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Salvatore Saltarelli e Monika Weissensteiner: La rotta del Brennero", in Dossier Statistico Immigrazione 2016

Il Dossier Statistico Immigrazione, é un rapporto annuale a cura di IDOS e confluenze,  per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri/Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali. Il Dossier offre un’analisi organica delle migrazioni imperniata su vari aspetti, con un ampio supporto di dati statistici: il contesto internazionale; i flussi migratori e la presenza di immigrati e rifugiati in Italia; il mondo del lavoro; i diversi livelli di inserimento sociale; i contesti regionali.

Il Dossier Statistico Immigrazione 2015 contiene nella parte II flussi misti e permanenze un articolo curato da Salvatore Saltarelli e Monika Weissensteiner per la Fondazione Alexander Langer Stiftung che riguarda il fenomeno delle cosidette riammissioni al confine italo-austriaco del Brennero.

 

DOSSIER STATISTICO SULL'IMMIGRAZIONE

2016 - Parte II -  Flussi misti e permanenze

 

L' Alto Adige – Sudtirolo, territorio di accoglienza e di confine, oggi risponde ai fenomeni flussi e permanenze relative al diritto di asilo e accoglienza profughi su due versanti. Da un lato gestisce l'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale presso dei centri d'accoglienza, che ha visto un aumento legato alla distribuzione a quota per cui all'Alto Adige spetta l'1% degli arrivi, pervenendo a 875 presenze a dicembre 2015 (lo 0,17% della popolazione locale). Dall'altro lato, essendo un territorio di frontiera, negli ultimi anni è stato caratterizzato soprattutto dal fenomeno dei transiti e controlli nella fascia e retrovia della frontiera. Si possono distinguere due distinte direzioni di flussi: oltre ai tentativi di transito in uscita e le relative risposte della polizia si è registrato un aumento dei transiti in entrata, trasformando il territorio provinciale anche in un territorio di primo arrivo in Italia, che ha messo in rilievo la problematicità di garantire per gli arrivi terrestri regolare accesso al diritto di accoglienza, disciplinato dalla direttiva 2013/33/UE trasposta in Italia con il D. Lgs. 142/2015.



Anno 2015

L'espressione che ha segnato a livello europeo l'anno 2015 è stato quella della “crisi dei rifugiati” o “crisi migratoria”, una crisi non tanto dovuta al solo aumento di domande di protezione presentate nei stati membri – 1,2 milioni rispetto a 640.000 nel 2014 – ma piuttosto al fallimento del “Sistema Europea Comune di Asilo”. Il numero di arrivi nel 2015, soprattutto lungo la “Rotta balcanica”, ha messo in pericolo l'area Schengen: la Commissione ha identificato il problema nella mancata protezione delle frontiere esterne e nel mancato rispetto del Regolamento Eurodac e del Regolamento Dublino III (“Back to Schengen: A Roadmap”). A partire da ottobre 2015 la scelta di alcuni stati membri, tra cui Germania e Austria, di applicare il capitolo II del Codice Schengen, definendo i flussi migratori un pericolo per l'ordine pubblico e la sicurezza interna, ha permesso di reintrodurre come misura d'eccezione e in modo temporaneo controlli sistematici ai confini interni.

Di rilievo, per la situazione al Brennero, la presa di posizione dell'Austria inizio 2016: l'introduzione di un tetto massimo secondo il quale verranno accolte 37.500 domande all'anno; l'approvazione tramite il parlamento di una nuova legge che permette di introdurre lo stato d'emergenza qualora dovessero arrivare gran numeri di migranti; le misure di “management di frontiera” pianificate da Vienna per il Brennero e presentate in conferenza stampa il 27 aprile al Brennero. L'Italia - oltre ad adottare “l'approccio hotspot” al Sud del Paese, a partire da settembre 2015 - per prevenire la reintroduzione di controlli sistematici al Brennero, ha aumentato ulteriormente i controlli di polizia lungo la rotta ferroviaria del Brennero, trasformandola di fatto in una rotta impercorribile.

In questo contesto le statistiche sulle riammissioni al Brennero hanno assunto un particolare significato politico, come risulta dalla precisazione del ministro degli Interni Angelino Alfano in merito alle misure introdotte ad aprile 2016, evidenziando come tra il 1 gennaio e il 10 aprile 2016 i movimenti secondari irregolari registrati al Brennero invece siano perlopiù in direzione sud, verso l'Italia e non viceversa: si parla di “2722 cittadini stranieri rintracciati dalla Polizia di frontiera italiana al confine e provenienti dall’Austria [un incremento del 1.420,67% rispetto allo stesso periodo del 2015], con 674 riammissioni dall’Italia all’Austria a fronte di 179 dall’Austria verso l’Italia”. Per Dimitris Avramopoulos, Commissario europeo per le immigrazioni, “l'attuale afflusso di migranti dall'Italia non costituisce una grave minaccia all'ordine pubblico o alla pubblica sicurezza tale da giustificare il ripristino temporaneo dei controlli di frontiera alla frontiera interna tra Austria e Italia” (interrogazione P.E.27.7.2016).

 

"La Rotta del Brennero"

Tramite l'impiego di pattuglie trilaterali da Trento al Brennero da novembre 2014 coll'obiettivo di contenere la pressione migratoria intraeuropea, il fenomeno dei transitanti bloccati si è spostato, durante la primavera del 2015, dal Brennero alla stazione di Bolzano. Mentre al Brennero da inizio 2015 è stato attivato un servizio di assistenza umanitaria del pubblico-privato, a Bolzano erano inizialmente soprattutto cittadine e cittadini a fornire assistenza minima in stazione. Successivamente, con il vertice G7 ospitato dalla Germania il 7-8 giugno 2015, sono stati ripristinati i controlli ai confini con la Germania dal 26 maggio al 15 giugno, con forte ripercussioni al Brennero ed effetti sui movimenti migratori. Al Brennero si sono registrati un aumento di controlli e riammissioni da parte dell'Austria di cittadini stranieri, incluse riammissioni a catena dal confine tra Germania e Austria al Brennero, così come il dispiegamento di ulteriori unità di polizia italiana, che hanno mantenuto la loro presenza anche dopo il G7. Di seguito agli attentati di Parigi anche l'esercito italiano è stato dispiegato in frontiera. A fine 2015, poi, si è registrato un aumento dei controlli dei treni in entrata e maggior visibilità dei transiti verso l'Italia, soprattutto trattandosi di cittadini stranieri che erano giunti in Europa attraverso la rotta balcanica e che avevano intenzione di presentare la loro domanda di protezione internazionale in Italia.

Data la rilevanza della frontiera del Brennero a livello politico, a cavallo tra il 2015/2016 si sono realizzate alcune significative iniziative istituzionali: la presentazione della “Carta di Bolzano” da parte della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, a Bolzano il 3 ottobre 2015; il sopralluogo del Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'Accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione, realizzato a maggio 2016 in merito alle misure programmate ma non ancora attuate dall'Austria (barriera di 380 metri per coprire la valle che viene percorsa da autostrada, statale e ferrovia, con punti di controlli e un centro di identificazione); infine, l'audizione sui flussi migratori che interessano l'Italia e in particolare il Brennero con due rappresentanti SIULP presso la Commissione straordinaria per la tutela la promozione dei diritti umani del Senato. Innumerevoli, inoltre, le manifestazioni tenutosi al Brennero nel corso del 2016, anche con scontri tra manifestanti e le forze di sicurezza austriache e/o italiane.

Mentre tramite il rinforzo dei controlli la “Rotta del Brennero” ha perso di significato per il transito irregolare occorre evidenziare il numero elevato di soggetti particolarmente vulnerabili tra le persone intercettate da parte delle forze di polizia, in particolare minori non accompagnati e donne singole con bambini. Le misure di controllo non sono state accompagnate da misure in materia di accoglienza e attenzione particolare verso soggetti vulnerabili, e non si sono tradotti in una maggior applicazione delle clausole prioritarie già contenute nel Regolamento Dublino, che prevedono la possibilità di ricongiungimenti famigliari verso lo stato membro in cui è regolarmente presente un famigliare di un minore non accompagnato. Inoltre, qualora le persone intercettate presentassero una domanda di protezione internazionale direttamente in Questura di Bolzano non accedono direttamente alle misure di accoglienza come previsto dal D. Lgs. 142/2015 [Brenner/o Border Monitoring].


Permanenze e accoglienza a livello provinciale

Quanto emerge dalla statistica relativa alla permanenza di richiedenti protezione internazionale sul territorio provinciale, risulta che è un fenomeno limitato ma che ha visto una forte crescita negli ultimi anni: i richiedenti protezione internazionale accolti sul territorio provinciale sono passati da solo 58 nel 2013 – 181 (2014) e 875 (2015) – a 1316 nel 2016.

Mentre asilo e immigrazione sono competenza di Stato, a livello locale esiste un protocollo d'intesa tra Commissariato di Governo e la Provincia Autonoma di Bolzano che conferisce all'Ente provinciale una certa autonomia decisionale in relazione alla distribuzione dei richiedenti protezione sul territorio. Occorre menzionare che in passato venivano accolti sul territorio provinciale - con finanziamenti provinciali - solo coloro che avevano fatto richiesta di protezione internazionale direttamente presso la questura di Bolzano, dopo esservi giunti autonomamente sul territorio provinciale: un numero molto limitato di persone. Un eccezione fu il periodo dell'“Emergenza Nord-Africa”, quando vi furono assegnate nel 2011-12 circa 200 richiedenti protezione internazionale. In seguito alla Conferenza unificata del 10 luglio 2014 con l'introduzione del sistema di distribuzione a quote e la creazione di misure di accoglienza straordinaria gestita e finanziata dallo Stato si è aperto questo secondo, parallelo, canale di accoglienza. Dal 2014 al 2016 si é registrato un aumento delle presenze di richiedenti sul territorio. Come risulta dai dati del Ministero Interno le 1316 persone accolte sono tutte ospitate in cosiddette “strutture temporanee”. Di fatto ad oggi non esistono progetti SPRAR di seconda accoglienza sul territorio provinciale. La gestione locale dell'accoglienza, nel contesto attuale, è quindi un fenomeno recente al quale deve tuttora essere data una risposta strutturale.

A partire dal 2014, la progressiva apertura di strutture di dimensioni ridotte, sparse anche nei piccoli comuni e non più solo concentrati nei grandi centri urbani, si è dimostrata una misura particolarmente efficace non solo per facilitare l'inserimento degli ospitati, ma anche e soprattutto nel contrastare facili allarmismi e paure da parte delle popolazioni e municipalità coinvolte. Va anche aggiunto però che, simile ai CAS a livello nazionale, questi centri non presentano standard comuni, anche abitativi, e spesso la gestione si riduce a vitto e alloggio, mentre le attività di inclusione (corsi lingua, inserimento lavorativo ecc) vengono realizzati da cittadini volontari. Alcune persone abitano in case, altri in container o ex-caserme. Oggi ci sono circa 16 strutture di accoglienza: alcune sono contenute ed accolgono circa 15-20 persone e risultano dislocate nei piccoli comuni, altre medie, accolgono 130 e 180 persone e sono nel capoluogo.

Inoltre, a fine dicembre 2015 sono state aperte due strutture notturne, inizialmente sotto forma di misura “emergenza freddo” per persone senza fissa dimora, con una capienza di 140 posti e destinati per richiedenti protezione senza fissa dimora, ma stabili, a Bolzano. Fino a quel momento vivevano accampati, per mesi, per strada. A inizio 2016 vi erano circa 200 persone che avevano presentato domanda di protezione internazionale presso la Questura di Bolzano dopo esservi giunti autonomamente sul territorio provinciale (spesso arrivi terrestri), però non hanno avuto accesso alle misure di accoglienza per richiedenti protezione, come previsto invece dalla normativa veggente (D. Lgs. 142/2015). Ad agosto 2016 l'orario d'apertura di queste due “case di accoglienza per richiedenti protezione internazionale” (oramai non più misura “emergenza freddo”) è stato prolungato. Si tratta comunque di due strutture temporanee difficilmente collocabili nelle categorie di centri per richiedenti protezione previsti dalla normativa e ad oggi le persone non accedono alle misure e servizi prescritti.

 

Il paesaggio locale dell'accoglienza

Un tratto particolare è che in tutta la provincia di Bolzano ci siano esclusivamente due enti gestori: Caritas Diocesi Bolzano Bressanone e Associazione Volontarius onlus. Da un lato, l'autonomia provinciale ha comportato che finora non si siano sviluppate forme di gestione dell'accoglienza straordinaria improvvisate da parte di società e gruppi totalmente estranei al tema, come verificatosi in altre regioni. Dall'altro lato ha creato un duopolio di gestione, trattandosi did strutture di risposta straordinaria, in un contesto dove non ci sono progetti SPRAR.

Interessante anche il linguaggio, che ha prodotto un significativo mutamento nella semantica delle parole “carità” nonché quella di “volontario”. Nel contesto locale, oltre ai volontari all'opera per le due associazioni, negli ultimi anni, soprattutto per colmare le iniziali mancate risposte ai bisogni nelle stazioni, sono emersi i cosiddetti “volontari liberi”. Attraverso l'aggettivo “libero”, i volontari intendevano distinguersi da quelli delle due citate associazioni, percepite come eccessivamente piegate ai voleri delle istituzioni provinciali e, quindi, in ultima istanza alle logiche delle politiche emergenziali. In questo contesto, sono nati gruppi aperti e semi-organizzati, come Binario1 o Bozen accoglie. E' all'interno di questa rete di persone ed altre associazioni che, nel mese di marzo del 2016, la lettera “Accesso alle misure d'accoglienza per i richiedenti protezione internazionale presenti nel territorio di Bolzano”, indirizzata, fra l'altro, al Commissariato del Governo e al Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano, ha sollevato e denunciato la situazione problematica dei richiedenti protezione internazionale con permanenza a Bolzano ma senza accesso alle misure di accoglienza.