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ASGI – MANIFESTO in sintesi

30.5.2017, Asgi

L’immigrazione è ormai un fenomeno strutturale e ordinario che ha profondamente modificato il sistema sociale ed economico nazionale.

Finora non è stato governato adeguatamente perché le varie forze politiche non hanno saputo né voluto attuare una effettiva politica di governo della realtà.
Si è continuato a trattare l’immigrazione come un fenomeno momentaneo da gestire con provvedimenti di tipo episodico o emergenziale o con periodiche “sanatorie” degli ingressi irregolari (ma sempre ostacolando un regolare ingresso per lavoro).Considerata dal 2002 soprattutto come una minaccia alla sicurezza (con poche eccezioni dovute alla obbligatoria attuazione di direttive UE e alla libertà di circolazione e soggiorno spettante ai cittadini degli altri Stati membri dell’UE), non sono state messe in campo  in ogni caso adeguate politiche di integrazione sociale dei cittadini stranieri.
In una campagna in cui i temi dell’immigrazione e dei diritti di cittadinanza risultano troppo assenti, l’ASGI propone il suo documento e richiama i candidati all’urgenza di modificare la normativa su immigrazione, asilo e cittadinanza .

Questi i punti del Manifesto dell’ASGI.

1.INGRESSI: DIVERSIFICAZIONE, SEMPLIFICAZIONE, INFORMAZIONE, LIBERALIZZAZIONE

La vigente disciplina italiana degli ingressi degli stranieri non appartenenti all’Unione europea per soggiorni superiori a tre mesi, specie dopo le modifiche del 2002, è orientata soprattutto all’ingresso condizionato al lavoro, ma in un paese con elevati tassi di immigrazione (per quanto in linea con la media europea) cresce anche il flusso migratorio volto a rispondere a esigenze diverse quali l’unità familiare, la protezione umanitaria, la domanda di studio. A tali diverse esigenze dovranno essere fornite specifiche risposte (vedi le relative parti) migliorando i relativi sistemi di ingresso al fine di fornire una risposta articolata alla domanda migratoria.
Quanto all’ingresso per lavoro è ormai ampio il consenso sulla irragionevolezza e la pratica irrealizzabilità di un incontro tra domanda e offerta di lavoro che dovrebbe avvenire (e non avviene) prima dell’ingresso in Italia. Occorre dunque tradurre questo consenso in una modifica legislativa che consente l’incontro tra domanda e offerta sul territorio nazionale mediante l’ingresso per ricerca occupazione: il sistema prioritario degli ingressi per lavoro deve essere quello dell’ingresso per ricerca lavoro, per la sua maggiore aderenza alla realtà della catena migratoria e delle dinamiche del mercato.
Anche tale radicale ma inevitabile innovazione sarebbe tuttavia insufficiente se non viene inserita in un insieme di ulteriori riforme volte a rendere complessivamente più flessibile il sistema e a migliorare il raccordo tra domanda e offerta di lavoro.

Noi proponiamo di DIVERSIFICARE E SEMPLIFICARE GLI INGRESSI

Modificare il c.d. Decreto Flussi rendendolo annualmente obbligatorio, effettivamente corrispondente alle esigenze occupazionali delle singole regioni, basato su differenti criteri di attribuzione delle quote e in grado di assicurare in tempi rapidi l’ingresso del lavoratore straniero (anche grazie all’inserimento di meccanismi di silenzio-assenso). Introdurre un nuovo canale di ingresso, che consenta ai cittadini stranieri di entrare regolarmente in Italia con un visto per ricerca lavoro (di almeno un anno), con un effettivo incentivo al rientro nel Paese di origine in caso di mancato reperimento di occupazione. Semplificare le procedure per il riconoscimento dei titoli di studio e delle qualifiche conseguiti all’estero. Incentivate la negoziazione e l’attuazione degli accordi bilaterali volti alla effettuazione dei programmi di formazione professionale nei paesi di origine. Garantire sempre la restituzione dei contributi versati in Italia in caso di definitivo rientro in patria senza diritto a pensione.
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2.  IL SOGGIORNO DEI CITTADINI STRANIERI

L’attuale disciplina del soggiorno dei cittadini extracomunitari ruota intorno ad un approccio all’immigrazione anacronistico, inadeguato, utilitaristico e vessatorio. Nel sistema legislativo attuale per conservare il permesso di soggiorno il cittadino straniero deve sempre dimostrare di avere gli stessi requisiti dell’ingresso, che sono prevalentemente legati ad una capacità reddituale (per il lavoro il reddito è quello derivante dal rapporto di lavoro; per il ricongiungimento familiare è richiesto un reddito determinato in rapporto all’assegno sociale annuo, aumentato a seconda del numero di familiari; per gli studenti è richiesto un reddito minimo e la copertura assicurativa, ecc.).Così ad ogni rinnovo del permesso di soggiorno lo Stato chiede al cittadino straniero, anche se soggiornante da anni sul territorio nazionale, di dimostrare di avere un lavoro e/o un determinato reddito. Pretesa che, a maggior ragione in un periodo di gravissima crisi economica mondiale, si ripercuote negativamente sulla condizione del cittadino straniero, limitando o negando la sua regolarità di soggiorno ed inducendo, in generale, una forte precarizzazione. Nessuna rilevanza (se non in casi particolari) è attribuita alla durata della presenza in Italia del cittadino straniero, così come alla esistenza di indici di integrazione, quali l’esistenza di un rapporto di lavoro, sia pur irregolare, o di solidi legami familiari.

Noi proponiamo di INTRODURRE UN MECCANISMO DI REGOLARIZZAZIONE ORDINARIA per ogni singolo cittadino straniero già presente in Italia che dimostri lo svolgimento di una attività lavorativa o importanti legami familiari o affettivi. Assicurare la convertibilità di tutti i tipi di permessi di soggiorno. Trasferire ai Comuni la competenza in materia di rinnovo del titolo di soggiorno. Abrogare l’accordo di integrazione, il contratto di soggiorno, la tassa sul permesso di soggiorno e ogni automatismo preclusivo al mantenimento del titolo di soggiorno.
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3.FAMIGLIA E MINORI

Il ricongiungimento familiare è uno dei più importanti percorsi di migrazione legale e rappresenta un fattore essenziale di integrazione dei cittadini stranieri nelle società di arrivo.La Direttiva 2003/86/CE in materia di ricongiungimento familiare ha affermato che “Il ricongiungimento familiare è uno strumento necessario per permettere la vita familiare. Esso contribuisce a creare una stabilità socioculturale che facilita l’integrazione dei cittadini di paesi terzi negli Stati membri, permettendo d’altra parte di promuovere la coesione economica e sociale, obiettivo fondamentale della Comunità, enunciato nel trattato”. Il riconoscimento, dunque, del diritto alla vita familiare e la sua effettività sono essenziali in ogni legge che ne disciplini l’esercizio.L’attuale normativa contenuta in materia nel testo unico delle leggi sull’immigrazione rispetta quell’approccio europeo, ma presenta lacune che vanno eliminate per rendere più effettivo il diritto all’unità familiare.I minori stranieri devono essere trattati, in primo luogo, come minori. La Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ratificata dall’Italia con legge n. 176/91, stabilisce che i diritti da essa sanciti devono essere riconosciuti a tutti i minori che rientrano nella giurisdizione dello Stato, senza alcuna discriminazione, indipendentemente dalla loro nazionalità, regolarità del soggiorno o apolidia. Ai sensi della Convenzione, inoltre, in tutte le decisioni che riguardano i minori, il superiore interesse del minore deve essere una considerazione preminente. Tali principi sono già previsti nel testo unico delle leggi sull’immigrazione, ma spesso, nella prassi, sono disapplicati o non attuati.

Noi proponiamo di RAFFORZARE IL DIRITTO AL RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE consentendo delle parziali deroghe ai requisiti reddituali e abitativi, stabilendo per i genitori gli stessi requisiti previsti per il coniuge e favorendo la regolarizzazione dei familiari che vivono già in Italia senza titolo di soggiorno. Garantire a tutti i minori parità di diritti a prescindere dalla nazionalità e dalla condizione giuridica dei genitori. Assicurare anche ai minori con genitori non autorizzati il rilascio di un titolo di soggiorno. Stabilire un sistema uniforme e scientificamente rigoroso per l’accertamento dell’età. Assicurare il diritto al rilascio del titolo di soggiorno al raggiungimento della maggiore età in presenza dei soli requisiti lavorativi e abitativi.

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4.ALLONTANAMENTI

La disciplina vigente in tema di espulsioni e allontanamenti è farraginosa, inefficace, dispendiosa, contrastante con la Costituzione e le norme internazionali e dell’UE e assai poco rispettosa dei diritti fondamentali delle persone.

Noi chiediamo di CHIUDERE I CENTRI DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE (CIE). Garantire che ogni forma di limitazione della libertà personale sia disposta da un giudice professionale (e non più dai giudici di pace) al pari di quanto previsto per tutti i cittadini italiani e che l’identificazione delle persone socialmente pericolose avvenga durante la detenzione in carcere e non più disponendo un nuovo e ulteriore trattenimento amministrativo. Limitare l’uso delle espulsioni solo per le violazioni più gravi e incentivare il rimpatrio volontario. Sottoporre sempre alla previa approvazione del Parlamento gli accordi di riammissione con i Paesi terzi. Abrogare i reati che puniscono l’ingresso o il soggiorno non autorizzati.
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5.DIRITTO D’ASILO

Particolare preoccupazione suscita la normativa italiana relativamente al diritto d’asilo sia per la perdurante mancata attuazione con norme organiche dell’art. 10 terzo comma della Costituzione, sia per la disorganicità e le carenze delle norme italiane vigenti, derivanti in modo pressoché esclusivo dal recepimento delle direttive UE sull’accoglienza dei richiedenti asilo, sulle procedure di esame delle domande e sulle cd. qualifiche di protezione internazionale (status di rifugiato e status di protezione sussidiaria).

Noi chiediamo di ASSICURARE L’EFFETTIVO ESERCIZIO DEL DIRITTO D’ASILO in tutte le frontiere, soprattutto quelle marittime. Definire un testo unico delle norme in materia di asilo. Garantire sempre ai richiedenti asilo un’accoglienza secondo gli standard dell’UE, anche nelle c.d. zone di sbarco, abolire gli attuali Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA). Limitare a ipotesi eccezionali il trattenimento dei richiedenti asilo. Riformare la composizione delle Commissioni Territoriali e la disciplina della protezione umanitaria. Rendere automatico l’accesso al gratuito patrocinio e il diritto di restare in Italia (e di essere accolto) del richiedente asilo che ha presentato un ricorso innanzi all’Autorità giudiziaria.

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6.TUTELA CONTRO LE DISCRIMINAZIONI, APOLIDIA E TUTELA DELLE MINORANZE ROM E SINTI

In Italia manca un’autorità amministrativa indipendente contro le discriminazioni razziali, religiose ed etniche e va adeguato e riordinato il quadro relativo al procedimento giudiziario antidiscriminatorio.Inoltre, particolari categorie come gli apolidi, spesso non riescono ad ottenere le garanzie previste dalla Convenzione internazionale sugli apolidi, firmata a new York nel 1967 e in vigore anche in Italia. In particolare gli appartenenti alla minoranza dei Rom e dei Sinti che si trovano in Italia sono in una condizione giuridica e sociale molto peculiare e complessa, che la distingue oggettivamente da ogni altra minoranza, essendo  l’unica diffusa su tutto il territorio nazionale, non concentrata in alcuni territori e composta di persone che hanno uno status giuridico eterogeneo (italiani, cittadini di altri Stati dell’UE, cittadini di Stati non appartenenti all’UE, apolidi, rifugiati).

Noi chiediamo di ASSICURARE IL RISPETTO DEL PRINCIPIO DI NON-DISCRIMINAZIONE. 

Completare il riordino delle varie tipologie di procedimento giudiziario antidiscriminatorio. Istituire una Agenzia Nazionale Antidiscriminazione autonoma e indipendente con effettivi poteri di indagine e sanzionatori. Garantire a tutti i cd. apolidi di fatto, già in via amministrativa, il riconoscimento dello status di apolide, nonché il rilascio di un titolo di soggiorno a partire dal momento in cui la richiesta è avanzata e a prescindere da una pregressa residenza. Introdurre con legge statale, una specifica disciplina per la tutela e le pari opportunità delle persone appartenenti alla minoranza linguistica dei Rom e dei Sinti in Italia.

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7.PARI OPPORTUNITA’ E DIRITTI SOCIALI

In Italia manca un pieno ed effettivo recepimento nella legislazione interna della disposizioni in materia di parità di trattamento sia  in riguardo all’accesso alle  prestazioni  assistenziali che a quelle relative alla sicurezza sociale incluse, dunque, tutte le prestazioni familiari e quelle anche a carattere misto ovvero non contributivo ma che costituiscono diritti soggettivi secondo la legislazione vigente.Inoltre l’accesso al pubblico impiego anche ai cittadini di Stati non membri UE regolarmente soggiornanti in Italia (alle stesse condizioni previste per i cittadini degli Stati membri dell’UE dall’art. 38 d.lgs. n. 165/2001) deve avere come unica limitazione quegli impieghi che implichino l’esercizio di pubblici poteri ovvero attengano alla tutela dell’interesse nazionale.

Noi chiediamo di GARANTIRE PARI ACCESSO A PRESTAZIONI SOCIALI E PUBBLICO IMPIEGO per i cittadini stranieri, eliminando condizioni e requisiti discriminatori che ostacolano l’accesso a prestazioni sociali di natura assistenziale, così adeguando l’ordinamento italiano ai principi di diritto internazionale ed europeo. Riconoscere il diritto dei cittadini stranieri di accedere al pubblico impiego, salvo nei casi di esercizio di pubblici poteri o di tutela dell’interesse nazionale. Completare il riordino delle varie tipologie di procedimento giudiziario antidiscriminatorio. Istituire una Agenzia Nazionale Antidiscriminazione autonoma e indipendente con effettivi poteri di indagine e sanzionatori.

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8. VITTIME DI TRATTA E DI GRAVE SFRUTTAMENTO

Il fenomeno della tratta di esseri umani continua ad essere in espansione, con forme di sfruttamento diversificate, in particolare anche nell’ambito lavorativo.

Noi chiediamo di TUTELARE LE VITTIME DI TRATTA E GRAVE SFRUTTAMENTO, garantendo effettive forme di indennizzo, un iniziale “periodo di riflessione”, il rilascio del permesso di soggiorno indipendentemente dalla collaborazione con l’Autorità giudiziaria e la non imputabilità per i reati commessi durante la fase di sfruttamento.

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9.UN PROCESSO EQUO E UNITARIO

In relazione ai provvedimenti riguardanti la condizione giuridica dello straniero, sono previste attualmente due diverse giurisdizioni, amministrativa e ordinaria, e tre giudici differenti: il Giudice amministrativo (T.A.R.), il Tribunale ordinario, e il Giudice di Pace, dotati di poteri, competenze e preparazioni differenti, con la conseguenza di rendere assai difficoltosa e inefficace la difesa.
Trattandosi di materia che riguarda diritti soggettivi e/o diritti fondamentali della persona, la giurisdizione deve essere unicamente quella ordinaria, come già avviene in tema di unità familiare, protezione internazionale e cittadini comunitari.

Noi chiediamo di GARANTIRE PROCESSI EQUI E UNITARI a tutti i cittadini stranieri, attribuendo esclusivamente al giudice ordinario la competenza di tutti i procedimenti relativi alla condizione giuridica del cittadino straniero (escludendo sia il giudice amministrativo, sia il giudice di pace) e assicurando sempre al cittadino straniero il diritto ad esporre realmente le proprie ragioni. Migliorare la condizione giuridica e le prospettive di stabilizzazione del soggiorno dei cittadini stranieri detenuti in carcere o ammessi a misure alternative alla detenzione.

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10.ELETTORATO AMMINISTRATIVO E CITTADINANZA

L’integrazione politica dei cittadini stranieri regolarmente soggiornanti è già oggi possibile con i diritti di riunione, di associazione, di espressione e con le forme di partecipazione che ogni Statuto comunale può prevedere, ma deve essere completata e rafforzata secondo due vie alternative e complementari, lasciate alla volontà degli interessati.

Noi chiediamo di RIFORMARE LA LEGGE SULLA CITTADINANZA E SUL DIRITTO DI VOTO, riconoscendo a tutti i cittadini stranieri residenti in Italia la possibilità di votare alle elezioni comunali (e delle città metropolitane) e il diritto ad acquisire la cittadinanza italiana in tempi più brevi e con procedure rapide e trasparenti. Valorizzare il principio dello ius soli. Garantire a tutti i minori e in particolare a quelli nati sul territorio italiano speciali possibilità per un agevole acquisto della cittadinanza italiana.
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Il Manifesto ASGI (versione completa)

La sintesi in 10 punti

English version

 

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