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Verona Forum in breve - a cura di Alice Mascanzioni

Il Verona Forum per la pace e la riconciliazione nei territori della ex-Jugoslavia (Verona Forum) fu istituito nel 1992 quando, tra il 17 e il 20 settembre, si svolse il suo primo meeting. Il VRF fu un’organizzazione non-governativa, che intendeva esercitare pressione sui governi nazionali e sulle istituzioni Comunitarie ed internazionali, affinché intervenissero per mettere fine alla guerra in ex-Jugoslavia. Il VRF cercò di sostenere tutte le forze civiche e democratiche che, in ex-Jugoslavia, erano impegnate nella difesa della tolleranza, della convivenza interetnica e del dialogo. Per assicurare il diretto coinvolgimento della società civile, il VRF era composto da persone residenti o provenienti dalla ex-Jugoslavia, intellettuali, cittadini, attivisti di pace o politici. Alle sedute prendevano parte anche organizzazioni, intellettuali e pacifisti provenienti da tutto il mondo, a cui spettava il compito di dare risonanza alle attività del VRF, di facilitare i contatti con le istituzioni, e di coordinare l’invio di aiuti materiali.

Il VRF divenne un luogo di dibattito per i dissidenti e per gli intellettuali che si impegnavano per creare concreti progetti di pace o alternative politiche al nazionalismo. Il VRF si propose come un canale di dialogo permanente tra intellettuali e civili attivi in ex-Jugoslavia, ed in particolare come un veicolo di rafforzamento della cooperazione e del dialogo tra le forze non nazionaliste. I membri del Forum si impegnarono nell’elaborazione di proposte concrete che potessero mettere fine ai combattimenti, e nella promozione della riconciliazione attraverso il dialogo e strumenti non violenti. Infine, il VRF cercò di favorire l’interazione tra società civile ex-jugoslava e mediatori ufficiali, nazionali ed internazionali.

Nel novembre 1992, l’attività del Verona Forum fu pubblicizzata grazie ad un viaggio del suo Steering Committee in ex-Jugoslavia, durante il quale si cercò di estendere il numero di attivisti coinvolti nel Forum. In seguito, lo Steering Committee incontrò Parlamentari europei e organizzò un seminario, in cui si propose la creazione di un tribunale internazionale (ONU) per i crimini di guerra.

Verona 17-20 settembre 1992: I sessione del VRF

I delegati del VRF espressero la loro profonda preoccupazione per i ripetuti fallimenti dei negoziati di pace e per la mancanza di un progetto politico internazionale capace di mettere fine alla guerra nei Balcani. Si denunciarono le sistematiche violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale di guerra.

Il VRF propose di mettere fine ai combattimenti impedendo il ricorso alle armi ed imponendo il rispetto degli accordi internazionali sui diritti umani. I responsabili di crimini e violazioni dovevano essere individuati e perseguiti. Il VRF rifiutò di riconoscere le modifiche di confini statali imposte con le armi e gli assetti demografici derivati da epurazioni e trasferimenti forzati della popolazione. I delegati del VRF suggerirono di istituire un protettorato Onu sulla Bosnia-Erzegovina e di estendere il mandato dei Caschi blu, per renderne effettivo l’operato. Per evitare l’estensione del conflitto si suggerì di convocare tempestivamente una conferenza internazionale in cui affrontare il tema dello status del Kosovo e si spronarono i governi europei a riconoscere la Macedonia (ed il suo nome) come stato indipendente. In fine, si chiese l’invio di osservatori internazionali in Kosovo, Macedonia e Serbia, e di assicurare asilo politico agli obiettori di coscienza ed ai disertori.



Verona 2-4 aprile 1993: II sessione del VRF
L’assemblea plenaria del VRF denunciò le sistematiche violazioni delle libertà di stampa ed opinione in ex-Jugoslavia, dove giornalisti indipendenti e dissidenti politici venivano arrestati o allontanati dai loro incarichi. Numerosi delegati del VRF criticarono il piano di pace Vance-Owen, poiché questo legittimava sia la spartizione etnica della Bosnia-Erzegovina, sia la modifica violenta dei confini degli Stati coinvolti nei combattimenti. Il VRF manifestò la propria preoccupazione, per il mancato riconoscimento della validità del piano di pace da parte dei Serbo-bosniaci. Si sollecitò la mobilitazione della comunità internazionale.

 

Vienna 11-13 giugno 1993: Conferenza civica di pace
I partecipanti alla Conferenza civica adottarono la Convenzione di Vienna, nella quale si richiedevano: l’imposizione di un cessate il fuoco; il contenimento dei combattimenti, per evitarne l’estensione a Macedonia e Kosovo; il ritorno degli espulsi; l’estensione del mandato Onu, con particolare riguardo per i caschi blu; il ripristino delle amministrazioni civili. Con la Convenzione si rifiutava qualsiasi spartizione della Bosnia-Erzegovina (in particolare se fondata sull’etnia) e si sollecitavano: un maggiore impegno della comunità internazionale per la ricostruzione economica in ex-Jugoslavia; il sostegno concreto per gli organi di informazione indipendenti e non nazionalisti.

 

Parigi 14-15 aprile 1994: IV sessione del VRF
I delegati provenienti dalla ex-Jugoslavia rivolsero un pressante appello alle istituzioni dell’Unione Europea, affinché decidessero di intervenire in modo deciso nei Balcani. Si chiese all’Unione Europea di smettere di riconoscere i signori della guerra ed i nazionalisti quali legittimi rappresentanti degli stati in lotta, per favorire il coinvolgimento delle forze democratiche attive in tutta la regione. Si sollecitarono il ripristino dei canali di comunicazione, la protezione delle città assediate o minacciate ed il sostegno al Tribunale Internazionale ONU. In fine si chiese il riconoscimento dei diritti delle minoranze e dei gruppi etnici.

Tuzla 3-5 novembre 1994: V sessione del VRF
La conferenza di Tuzla, ancora zona di guerra, fu organizzata dal Forum civico di Tuzla e dal Comitato direttivo del VRF. In quell’occasione si chiese all’Unione Europea di assicurare l’invio e l’effettivo arrivo dei convogli umanitari nelle città bosniache (si propose di ricorrere alla forza contro chi avesse cercato di appropriarsene o ne avesse bloccato il transito). Si sollecitò l’ICTY a punire i responsabili di crimini contro l’umanità e di guerra; si incalzò l’UE affinché difendesse il “modello Tuzla” fondato su multiculturalismo, convivenza, dialogo e sintesi dei valori promossi dall’UE.

Budapest 18-19 maggio 1996: VI sessione del VRF
I delegati espressero forti critiche per accordi di Dayton, considerato come un cessate il fuoco, che non risolveva i problemi della Bosnia-Erzegovina. Infatti, tali accordi legittimavano la spartizione etnica del paese, la divisione, l’intolleranza e l’inefficienza istituzionale. I partecipanti bosniaci chiesero con forza il coinvolgimento della società civile, il rispetto dei diritti dei cittadini, dei principi democratici e dello stato di diritto. Reclamarono l’organizzazione di elezioni politiche libere e regolari, ma soprattutto chiesero la convocazione di una nuova conferenza di pace.

(a cura di Alice Mascanzoni)