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Intervista al Presidente Enzo Nicolodi sulla situazione della Fondazione

21.10.2012, Alto Adige, 20 ottobre 2012 - intervista

Intervista Alto Adige, 20 ottobre 2012,  di Gigi Bortoli

l 20 novembre a Palazzo Montecitorio a Roma sarà presentato il libro “Il premio internazionale Alexander Langer alla Camera dei Deputati 1997-2012 – Costruttori di pace, saltatori di muri, esploratrici di frontiera”.
All’avvenimento parteciperanno, tra gli altri il presidente della Camera Gianfranco Fini e la vice Rosi Bindi, il Premio Nobel per la pace 2003 Shirin Ebadi (Iran), Khalida Toumi Messaoudi (Ministro della cultura algerina e primo Premio Langer 1997), Ahlem Belhadj (presidente dell’Assocation Tunisienne des Femmes Democrates (Premio Langer 2012, Yolande Mukagasana (Ruanda – Premio Langer 1998), Jrfanka Pasagic (Bosnia – Premio Langer 2005), Elio Sommavilla (del villaggio somalo Ayuub – Premio Langer 2008).

Alla cerimonia saranno letti estratti dalla pubblicazione da parte dell’attrice Piera Degli Esposti. Si tratta di un momento particolarmente significativo del ruolo della Fondazione Alexander Langer a livello internazionale. L’ultimo di una lunga serie di riconoscimenti nazionali ed internazionali dell’azione svolta dalla fondazione dalla sua nascita ad oggi. Tra l’altro nel 2015 cadrà il ventesimo anniversario della scomparsa del politico sudtirolese che ha segnato fortemente un percorso di convivenza e che ancora oggi col suo pensiero è un punto di riferimento.

A fronte di questa visibilità, la Fondazione sta affrontando un momento economicamente difficile. A parlare è il presidente Enzo Nicolodi.

Essendo prossimi all’anniversario della scomparsa di Alexander Langer la Fondazione intende promuovere un momento di riflessione particolare per quella data?

« Alla luce del riconoscimento importante della Camera dei Deputati come Fondazione, auspichiamo un’ assunzione di responsabilità analoga da parte degli enti locali in particolare della Provincia di Bolzano con un riconoscimento ufficiale del ruolo che Langer ha avuto per un lungo periodo contribuendo ad un modello di Sudtirolo aperto, solidale e ecologicamente sostenibile. In tale occasione la Provincia, dunque, dovrebbe invitare ufficialmente ed in prima persona a Bolzano le donne e gli uomini a cui è stato conferito per la loro azione nei diversi angoli del mondo il premio intitolato ad Alex e sostenendo magari l’organizzazione di un convegno internazionale sul suo pensiero».

Come mai nonostante i riconoscimenti internazionali e le continue richieste di collaborazioni dall’Italia e dall’estero esistono ancora dei nodi non sciolti sull’opera meritoria indiscutibile di Langer qui nella sua terra sul tema della convivenza e non solo?

«Soprattutto in questi ultimi due anni effettivamente le richieste di partecipazione, testimonianza, collaborazioni ad iniziative e convegni è cresciuta in maniera esponenziale. Proprio in questo periodo di forte crisi della politica si scopre da più parti la lungimiranza politica, il senso etico, la visone profetica che il pensiero e l’agire di Langer hanno comportato. Un segnale che nella società civile c’è chi va alla ricerca di modelli positivi e credibili da spendere nella collettività. Un segnale che dovrebbe essere accolto di buon grado anche qui superando se mai ci fossero le difficoltà e le diffidenze. Il nome di Alexander Langer supera le diatribe locali per espandersi su temi di ampio respiro che vanno a toccare realtà anche drammatiche, come i premiati stanno ad indicare, in diverse parti del mondo. Un fatto, questo, di cui ogni singolo abitante della nostra terra dovrebbe andare orgoglioso».

Come si muove nel concreto la Fondazione, quali le attività in cui è particolarmente impegnata?

«Come Fondazione stiamo attraversando un momento economicamente difficile, le risorse che ci garantiscono di poter continare le nostre attività sono esigue. Ciò nonostante siamo impegnati su più campi. Sosteniamo concretamente un gruppo di giovani bosgnacchi e serbi che a Srebrenica cercano di ricostruire un futuro di convivenza. Stiamo preparando il Premio Langer 2013 con gli eventi del contenitore Euromediterranea, in questi giorni è in uscita una pubblicazione dal titolo “L’altro Iran” che accompagnerà un progetto scolastico su democrazia e diritti. Vorremmo anche organizzare delle tappe di avvicinamento al 2015. Nel 2013 il tema dovrebbe essere “Dieci punti per la convivenza”, nel 2014 al centro “Conversione ecologica (desiderabile), e del cambiamento degli stili di vita”, nel 2015 il ruolo di Europa, Italia e Sudtirolo (candidata Capitale europea della Cultura 2019) per aver titolo a sostenere processi di pace e dialogo con altri popoli investiti da guerre e ferite laceranti a partire da Srebrenica».

Come realizzare tutto questo se esiste una difficoltà economica?

«Purtroppo la situazione finanziaria della nostra Fondazione è molto critica: il fondo di dotazione (frutto delle donazione dei circa 300 amici fondatori) si sta rapidamente estinguendo, eroso dai deficit che ogni anno sobiamo. In questo momento di crisi anche gli enti pubblici non sembrano in grado di dare ulteriori contributi significativi. Questo fatto potrebbe mettere in discussione la sopravvivenza della Fondazione stessa che non potrebbe arrivare oltre il 2013 a meno che non vi sia al più presto una ricostruzione anche parziale del fondo. Proprio in questi giorni facciamo appello a tutti gli amici, estimatori e sostenitori affinché ci rinnovino la loro fiducia con una sottoscrizione i cui estremi sono nel sito www.alexanderlanger.org. Un appello diretto innanzitutto agli abitanti dell’Alto Adige/Südtirol, terra amata da Alex e da cui ha tratto spunto per la sua visione politica.

Ma non è forse velleitario affidarsi solo a questo tipo di appelli piuttosto che muoversi all’interno delle istituzioni che, crisi o non crisi, sovvenzionano miriadi di enti e quant’altro anche se non possono vantare il ruolo e la visibilità della Fondazione Langer. Avete mosso dei passi in questa direzione?

«Fino ad oggi la Fondazione si è autofinanziata attraverso donazioni di amici, con il 5xmille, e con la collaborazione di molti volontari. Abbiamo due dipendenti, pagati poco ma pagati, e ovviamente costi di gestione irrinunciabili. Senza ombra di dubbio ci rivolgeremo nuovamente ai rappresentanti istituzionali a partire dal presidente Luis Durnwalder, solitamente generoso, che abbiamo già incontrato qualche mese fa senza arrivare però a passi concreti. Per il resto voglio credere che in questa nostra terra ci sia qualcuno che sostenga il ruolo della Fondazione nel tenere collegata la realtà sudtirolese a quella internazionale. Le idee non mancano di certo».

 


 

 

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