pro dialog

Alexander Langer

Verona Forum 2-4 aprile 1993 Verona-Accordi di pace esigono interlocutori capaci di costruirla.

ACCORDI DI PACE ESIGONO INTERLOCUTORI CAPACI DI COSTRUIRLA: PER UNA CONFERENZA CIVICA DI PACE, PER UN'INFORMAZIONE ONESTA E DEMOCRATICA, PER UN IMPEGNO PIU' POLITICO DEI MOVIMENTI DI SOLIDARIETA'

VERONA, 2-3-4 aprile 1993 (Centro Mons.Carraro)

SINTESI DEI LAVORI DEL FORUM

Con una partecipazione assai significativa di oltre 85 partecipanti da tutti i diversi territori dell'ex-Jugoslavia ed oltre 100 osservatori europei (soprattutto italiani) si è svolta la seconda sessione plenaria del Verona Forum. Sotto la presidenza di due parlamentari esterni, Alexander Langer (Parlamento europeo) e Marijana Grandits (Parlamento austriaco), e sulla base di un ordine del giorno preparato da un Comitato di coordinamento permanente di 15 membri, si sono tenute tre sedute plenarie (con diritto di parola ai soli partecipanti jugoslavi), tre gruppi di lavoro (aperti anche agli osservatori) ed una seduta di dialogo jugoslavo-europeo. Una manifestazione pubblica, "per un mosaico di pace e di convivenza nei Balcani", tenutasi in Piazza Bra domenica 4.4.1993, ha concluso il Forum, al quale sono pervenuti anche numerosi messaggi, tra cui quello del presidente italiano di Pax Christi, Mons.Tonino Bello, vescovo di Molfetta, di Gunter Burghardt della Cooperazione Politica della C.E., di Adem Demaci, scrittore albanese del Kosovo e premio Sacharov del Parlamento europeo, di Carlo Ripa di Meana, ex-commissario C.E. e portavoce dei Verdi italiani. Tra i presenti Miro Lazovic (presidente del Parlamento della Bosnia Herzegovina, Sejfudin Tokic (leader del partito riformista civico interetnico di Sarajevo e Tuzla), Zoran Pajic (prof.Univ.Sarajevo), Mirijana Dizdarevic (iniziativa "nave-radio" nell'Adriatico), Zlatko Dizdarevic (redattore di Oslobodjenje); Dusan Bilandzic (ex vice-presidente della Croazia), Ivan Zvonimir Cicak (opinionista croato), Srdjan Dvornik (editore, Zagabria), Petar Ladevic (Forum Democratico dei Serbi in Croazia), Slobodan Budak (Helsinki Watch Group, Zagabria); importanti esponenti dell'opposizione serba quali Tanja Petovar (Fed.Helsinki), Miladin Zivotic (Beogradski Krug), Isidora Sekulic (TV Belgrado), Ivan Protic (radio Yugoslavia), Nikola Barovic (avvocato), prof.Obrad Savic, Snezana Bogavac (Borba), Veran Matic (giornalista radio B92); esponenti democratici della Slovenia come Gorana Flaker, Marko Hren, Alenka Puhar (Delo); dalla Vojvodina Dragan Veselinov (leader del partito contadino), Nenad Canak (leader socialdemocratico), Lászlo Toth, giornalista, Marina Mustovic (centro civico europeo di Subotica), dal Kosovo rappresentanti dei vari partiti, con Rexhep Ismajli (LDK), Ylber Hysa (liberale), Shkelzen Maliqi (lega socialdemocratica), Violeta Oroshi (Vreme, da Prishtina), Drita Mekuli (Helsinki Committee), dalla Macedonia: Dimitar Mircev (Mov.Europeo, prossimo ambasciatore in Slovenia), Ivan Tulevski (Com.Dir.Umani), Seladin Xhezairi (BBC), Daut Dauti (giornalista macedone-albanese), Ferid Muhic (prof.Univ.Skopje), dal Montenegro Zdravko Uskokovic (Forum civico), Miodrag Vlahovic (vice-pres.partito liberale), Dragisa Burzan (vice-presidente part.socialdemocratico), Darinka Pejovic (Monitor). Presenti anche rappresentanze di numerosi organismi di solidarietà, quali Comitato di sostegno a gruppi ed iniziative di pace nell'ex-Jugoslavia, ARCI, Associazione per la pace, Beati i costruttori di pace, Comunità S.Egidio, Consorzio di solidarietà ex-Jugoslavia, ACLI, CISL, CGIL, Pax Christi, Helsinki Citizens' Assembly, Fondazione danese per i diritti dell'uomo, Consiglio nordico delle Chiese, Movimento nonviolento.

Il Forum nella sua sessione di Verona si è confermato e consolidato come "lobby-group" per la pace e la riconciliazione, che si rivolge al tempo stesso alle istituzioni ufficiali e governative ed alle forze e risorse della società civile. E' considerata essenziale la compresenza stabile ed impegnata di persone di tutti i territori della ex-Jugoslavia, ed in futuro forse di una più ampia area balcanica: non per una impossibile (e dai più non desiderata) ricostruzione della vecchia Jugoslavia, ma per contribuire alla convivenza ed alla democrazia nell'area nelle nuove condizioni geo-politiche. Essenziale è, a questo scopo, il lavoro permanente svolto dallo "Steering Committee" che si riunisce - almeno "via cavo" - tre volte al mese.

Alla fine della sessione sono stati approvati in seduta plenaria tre documenti, elaborati nei gruppi di lavoro: sulla convocazione di una conferenza civica di pace, sul sostegno all'informazione democratica e sulle richieste da rivolgere ai movimenti di solidarietà. Eccone in sintesi il contenuto:

1. Conferenza civica di pace

Si propone che si svolga a Vienna, dal 11 al 13 giugno prossimo, alla vigilia della Conferenza mondiale dell'ONU sui diritti umani, e riunisca - con una qualificata presenza di istituzioni europee - i possibili leaders di una pace durevole nell'ex-Jugoslavia ("i leaders del domani o del dopo-domani", è stato detto), insieme a movimenti di iniziative civiche e partiti moderati. E' stata accordata una base minima di pre-condizioni: nessun cambiamento violento delle frontiere pre-belliche; nessuna discriminazione etnica o religiosa; rimpatrio dei prigionieri, rifugiati e sfollati; individuazione e punizione delle responsabilità individuali per crimini di guerra; garanzie internazionali per realizzare e salvaguardare condizioni di pace, ed è stato definita una proposta di ordine del giorno e di istituzioni da coinvolgere. Primi assensi sono giunti dalla Fondazione danese per i diritti dell'uomo (istituzione del Parlamento danese), dal Consiglio delle Chiese nordiche e dalla Helsinki Citizens' Assembly.

2. Sostegno all'informazione democratica ed onesta

Gravissima è stata definita la situazione dell'informazione nell'ex-Jugoslavia: in Croazia ormai tutta l'informazione è omogeneizzata al regime; in Serbia il regime controlla tutta la grande informazione televisiva, ci sono (tra Serbia e Vojvodina) oltre 1350 operatori licenziati, voci indipendenti si registrano in alcuni giornali (peraltro con prezzi ormai proibitivi per la gente) e piccole emittenti radio-televisive, ma occorre un uso più selettivo dell'embargo per sostenere queste voci; nel Kosovo l'informazione in albanese è praticamente soppressa; in Macedonia le minoranze lamentano discriminazioni ed insufficienze; nel Montenegro esiste e va sostenuta qualche voce indipendente; in Bosnia Herzegovina merita ogni aiuto l'eroica voce di Olsobodjenjie che continua ad uscire, con tiratura ridotta e precaria, nella Sarajevo bombardata. L'iniziativa della nave francese che si dirige verso l'Adriatico con una stazione radio ed un'équipe di 7 giornalisti jugoslavi indipendenti a bordo (sostenuta per tre mesi dalla Comunità europea), va appoggiata e consolidata, altrettanto vale per iniziative italiane già progettate (del volontariato, non certo del governo!). Anche un settimanale europeo per i profughi e gli emigrati, fatto da giornalisti jugoslavi con informazione in tutte le lingue necessarie (serbo-croato, albanese, sloveno..) è già progettato e potrebbe uscire immediatamente, se adeguatamente finanziato e sostenuto: in questo senso il Forum rivolge un pressante appello alla Comunità europea ed a tutte le altre istituzioni, governative e non, perchè sostengano simili progetti, essenziali per contrapporre un'alternativa all'istigazione all'odio nazionalista e per costruire le basi di una riconciliazione e di un buon vicinato.

3. Richieste ai movimenti di solidarietà

In molti paesi esistono movimenti, più o meno estesi, di solidarietà per l'ex-Jugoslavia. Il Forum ritiene che tali movimenti siano della massima importanza, che la loro opera vada apprezzata e sostenuta (anche dall'informazione nei paesi europei, che spesso li ignora del tutto), e chiede a loro un salto di qualità. Non si tratta soltanto di premere sui governi e le istituzioni perchè intensifichino gli aiuti umanitari ed onorino gli impegni presi e spesso non rispettati (sull'accoglienza dei profughi e dei prigionieri, l'assistenza alla donne violentate, l'invio di aiuti alimentari e medicinali, ecc.), ma che si prendano e si sostengano delle iniziative che possono influire per fermare la guerra e migliorare le condizioni politiche in Bosnia Herzegovina e nell'intera ex-Jugoslavia. Sono stati indicati diversi obiettivi, a questo proposito: il sostegno (politico e materiale) a gruppi anti-guerra, ai gruppi di iniziativa di donne, la valorizzazione politica di quei partiti, movimenti e rappresentanti che oppongono visioni democratiche ai regimi, la richiesta di riaprire subito almeno le comunicazioni telefoniche tra Croazia, Serbia e Bosnia; il sostegno (politico e materiale) a chi organizza circuiti autogestiti (p.es. il sistema scolastico e sanitario albanese nel Kosovo; i "negozi della solidarietà" in Vojvodina..); aprire o intensificare relazioni di gemellaggio, di scambi di visite, di rapporti costanti (possibilmente includendo contemporaneamente partners tra i quali ci può essere incomprensione, p.es. serbi e croati, albanesi e serbi, macedoni e albanesi..); condizionare gli accordi europei con gli stati dell'ex-Jugoslavia al rispetto dei diritti umani e della democrazia interna.

Durante i lavori del Forum è arrivata la notizia del rifiuto del piano Vance-Owen da parte dei serbo-bosniaci di Karadzic. Nel Forum il piano era già stato fortemente criticato da molti, in quanto legittimerebbe ed incoraggerebbe la spartizione e l'epurazione etnica della Bosnia. Il suo rigetto da parte serba, la quale sembra ritenere di poter ottenere di più con la forza, può aprire un nuovo inasprirsi della guerra, un anno dopo il suo inizio. Nel Forum si è sottolineata la urgente necessità di un più forte e più diretto impegno della Comunità internazionale: sia per far cessare assedi ed attacchi, impedire bombardamenti aerei, la fornitura di armi e l'impiego di armamenti pesanti, sia per far arrivare effettivamente a destinazione gli aiuti umanitari, che non devono essere spartiti tra assedianti ed assediati, sia per scoraggiare ed impedire ogni "bonifica etnica". A questo scopo si chiede di appoggiare il massimo impiego di tutti i mezzi civili (monitoraggio, mediazione, pressioni politico-diplomatiche, uso dell'embargo, ecc.), ma anche una credibile minaccia ed eventuale uso della forza militare internazionale. Non per appoggiare una parte in guerra, ma per ristabilire condizioni minime di legalità, che permettano di stabilire un'amministrazione civile con l'assistenza ONU come quadro per ricostituire una dialettica politica e una vita civica accettabile. Tale forte impegno internazionale è richiesto anche in chiave preventiva, soprattutto per scoraggiare ogni estensione della guerra alla Macedonia (di cui si ribadisce la richiesta di immediato riconoscimento internazionale), al Kosovo ed alla Vojvodina: la condizione di questi due territori dovrebbe, secondo il Verona Forum, essere negoziata in conferenze internazionali adeguate, mentre da subito occorre ristabilire una legalità democratica che prevenga lo scoppio di conflitti.

Al Forum è arrivata la notizia di decine di persone associate ad un digiuno di pace e di solidarietà, promosso con due distinte iniziative dai "beati costruttori di pace", e l'altra coordinata dall'ARCI-solidarietà. E' stata altamente apprezzata l'idea, soprattutto se riuscirà a svegliare le coscienze e creare una effettiva pressione pubblica sui governi. Forse potrebbe essere allargata a livello europeo.

Il Verona Forum - i cui lavori sono stati seguiti da una dozzina di giornalisti jugoslavi - ora è impegnato a portare a conoscenza dei suoi interlocutori ufficiali i risultati della seconda sessione e di verificare subito le condizioni per convocare l'auspicata Conferenza civica di pace.

 

VERONA FORUM - c/ EUROPEAN PARLIAMENT, B 1040 BRUSSELS, 97-113 rue Belliard (BEL 3007), phone ++32-2-2845456, fax 2849456 (coord.: Rada Gavrilovic)