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Terrore e tremore in Emilia: poesie di Roberto Dall'Olio da Bentivoglio, una lettera da Villa Emma.

1.6.2012, in segno di solidarietà con tutti

Il terremoto, la Fondazione Villa Emma, i prossimi mesi

Il sisma ha toccato anche Nonantola, pregiudicando la stabilità di parecchi edifici e, in particolare, del Palazzo comunale, nel quale risultano inagibili molti uffici.

La Fondazione Villa Emma, in accordo con gli amministratori, mette a disposizione i propri spazi perché alcuni servizi possano tornare operativi nel più breve tempo possibile. Così, dall’inizio di giugno alla fine di agosto non saremo presenti costantemente in sede, continuando altrove il lavoro e offrendo il nostro contributo agli aiuti.

San Felice sul Panaro, Mirandola, Finale Emilia, Cavezzo, Medolla, Crevalcore… per noi sono luoghi vicinissimi e, soprattutto, persone che conosciamo, amici che vi abitano, vi lavorano. Qui abbiamo incontrato più volte insegnanti e studenti, progettato iniziative con operatori culturali oggi impegnati nella gestione di una quotidianità disastrata, a contatto con comunità segnate dal lutto. Quando a settembre riprenderemo le attività, ci piacerebbe ricominciare proprio da loro, e con loro.

Nel salutarvi e nel ringraziarvi per i tanti segnali di affetto e di partecipazione che ci avete inviato, vogliamo tornare ai nomi dei luoghi sopra evocati con le parole che Michele Serra ha indirizzato due giorni fa ad uno di essi: “quando tutto sarà finito, i morti sepolti, i muri riparati, e i visitatori non saranno più di intralcio ai soccorsi, andate a Crevalcore, e ditemi se non è bella".

 

 

TERRORE E TREMORE

 

Terrore. Sì

non si trova una parola

che sia peggiore

con la grave aggiunta

del tremore oscillante

che passa ogni fibra

di un vascello in balia

che noi siamo

nel fracasso della terra

che urta la crosta

su cui poggiamo.

Traballano come foto sfuocate

le case chiese campanili

i vecchi fienili devastati

le crepe si allargano

tra le mura del nervi

dentro di noi andando

il pensiero diretto a quelli

che più non hanno

che il cielo come tetto.

 

 

 

Secoli di storia

decenni di vita attiva

e produttiva

finiti nella polvere

un attimo eterno

di prometeica nullità

no

non possiamo cedere

all'irruzione bruta della vanità

 

 

il silenzio non cada

sulle vite martoriate

sulle morti

che non dovevano esserci

in un'Italia settima

o ottava tra le potenze

industriali del globo

questa la rabbia

del resto taci

musa inquieta vedendo

l'arte ridotta a sabbia

come spente braci

 

pro dialog