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Ermira Kola: vorrei dedicarti qualche riga....

17.10.2019, Antenne Migranti

 Big Man, vorrei dedicarti qualche riga, ma tu sei intelligente e saprai già che se lo faccio è perché ne ho bisogno io.

Vorrei raccontare dei tuoi occhi grandi, perennemente rossi che ti scrutavano dentro seppur con discrezione.

Vorrei raccontare i tuoi ricordi del Niger, il tuo orgoglio di essere di Niamey.

Vorrei raccontare un pò della tua vita, se possibile con la discrezione che tanto amavi.

Vorrei dire al mondo che sei morto a Bolzano, dopo 8 anni in Italia 7 dei quali passati in strada.
E che quella strada non riuscì a scalfire la tua eleganza e soprattutto la tua bontà.

La strada imbruttisce e quando proprio va bene ti si attacca addosso con il suo odore dannatamente riconoscibile.

Tu non ti sei fatto imbruttire, non so come tu ci sia riuscito.

Ho scoperto che amavi Salman Rushdie e la cosa mi colpì come mi colpisce ogni volta scoprire quanto siano infiniti i punti d’incontro tra gli umani.

Ti portai “Luka and the fire of life” per il tuo fuoco personale.

Mi raccontasti di essere stato in un CPR anche in Austria. Anche. Perché lo sei stato anche in Italia. Anche.
Sei stato imprigionato due volte perché non avevi avuto le carte giuste.
E i punti d’incontro si allontanano inesorabilmente, la mia vita e la tua vita su due binari così dannatamente diversi che io non riesco manco ad immaginare.

Tornai a casa decisa che piano piano avrei raccolto la tua storia di vita per poterla raccontare.

Tornai. A casa.

Tu rimanesti in reparto. Cure palliative. La tua unica casa in Italia è stato quella stanza. La numero 8.

Tornai ieri mattina perché ci avvisarono che stavi morendo.

E così è stato.

Sei morto velocemente come per non disturbare troppo le bianche straziate che ti stavano attorno.

Avevi parlato poco della morte, ma quando lo hai fatto hai detto chiaramente di voler essere sepolto a Bolzano.

“Bolzano è bella, Bolzano è la mia città”

Bolzano ora dovrà finalmente darti un luogo tuo. Chissà se Bolzano imparerà la lezione di Nasser.

C’eravamo solo noi intorno a te mentre morivi e a me questa cosa faceva impazzire.

Morire così lontano da casa e con così poco di casa intorno.

Poi sono arrivati i tuoi amici.
Piangevano, oh Nasser se piangevano quei uomini di strada nel vederti immobile e ad occhi chiusi.

Poi hanno detto, piano piano e con voce pacata: “Così è la vita.”

Ermira Kola

(In ricordo di Addoul Nasser, nigerino, morto di cancro nell'ottobre 2019 a Bolzano, qui sepolto per sua volontà)

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