langer, nel corso di una vita travagliata che dall’impegno militante lo portò alla scrittura e agli scranni della politica riuscì, in un attimo, a condensare in una frase la filosofia del suo ecologismo.

La frase era l’antitesi dell’espressione “citius, altius, fortius” e suonava “lentius, profundius, suavius”, vale a dire “più lentamente, più profondamente, più dolcemente”. Questo suo motto non reclama il ritorno a un qualche passato o a un atteggiamento passivo senza progresso, anche se sembra invitarci a prenderci una lunga pausa. Al contrario, intendeva riferirsi al fatto che dobbiamo rallentare il passo e porre fine alle cadenze frenetiche della nostra quotidianità che ci distrugge e dell’attività umana che vuole la crescita infinita fino a che non rimarrà più nulla. Ci invita a considerare non la potenza dei numeri, ma la forza che attingeremo guardando a fondo dentro noi stessi. E al posto della forza delle armi e della violenza ci invita a dare più peso alla forza enorme della bontà e dell’empatia.

Il mio “incontro” con Langer ha avuto un’influenza determinante anche sul mio modo di pescare. In un mondo in cui tutti i pescatori fanno a chi prende il pesce “più grande” e che pesa “più chili” io ho voluto scegliere un’altra strada. Un grande aiuto mi è venuto anche dalla filosofia dell’Estremo oriente, da dove peraltro proviene anche gran parte delle tecniche di pesca moderne. Secondo una scuola di pensiero presente da secoli in Giappone, l’obiettivo delle nostre pratiche dev’essere il nostro perfezionamento personale e non un qualche fine in sé come un “pesce trofeo”. Il pesce “trofeo” ha importanza solo quando serve quello scopo e in nessun altro caso. E, al di là di questo, il più grande trofeo consiste sempre nel diventare migliori. Quindi nella mia pesca cerco, da qualche anno a questa parte, di andare al fondo delle cose senza premere l’acceleratore, ma nemmeno il freno. Cerco di vivere i ritmi imposti dal mare con calma, a fondo, senza ansie e sempre dedito a migliorarmi tecnicamente e a tornare da ogni uscita più saggio e più sereno. È un grande interrogativo per me capire dove mi condurrà questa strada da qui in avanti. Perché so che le altre strade della competizione, del “più grande” e del “di più” da tempo ormai non mi portano da nessuna parte. Così faccio festa a questo piccolo pesce volante come tanti pensatori -e Langer con loro- mi hanno insegnato: è la prima piccola tanuta dell’estate catturata con la tecnica del light rock fishing e mi ha riempito d’infinita soddisfazione grazie a una pescata perfetta dall’inizio alla fine. Spero di aver permesso anche a voi di fare conoscenza con qualche elemento dell’opera sorprendente di Alexander Langer, e mi auguro che un giorno farete anche la conoscenza di questa tanuta, perché sapete, il mare e la vita nascondono parecchie sorprese. Del resto l’ho lasciata andare come meritava, è là fuori, libera, che vi aspetta….quando v’incontrerete non m’importa se sarà enorme, di quelle nere, se sarà un bestione e un trofeo e gli farete la foto o la mangerete, oppure se sarà ancora piccolina. Mi auguro che il vostro incontro, come quello con qualsiasi altro pesce nel corso della vostra storia di pescatori e in questo eterno ciclo della vita – vi renda felici e un po’ migliori premendo un tantino il freno per meditare su tutto ciò che ha davvero importanza a questo mondo…

Traduzione di Umberto Cini

(Testo di Ghiorgos Tyrikos-Ergàs, tra i destinatari del Premio Langer 2017, assegnato all'Associazione Angalià,
http://www.alexanderlanger.org/it/968

Dice l'autore che il testo, pubblicato nella rivista di pesca sportiva Boat and Fishingh, ha avuto un certo riscontro, soprattutto positivo: “attraverso la pesca e la mia attività nel settore sono riuscito a raggiungere - e in due casi a far cambiare idea – a persone particolarmente aggressive nei confronti dei profughi... proprio così, attraverso la pesca. Uno, addirittura, ormai lavora al centro di Skaramangàs come volontario. Sembra che, se si parte dalle radici, possano accadere dei piccoli miracoli, che richiedono però infinita pazienza e amore.”)