pro dialog
Sandro Ottoni – Siria e Iran: rischiare la vita per la libertà di espressione

Nota sull’incontro promosso dalla fondazione Alexander Langer Stiftung, onlus

Il 20 febbraio alla Sala di rappresentanza del Comune di Bolzano

E in preparazione dell’incontro dei relatori con alcune classi del Liceo Classi di Bolzano il 21.2.2014

 

IRAN und SYRIEN heute

informazione, deformazione, disinformazione

 

 Nonostante un diffuso scetticismo, continuano a Ginevra i tentativi di colloquio tra esponenti del regime siriano e alcuni rappresentanti delle opposizioni. In Siria tuttavia proseguono i bombardamenti e i massacri da parte del regime di Assad, e brutalità e assassinii non mancano neanche tra i gruppi dell’opposi–zione, spesso in guerra tra di loro. Unico segnale di incoraggiamento in questi giorni è la durata della tregua umanitaria a Homs che ha consentito l’evacuazione di un primo gruppo, circa 1500 persone in gravi condizioni di fame e infermità dopo 18 mesi di assedio e bombardamenti.

Di questa spaventosa guerra civile nei media italiani abbiamo notizie soprattutto frammentarie e legate alla gravità degli episodi. L’approfondimento sul contesto in cui si svolgono gli eventi, l’interpretazione e il dibattito, sono lasciati più che altro alla buona volontà del cittadino. Così, dal flusso dei notiziari, comprendiamo ben poco sul ruolo nel conflitto e sugli interessi strategici di potenze dell’area quali l’Arabia Saudita, la Turchia oppure l’Iran, principale alleato della Siria di Assad. Con quali mezzi e importanza sono implicati nella guerra siriana questi paesi? Come influirà sul coinvolgimento bellico dell’Iran la recente firma dell’accordo per l’alleggerimento delle sanzioni internazionali in cambio della limitazione del programma d’arricchimento dell’uranio? Qual è il ruolo del grande apparato di media e nuovi media che intervengono direttamente nel conflitto, attraverso la diffusione ma anche la manipolazione delle notizie?

Queste e altre domande saranno affrontate giovedì prossimo alle 18, presso la Sala del Comune, in una tavola rotonda che vedrà la partecipazione di Taghi Rahmani, Ahmed Rafat, Susan Dabbous, giornalisti e attivisti dei diritti umani nelle aree coinvolte che hanno spesso rischiato la loro vita per le libertà di espressione e di informazione. L’incontro, organizzato dalla Fondazione Alexander Langer Stiftung, sarà moderato da Barbara Gruden, inviata agli esteri di Rai 3 e da Adel Jabbar, sociologo e saggista.

Ahmed Rafat, giornalista e scrittore italo-iraniano, in una recente intervista ha ricordato che: «Il programma nucleare [iraniano] è molto costoso e costringere alla fame una popolazione di 70 milioni di anime in un paese ricco, senza conseguenze, non è un’impresa facile. L’Iran è già vittima di una guerra fredda. Un virus ha messo fuori gioco per settimane il sistema computerizzato che controlla l’arricchimento dell’uranio negli impianti della Repubblica Islamica. Diversi manager e scienziati impegnati nel programma nucleare sono stati uccisi, altri sono scomparsi all’interno del paese e poi ricomparsi altrove. Misteriosi incendi ed esplosioni hanno distrutto alcuni centri missilistici e diversi invii di materiale dall’Europa sono stati fermati alle dogane. Quello che però fa temere più di ogni altra cosa la Guida Suprema e, più in generale, l’intera leadership della Repubblica Islamica, è la penetrazione culturale in un paese dove circa il 70% della popolazione ha meno di 30 anni.»

Una comunicazione culturale che è affidata, per limitarsi alla televisione satellitare, a un centinaio (!) di emittenti che trasmettono in farsi dall’estero, con programmi informativi, musicali, sportivi, che contrastano piuttosto efficacemente l’informazione di stato. Ugualmente per la parte siriana, si è assistito dall’inizio della guerra a un rapido sviluppo di tv satellitari che trasmettono in arabo (e curdo in alcuni casi) raggiungendo la Siria e le aree confinanti occupate da milioni di profughi, e poi centinaia di radio libere e web-radio, e un utilizzo massiccio di blog e social network.

Che l’informazione sia cruciale nell’abbattimento dei regimi totalitari lo sa molto bene Taghi Rahmani, insegnante e giornalista iraniano, attivista dei diritti umani, che ha passato più di un terzo della sua vita in prigione per i suoi scritti e per le critiche al regime teocratico. Così come sua moglie, Narges Mohammadi, giornalista e attivista, cui è stato assegnato nel 2009 il premio Alexander Langer, in seguito arrestata e incarcerata a Teheran per essersi battuta per la libertà di espressione. Nel 2013 le sono stati concessi gli arresti domiciliari per motivi di salute.

Taghi Rahmani è membro del Partito Nazionalista religioso che si ispira al pensiero di Ali Shariati, è stato consigliere politico dell’ex-presidente del Parlamento iraniano Mehdi Karroubi, al momento è rifugiato a Parigi. Secondo la sua analisi: «In Iran c’è una classe media di burocrati e dirigenti delle aziende che ha un pacchetto di richieste di libertà civili. Questi hanno a loro favore il fatto di essere necessari al funzionamento dello Stato, ma proprio perché dipendono economicamente dallo Stato non si muoveranno fino a quando non saranno sicuri di raggiungere degli obiettivi. In Iran si è creato anche un fronte di poveri che si allarga di giorno in giorno. Se questi due settori della società riusciranno a fare fronte comune, allora le cose potranno cambiare.»

E ancora di informazione si occuperà Susan Dabbous, reporter freelance italo-siriana, in Libano, Turchia e Siria, “trattenuta” da un gruppo di miliziani islamisti, assieme ad altri tre giornalisti italiani, nell’aprile scorso. I giornalisti erano impegnati in un progetto di informazione partecipativa che vedeva il coinvolgimento di giovani e studenti italiani, riprendevano le retrovie degli scontri al confine con la Turchia, quando sono stati fermati per “controlli” durati undici giorni fino alla liberazione, ottenuta con l’intervento del governo italiano. Dabbous cura un blog sulla rivista Post Internazionale.it e collabora con l’Avvenire.

La tavola rotonda, intitolata “IRAN und SYRIEN heute: informazione, deformazione, disinformazione”, si svolgerà nell’ambito del progetto “Informazione critica e ruolo dei media nell'incontro (o scontro) tra culture”, sostenuto dalla Cooperazione allo sviluppo provinciale, in un programma pluriennale di attività volte a proporre alla cittadinanza spunti di approfondimento e di pensiero critico.

Sandro Ottoni

 

Pubblicata parzialmente sull’Alto Adige del 20.2.12014

 

Link di approfondimento

 

Susan Dabbous

http://www.festivaldelgiornalismo.com/speaker/susan-dabbous

http://www.radioradicale.it/soggetti/susan-dabbous

 

Inoltre: Franco Pagetti: Aleppo ‘ s Descent: http://vimeo.com/69644253

Syria’s lost generation: http://vimeo.com/85161915

 

Taghi Rahmani,
http://www.roozonline.com/english/author/name/taghi_rahmani-1.html
http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/04/Alî-Shari’ati.-L’Islam-come-ideologia.pdf

Ahmat Rafat

http://www.ahmadrafat.it/
http://www.alexanderlanger.org/it/0/3421  http://www.unacitta.it/flip/iran/

Sui media del mondo Arabo
http://arabmediareport.it
http://arabmediareport.it/anche-amr-aderisce-allappello-free-press-for-syria/

Inoltre in Italia
http://www.articolo21.org/