pro dialog

Alexander Langer

Ex-Jugoslavia, cittadini di pace: presentazione del Verona Forum
Ciò che da oltre un anno i movimenti pacifisti di tutta Europa invocavano e sognavano invano, a causa dei molti ostacoli sinora incontrati, potrà forse finalmente cominciare a prendere forma concreta dal 17 al 20 settembre I992 a Verona: una sorta di "Conferenza di pace dei cittadini dell'ex-Jugoslavia",

ospitata e curata con discrezione e senza pretese dal "Comitato di sostegno alle forze ed iniziative di pace nell'ex-Jugoslavia", che fa capo alla Casa della nonviolenza di Verona. Nella prima sessione del "Forum per la pace e riconciliazione nella ex-Jugoslavia" si incontreranno una cinquantina di esponenti democratici dei diversi territori ex-jugoslavi, con un'agenda molto fitta ed ambiziosa. Organizzata e presieduta, come la Conferenza di pace della Comunità europea (finora dimostratasi pero sterile, anzi, spesso dannosa), da persone esterne accettate da tutte le parti in causa, la riunione di Verona si svolgerà in due parti. Nel primo giorno si incontreranno tra loro attivisti di pace; saranno riunioni autogestite ed affronteranno, in 3-4 gruppi di lavoro, i temi dell'intervento nonviolento e pacifista in situazioni di conflitto e di pre e post-conflitto (prevenzione, ricostruzione di relazioni, problemi dei profughi, ecc.). Più strettamente politica la seconda parte del Forum che discuterà di Bosnia- Erzegovina, Kossovo e Vojvodina: "Cosa fare contro la guerra in atto, e per prevenirne l'estensione? Come risolvere i conflitti che stanno alla sua base?". Un comitato (in maggioranza donne), composto da 5 persone della ex-Jugoslavia e 3 "esterni" ha preparato il Forum, attraverso molte "teleconferenze via cavo" presiedute in modo ineccepibile dalla deputata austriaca Marijana Grandits, appartenente alla minoranza croata l'unico modo

per consentire a persone di Belgrado, Zagabria e Lubjana di parlarsi. I verdi, europei e italiani, hanno garantito il finaziamento di questa prima sessione.

La "paura di tornare alla vecchia Jugoslavia" è stato il primo ostacolo da superare: da molte parti, soprattutto nel nord croato e sloveno, e nel sud albanese (Kossovo), non si sarebbe disposti a partecipare ad alcuna cornice che esprimesse nostalgie pan-jugoslave. Ognuno dei partecipanti, sui cui nomi si è trovato via via un accordo generale, deve ovviamente tener conto molto accuratamente del proprio contesto: i macedoni esigono una visibile rappresentanza nel Comitato preparatorio (visto che l'Europa tende a negare loro il riconoscimento), i serbi di opposizione devono tener conto dell'ipersensibilità diffusa rispetto al Kossovo, considerata "terra sacra" della loro nazione, gli albanesi del Kossovo a loro volta non vogliono rischiare di apparire come pompieri rinunciatari in un momento in cui un referendum ha indicato la volontà di indipendenza del loro popolo ed un nuovo Parlamento e stato eletto ("illegalmente", secondo le autorità serbe); la diffidenza generale contro i serbi fa si che accettare l'invito a Verona sia un atto di grande coraggio. In Vojvodina, micro-cosmo di nazionalità analogo alla Bosnia-Erzegovina, si avverte qualche tensione non solo tra serbi e croati, ma anche verso gli ungheresi: ormai tutti cercano protettori e per i pacifisti diventa sempre più difficile. Differenziato anche l'atteggiamento verso i propri governi: più nettamente di opposizione quello dei pacifisti e intellettuali in Serbia, più vicini ai rispettivi governi i gruppi sloveni (donne, non a caso, i verdi sono al governo) e croati; questi ultimi, tuttavia, sensibili alla difesa dei diritti umani contro gli eccessi dei programmi di "omogeneizzazione nazionale" del loro paese. Dalla Bosnia-Erzegovina arriveranno a Verona solo esponenti in esilio, vista l'impossibilita di uscire da Sarajevo. E anche una delegazione montenegrina si affaccerà sulla scena europea. Cosa ne potrà venire fuori? Ripetere una delle tante conferenze di dialogo inter-jugoslavo e mostrare buona volontà, non sarebbe considerato sufficiente. Altri incontri vi sono stati in diversi paesi europei, organizzati dalla Helsinki Citizens' Assembly, dalle associazioni per la pace, dalle Donne in nero, da Jugofax/Londra, dagli stessi gruppi di pace della ex-Jugoslavia, che si sono incontrati per la prima (e sinora ultima) volta a Vienna a fine maggio/inizio giugno I992. Il Forum di Verona intende collocarsi in questa tradizione, ma con una importante differenza: si punta alla costruzione di un'istituzione stabile e duratura, che potrebbe dare vita ad una sorta di "delegazione mista", una voce autorevole e credibile per esprimere le esigenze di democrazia e dei diritti umani, di fronte anche agli organismi governativi, alle istanze internazionali, all'opinione pubblica.

Presentazione del "Verona Forum" (17-20 settembre I992), "il manifesto" 17 settembre 1992.