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Nuovo notizie dall'isola di Lesbo, novembre 2017

5.12.2017, a cura di Angalià, traduzione di Umberto Cini

E il PIKPA intanto funziona…Qualcuno gridava e gridava per far chiudere la struttura del PIKPA, la annunciavano e poi se ne scordavano. Probabilmente ignorano che la struttura in questione non è più comunale, ma fa capo al Ministero della salute, perché accoglie gruppi di profughi in condizione di debolezza e vulnerabilità. Prendendo spunto dall’indagine di Kathimerinì [quotidiano di Atene] sulle tre morti dell’inverno scorso a Moria, torniamo a pensare al PIKPA. Infatti l’articolo riferiva che solo i membri di Solidarity Now, organizzazione che opera al PIKPA, hanno aiutato le famiglie dei deceduti. Quando la faccenda si è fatta nera (anzi, nerissima) mercoledì scorso a piazza Saffo [piazza centrale del capoluogo dell’isola], è stato il PIKPA ad alleggerire la situazione ospitando nei propri locali i profughi che da un mese si trovavano [in sciopero della fame] in piazza Saffo. Inoltre, quando sabato scorso un bambino di dieci anni ha perso tragicamente la vita cadendo in mare dal barcone, come hanno dichiarato i genitori, è stato il PIKPA, e per l’esattezza Efi Latsoudi, a correre ad accogliere i genitori, che erano psicologicamente distrutti. È andata in capitaneria, è corsa dappertutto. Parimenti è l’associazione Synìparxi [Coesistenza] a dare un po’ di respiro, in tutti i modi che può, ai profughi minorenni non accompagnati, organizzando per loro delle escursioni. Forse non avrà decongestionato l’hotspot di Moria, cosa che del resto non è di sua spettanza, ma non lo sono neanche le gite, che pure qualche risultato lo danno. E così anche Angalià, con il successo della sua Scuola per genitori e le altre azioni. Sottolineiamo tutto questo perché qualcuno non s’immagina nemmeno cosa vuol dire essere pronto a scattare 24 ore su 24, oltretutto per situazioni così difficili. E non solo non se lo immaginano, ma credono che qualcuno … ci faccia i soldi. Notte fonda, insomma. Giorgos Tyrikos-Ergàs, Katerina Estathìou-Selacha e

(da Embròs [Avanti], quotidiano di Lesbo, 30 .11. 2017

di Anthi Pazianù)

 

Eleni Selacha

28 novembre alle ore 20:24 · Mitilene, North Aegean, Grecia ·

La “Scuola dei genitori” di Angalià è giunta al termine. Tredici relatori principali per venticinque interventi, principalmente nell’entroterra montuoso di Lesbo. Dafia, Skalochòri, Aghìa Paraskevì, Agra, il centro Mosaik a Mitilene e anche due campi profughi. Pediatri, nutrizionisti, psicologi, psicoterapeuti, educatori, scrittori, esperti della crescita del bambino: isolani, provenienti dal resto della Grecia ma anche dall'estero. Hanno accettato l’invito a titolo volontario e gratuito e sono venuti ad aiutarci a fornire, stavolta, accanto alle provviste materiali anche delle provviste intellettuali per il più difficile e più bello dei compiti, quello di crescere un bambino in tempi di crisi. Si sono prodigati, hanno contribuito di tasca propria, hanno dato il meglio di sé. Centinaia di persone, complessivamente, hanno seguito tutte le conferenze e i dibattiti. Gente del posto e migranti, rom e rifugiati. Discussioni durate anche tre ore, con molte domande, grande tensione emotiva, conversazioni in luoghi e in momenti dove la tenebra insiste a voler sembrare potente. Genitori e persone che aiutano a crescere i bambini, tutti pieni di voglia di dare ciò che è giusto dare, a prescindere dalle risorse e dalle loro possibilità economiche. Persone assetate di apprendimento. Ci sono voluti mesi di preparazione, tre settimane di realizzazione e un continuo correre da parte nostra. Ma il risultato ci lascia profondamente soddisfatti. Il materiale filmato sarà presto caricato su una piattaforma elettronica per essere reso accessibile a tutti i nostri amici, insieme a materiali che abbiamo ritenuto fosse necessario postare a integrazione delle conferenze. Grazie al vostro sostegno è stato economicamente possibile per noi realizzare – di nuovo - la Scuola dei genitori senza neanche un euro di contributo statale o dell’Unione europea. Ringraziamo gli oratori, chi ci ha offerto canali di comunicazione, le associazioni e le scuole che ci hanno appoggiato, ma soprattutto tutti voi che avete sostenuto l’iniziativa e tutti voi che ci avete onorato della vostra presenza. Scriveremo in maggior dettaglio nella relazione consuntiva annuale. Grazie a tutti.

 

Giorgos Tyrikos-Ergàs

25 novembre alle ore 20:24 · Mitilene, North Aegean, Grecia ·

Come si fa a gioire? Per l ultima giornata della “Scuola dei genitori”, che tanta fatica e tanto tempo ci è costato organizzare, avevamo pensato di festeggiare, di tirare il fiato. Arriva al mattino la nostra buona amica, ci dà la brutta notizia, il nostro cuore sprofonda. Un bambino profugo - come hanno detto i suoi – a bordo del barcone, in mezzo allo scompiglio e al panico, non ce l'ha fatta. Non ho il coraggio di scrivere come è morto. Non osiamo nemmeno pensare al dolore di sua madre. Ed ecco che piomba la nostra cara amica in mezzo all'ultima presentazione, corre ad aiutare la famiglia del bambino con le mani nei capelli - qualcuno deve fare il riconoscimento, da qualche parte dev’essere sistemata questa gente... Ammutoliamo tutti. Succedono cose inconcepibili in quest’isola. In questo mare... andiamo al corteo che è stato organizzato, torniamo a casa. Avevamo anche festa a casa, è l’onomastico delle Caterine. Cerchiamo di convincere noi stessi che qualcosa di buono lo abbiamo fatto, che qualcosa di buono lo abbiamo portato a termine... cerchiamo anche di appurare come mai, al di là di dieci minuti di stordimento, non proviamo più granché. E ci chiediamo quando esploderà tutto ciò che noi opprimiamo. Che qui opprime centinaia di persone. Perché accanto a noi è l'orrore e perché la nostra vita non potrà mai più essere “normale”... e facciamo finta che vabbè... si fa “quel che si può”. È dura digerire il fatto che la normalità ormai include tanta morte e che, in sostanza, il “quel che si può” è... questo post avrebbe dovuto essere un grande grazie a chi ci ha aiutato a fare la Scuola dei genitori, ai tredici relatori in venticinque interventi, alla gente che è venuta ad ascoltare, a chi ci ha mandato i soldi per realizzare il tutto. Ma è la realtà stessa ad annullarci. Non annulla il valore dei nostri ringraziamenti, ma il senso stesso, ormai, di tutto quanto accade intorno a noi. Se non altro queste parole: grazie per starci accanto e spingerci lontano dall’ignavia, dalla rassegnazione e dalla sottomissione. Che finirebbero di schiacciarci.

Ghiorgos Tyrikos-Ergàs su Facebook

12 novembre alle ore 13:26 · Mitilene, North Aegean, Grecia ·

A Moria, in questo momento, i minori non accompagnati raggiungono i 350. In mezzo a un caos di 7000 persone, numero che continua a crescere di giorno in giorno. La maggior parte dei minori non accompagnati dormono ammucchiati per terra in una tenda centrale. I casi di tentato suicidio sono quotidiani.Riusciamo a concepire cosa significa questo? Al di là di questo ci sono migliaia di persone, famiglie con bambini che dormono in tende estive. A partire da oggi o da domani le previsioni del tempo danno un allarme maltempo. A Lesbo il notiàs [vento da sud] è già rinforzato. Negli ultimi giorni sulle coste dell'isola sono approdati tre corpi di bambini, il che significa un'ulteriore e parallela vicenda in mare, che nessuno può raccontare con esattezza. Ben fatto, Europa. Sei diventata “più saggia”. Nel crimine. Contro i bambini. I soli veramente innocenti. Ben fatto, gente che vuol esser chiamata “civile”. La “questione dei profughi” non è finita. Non è nemmeno cominciata.

 

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