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All'Association Tunisienne des Femmes Democrates il premio Alexander Langer 2012. Motivazioni

29.6.2012

L’Association tunisienne des femmes démocrates (ATFD) lavora da più di vent’anni per la promozione dei diritti delle donne nel quadro più generale dell’affermazione dei diritti umani.

 L’ATFD è nata nel 1989, grazie a un momento di apertura politica nel paese, dagli sviluppi di un movimento femminista attivo da una decina d’anni. Nonostante la situazione delle donne tunisine fosse molto più avanzata rispetto a quella di altri paesi del Mediterraneo, era necessario fronteggiare con un’azione positiva di rinnovamento la strumentalizzazione che lo Stato faceva della questione femminile e il vuoto di strategia dei partiti dell'opposizione democratica sulle questioni della parità delle donne.

L'ATFD è stata la prima associazione femminista indipendente a lavorare sui temi dell'uguaglianza e della cittadinanza, in stretta relazione con quelli della democrazia e della separazione tra religione e politica. Grazie anche alla riflessione svolta con altri movimenti del Maghreb e del Mediterraneo, l'associazione ha potuto mettere chiaramente a fuoco l'articolazione tra i diritti delle donne e i diritti umani da un lato e tra l'uguaglianza giuridica e la democrazia politica dall’altro. Nell'approccio dell'ATFD vi è dunque un legame indissolubile tra lotta femminista e lotta per la democrazia.

Durante la dittatura, l'ATFD, collaborando con altre organizzaziomni impegnate nella difesa dei diritti umani, ha posto al centro del suo lavoro l'applicazione delle convenzioni internazionali e in particolare della CEDAW (Convenzione delle Nazioni Unite sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione  contro le donne), affinché la Tunisia togliesse le proprie riserve al riguardo, poste in quegli anni sotto la spinta di forze duramente conservatrici. Altra battaglia importante è stata quella per l’applicazione del Code du statut personnel, adottato nel 1956, che ha consentito alle tunisine di vedere riconosciuti molti diritti, fra i quali il divorzio, prima che in altri paesi del Mediterraneo.

L'associazione ha saputo anche sollevare questioni di fondo come la violenza contro le donne, le discriminazioni sull’eredità e la specifica dimensione femminile della povertà. Lo ha fatto con coraggio e in piena indipendenza dal regime. Per questo ha dovuto subire una forte repressione rivolta contro la sua attività e contro le sue militanti.

Nel 1993, è nato un centro d'ascolto per le donne (Centre d'écoute et d'orientation des femmes victimes de violences), che ha dato luogo a forme di assistenza psicologica e legale. A questo si sono aggiunte campagne di opinione e rapporti di indagine destinati alle istanze decisionali come i partiti politici e le organizzazioni internazionali

L’ATFD si è impegnata inoltre :

- nella battaglia contro le molestie sessuali nelle scuole e nei luoghi di lavoro contribuendo all’approvazione di una nuova disposizione in materia;

- nella campagna per l'uguaglianza dei diritti di successione;

- nella creazione dell'università femminista Ilhem Marzouki (2009), "come luogo di scambio e di incontri per la causa delle donne" rivolta sia alle donne sia agli uomini;

-  per la libertà di espressione e di informazione;

- per il diritto all'istruzione e per quello al lavoro, in particolare dei diplomati disoccupati (uno dei soggetti centrali della recente rivoluzione).

L'associazione, cui aderiscono circa 200 donne, svolge le sue attività per lo pià a Tunisi, anche perché durante la dittatura l'accesso alle provincie era fortemente ostacolato non meno di quello alle aree più densamente popolate. Questo tuttavia non le ha impedito nel 2008 di appoggiare le lotte  nel bacino minerario di Gafsa.

Durante la rivoluzione l'associazione ha aperto le sue sedi al movimento divenendo punto di riferimento per le associazioni attive sui temi dei diritti umani; e questo malgrado i forti controlli di polizia. Prima, durante e dopo le recenti elezioni, l'associazione si è impegnata nel monitoraggio dei media sulle questioni di genere.

Nell’attuale contesto di transizione democratica, l’ATFD si batte tanto nelle istituzioni quanto nelle provincie per difendere e promuovere le libertà conquistate, cercando di adeguare i propri obiettivi e la propria linea di condotta a una situazione in rapidissima trasformazione.

Il premio all’Association tunisienne des femmes démocrates vuole dunque riconoscere la lotta lunga e coraggiosa per i diritti delle donne e per i diritti umani di uno fra i soggetti più significativi che agiscono nel contesto tunisino. Vuole anche sottolineare la centralità della lotta per i diritti delle donne come condizione essenziale per il successo della transizione democratica in una realtà segnata da profondi rivolgimenti. Una realtà che giustamente Alexander Langer, pensando anche al possibile ruolo positivo di un paese come l’Italia, comprendeva nel più ampio spazio euro-mediterraneo, per il suo essere da molti secoli luogo di incontro e di integrazione fra culture e popoli. Oggi, oltre le contraddizioni e i conflitti presenti nell’area, la nuova primavera araba sembra aprire grandi opportunità e rinnovate speranze, nella prospettiva che proprio Langer auspicava, di nuove forme di partenariato fra paesi e soggetti diversi, intese a creare condizioni di pace e a favorire uno sviluppo più equilibrato e rispettoso dell’ambiente. Perché il Mediterraneo riesca a non diventare un mero “spazio di nostalgia o un Paradiso perduto”, ma le popolazioni ad esso affacciate possano ricuperare e mettere a frutto la comune eredità culturale.

 

Il Presidente del Comitato scientifico: Fabio Levi

Il Presidente della Fondazione: Enzo Nicolodi

 

Il premio dotato di 10.000 € viene offerto dalla Fondazione Cassa di Risparmio-Südtiroler Sparkasse di Bolzano/Bozen

 

Il Comitato scientifico e di Garanzia della Fondazione :

Fabio Levi (Presidente), Anna Maria Gentili (Vice-Presidente), Andrea Lollini, Anna Bravo, Bettina Foa, Maria Bacchi, Francesco Palermo, Gianni Tamino, Christoph Baker, Massimo Luciani, Grazia Barbiero, Karin Abram, Paolo Bergamaschi, Mao Valpiana, Marco Onida, Margit Pieber, Marianella Sclavi, Marijana Grandits, Pinuccia Montanari, Roberto De Bernardis, Roland Benedikter.

 

Motivazione_Premio_2012-IT.doc (255 KB)
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