pro dialog
Il ragazzo del secolo scorso. Karl Ludwig Schiebel, ricorda nel giorno del commiato il sindaco di Città di Castello Pino Pannacci, fondatore della Fiera delle Utopie concrete

Quando parlo di Giuseppe Pannaci lontano da Città di Castello, lo descrivo come una persona autocratica benevolente.

Nel dopo guerra fino agli anni Ottanta, quando faceva il sindaco di questa città, era in buona compagnia, il Partito Comunista era una struttura gerarchica con tanti compagni autocratici e sicuramente anche diversi benevolenti.

Quello che distingueva Pino era che mantenne gli ideali del dopoguerra, di un alto senso morale che rispondeva alle idee, al progetto, al partito e certo non alle ambizioni personali o peggio, per tutta la sua carriera politica e di amministratore fino alla fine. Gli mancava ogni tratto di pomposità, la sua autorevolezza emanava con grande naturalezza dalle sue forti convinzioni, dal suo impegno per il bene comune. Il suo senso morale a volte lo rendeva severo, ma lui non umiliava mai l’altra persona.

Quello che però rendeva Pino Pannacci se non unico poi molto raro era il suo carattere non-dogmatico visionario che mi ha fatto molto piacere vedere sottolineato in questi giorni su tanti necrologi. La sua capacità di sviluppare immagini di un mondo futuro, di un mondo capace di futuro.

Da sindaco aveva una intensa e comprensiva visione di un Città di Castello con una forte identità locale, con punti di aggregazione come il Parco che oggi si chiama Parco Alexander Langer, il parco di Riosecco, quello del Lago dei Cigni, ma anche nel centro storico le Logge di Palazzo Bufalini. La visione di una comunità coesa con un forte senso di tradizione e di identità locale

Ma aveva anche la visione di una città moderna, aperta verso l’esterno e questo provocava il suo interesse per la questione più importante della nostra epoca, la questione ecologica. In tempi, quando l’ecologia era ancora un tema decisamente minoritario voleva conoscere Alexander Langer, con cui in seguito ha stabilito un profondo legame. Un legame che non si basava su qualche simpatia superficiale, ma su una congruenza caratteriale che era costitutiva per la personalità di ognuno.

Entrambi erano politici che sapevano bene che cosa è la Realpolitik, l’uno come europarlamentare l’altro come sindaco, dovevano fare i conti con la realtà. Ma entrambi erano anche visionari che guardavano oltre l’esistente. I due insieme hanno creato la Fiera delle Utopie Concrete che fino all’inizio di questo secolo ha definito in buona parte il discorso ecologico dell’Italia e dell’Europa con una visione di conversione ecologica che Papa Francesco ha ripreso adesso nella sua enciclica Laudato Si’.

La sua curiosità e l’apertura di mente, insieme a un giudizio intellettuale acuto e a volte tagliante – ma anche in questo Langer e lui erano vicini – hanno accompagnato Pino fino alle ultime settimane della sua vita. Diversi qui presenti lo ricorderanno quando abbiamo festeggiato insieme i suoi 88 anni, come era intellettualmente in una forma invidiabile. Piccoli attacchi di pessimismo culturale che con molte persone dilagano nell’ultima fase della vita, con Pino passavano velocemente a favore di tante domande e una grande curiosità su questo mondo. Quando ci siamo visti l’ultima volta, qualche settimana fa, si che aveva problemi con qualche fatto della quotidianità, ma era sempre molto presente sulle grandi questioni – e non era solo presente, ma voleva sapere.

Non è un segreto che il sindaco Pannacci incontrava molte resistenze, subiva, come tutti i politici, fuochi incrociati da più parti. Nell’amministrazione comunale, le sue visioni, ma anche la sua rigorosa onestà, incontravano resistenze e paure, mentre nella società civica il suo stile autocratico provocava opposizione. Il progetto suo e di Langer di trasformare l’Altotevere in un Laboratorio ecologico in scala 1:1 non si è realizzato – finora. Un fallimento di successo se si pensa che i due hanno anticipato quella che oggi è diventata una nuova normalità.

Negli ultimi anni Pino ha avuto la soddisfazione di incontrare tanti dei suoi avversari storici che si sono ricreduti e non solo perché con il passare degli anni le cose appaiano in una luce più dolce, ma perché sta emergendo con gli anni la lucidità visionaria con la quale il sindaco Pannacci ha saputo leggere i segnali e sta emergendo con quale integrità ha governato per creare un futuro amico per la sua città.

Pino non è un mito. Lui è e rimarrà una sfida per tutti noi perché quello che nel secolo scorso era una sua visione, oggi è una necessità e un nostro compito se vogliamo un futuro vivibile per noi e per i nostri figli.

Abbiamo perso un grande ragazzo del secolo scorso. La sola cosa che possiamo fare in suo onore è cercare di dare vita alle sue visioni di una città solidale, moderna, sostenibile, casa comune dei suoi cittadini storici e di quelli che sono arrivati e che arriveranno.

 

(ricordo di Pino Pannacci, cerimonia di Commiato 20.9.2016 Città di Castello)