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Dadoue Elane Printemps - Lettere da Haiti

21.6.2011, Tratto da “In dialogo” n.87 - Rete Radié Resch marzo 2010

Contiamo molto su di voi - dicembre 2009

Sono appena rientrata da Dofiné. Quest'anno abbiamo molti lavori da fare: dopo i 4 cicloni e 2 tempeste dell'anno scorso tutti hanno subito danni ed ora stiamo cominciando timidamente a rimettere in piedi alcune costruzioni...

Quest'anno ci sono molti assenti a scuola a causa della situazione economica della zona, i bambini partono per la pianura, per cercare una vita migliore, ne sono arrivati a Cabaret. Un giorno infatti, mentre andavo di fretta per la strada, sento un bambino che dice:”Dadoue”. Mi sono fermata e ho girato la testa per chiedergli: “Come ti chiami? Da dove vieni?” Lui non vuole parlare e abbassa la testa. Erano in due, seduti per chiedere l'elemosina ai passanti. Io li guardo e dico loro.”Se non mi dite da dove venite non parlerò con voi e non vi aiuterò”. Ho pensato che fossero di Fondol o di Dofiné, ma erano troppo magri e sporchi per riconoscerli. Dopo un po' mi hanno svelato la verità e mi hanno detto: “Venamo da Doscamp”. E' una zona molto vicina a Dofiné, questi bambini frequentavano la scuola, umo ha 11 anni e l'altro 12. Li ho fatti venire a casa nostra dove hanno passato una settimana per potersi riposare e ripulire un po'. Poi li ho condotti nella loro comunità e ho parlato con i loro genitori, ho dato loro qualcosa per poter aiutare i bambini a mangiare restando in famiglia. Ogni giorno che passa il numero dei bambini che mendicano per le strade aumenta, durante questo mese di dicembre abbiamo fatto una settimana di mobilitazione per parlare con i genitori, raccontare loro come la situazione dei bambini che mendicano nelle strade delle citt`?a è difficile e nel contempo pericolosa. E' molto meglio lanciare piccoli progetti, sia per coltivare ortaggi sia nello stoccaggio di derrate come il mais e il sorgo, per poter trovare qualcos per calmare la fame, perché i bambini possano restare a scuola senza spostarsi altrove, per frenare un po' questo esodo.

 Credo voi siate al corrente che la prima ministra è già stata dimissionata dopo un anno, nessun gran cambiamento politico davvero....Il costo della vita continua ad aumentare, i commercianti scrivono i prezzi in dollari, mentre la nostra moneta è la gourde; a fine 2007 una scatola di sardine costava 17.5 gds, ed ora la stessa scatola ne costa 69,5, dove già prima la maggior parte della gente non aveva niente da mettere sotto i denti, L'effetto di questa crisi economica mondiale si fa ancor più sentire. I prezzi delle derrate di base (riso, zucchero, grano) sono raddoppiati, poi quintuplicati e in alcuni casi arrivati a 10 volte il loro valore.

Ho l'abitudine di fare provviste all'ingrosso ogni due mesi per la scuola di Dofiné; gli alunni che frequentano i nostri edifici scolastici hanno sempre avuto qualcosa da mangiare alla fine delle lezioni 3 volte la settimana. Ma ormai non è quasi più possibile dare loro così spesso latte e un biscotto o qualcos'altro. Infatti una scatola di latte in polvere da 2500 gr. Costa 1000 grd, che equivalgono a 30 $.

 ...Quest'anno il ciclone ci ha risparmiato, ma c'è molto vento che distrugge i raccolti e le coltivazioni. A Dofiné stiamo costruendo una nuova casa per alloggiare le persone che arrivano qui, perché una delle tempeste ha distrutto due case nel cortile. Quest'anno c'è anche un'epidemia di malaria e d'influenza, ci sono molte zanzare e tutti i bambini della scuola sono fortemente colpiti da quest'epidemia, stiamo curandoli con clorochina e vitamina B.

 ...Noi ringraziamo in modo speciale tutti i membri della Rete che hanno contribuito ogni anno a far conoscere Haiti. Questo contributo ci aiuto a fare molte cose, soprattutto ora mentre stiamo attraversando un momento terribile per le malattie e la fame, davvero insopportabili per tutti, ma in modo speciale per i bambini. Più che mai abbiamo la necessità di aiutare centinaia di bambini poveri dal punto di vista intellettuale, fisico, nutrizionale....Il nostro più grande desiderio è di poter aiutare ogni giorno sempre più bambini ad usufruire dell'insegnamento a scuola. Non possiamo svolgere questo compito senza l'aiuto vostro e di tutte le persone del vostro ambiente. Contiamo molto su di voi.

 La terra ha tremato - Rete RR di Padova, 12 gennaio 2010

 Il 12 gennaio la terra ha tremato con estrema violenza ad Haiti, distruggendo la capitale Port-au-Prince e causando innumerevoli morti e feriti che porteranno sui loro copri per tutta la vita i segni di questa catastrofe.

Per otto giorni la tragedia haitiana ha occupato le prime pagine dei nostri quotidiani e le aperture dei telegiornali, pagine e pagine di buoni sentimenti, di schede storiche ripescate dagli archivi, spesso di stereotipi sull'Africa dei Caraibi, il vudù, la maledizione e l'inferno di Haiti. Con gli haitiani descritti prevalentemente ora come zombi vaganti tra le macerie, ora come saccheggiatori armati di machete, in ogni caso “diversi”. Sono giorni di gara di aiuti umanitari, aerei carichi di tutto ciò che può servire, soccorritori arrivati da tutto il mondo, migliaia di militari statunitensi sbarcati a “mantenere l'ordine”. E molti corpi senza vita ancora a marcire nelle strade, i sepolti vivi a gridare mentre si decreta la fine delle operazioni di salvataggio, molti sopravvissuti ancora senza cibo, senza acqua, senza riparo, molti feriti ancora senza cure mediche.

 

Per tre giorni siamo rimasti appesi ai telefoni e ai computer aspettando segnali di vita da Dadoue – vive solo a 30 chilometri dalla capitale – cercando notizie tra amici e conoscenti, associazioni e siti per la ricerca delle persone.

Finalmente sabato 16 gennaio telefono alle 8 del mattino. E' notte ad Haiti e la voce di Jean, uno dei responsabili della formazione in FDDPA, una voce stanca a provata. Ci dice che lì è la catastrofe, ma loro sono tutti vivi e immaginano che noi siamo preoccupati.

Ci chiamerà poi Dadoue per aggiornarci sulla situazione delle località dove è presente FDDPA, molte abitazioni crollate, le scuole e i centri di salute però hanno retto e, soprattutto, non ci sono vittime.

Ma è il racconto di quanto ha visto a Port-au-Prince che vuole comunicarci, della situazione di distruzione, morte, dolore e abbandono al di la di ogni immaginazione.

E mentre ci interroghiamo sul che fare, come dare una mano, altri si muovono. Da Dajabon, in Repubblica Dominicana, padre Regino Martinez, dell'associazione haitiano-dominicana Solidarité Frontalié-Solidaridad Fronteriza, parte per Haiti per verificare la situazione e vedere come organizzare dei soccorsi concreti ed efficaci. Dalla Germania Comité Ca Anamur, una ong tedesca che da anni collabora con FDDPA in campo sanitario, invia un team con lo stesso scopo.

 

Una rete informale che agisce dal basso  24 gennaio 2010

 Il 24 gennaio telefona Dadoue: Abbiamo aperto con Comité Cap Anamur un presidio sanitario di primo soccorso nel centro di Port-au-Prince perché è qui che ora c'è urgente bisogno di curare le persone ferite e malate, tutto il resto viene dopo. Ma ci manca tutto perché gli aiuti internazionali non arrivano e qui è il caos totale.

Ora stiamo cercando di costruire una rete di solidarietà con Haiti; FDDPA, Solidarité Frontalié-Solidaridad Fronteriza, Comité Cap Anamur, Rete Radié Resch, una rete informale che agisca dal basso, concretamente, per affrontare l'emergenza sanitaria e alimentare e per poter riprendere e guardare oltre. Speriamo di riuscirci. Perché gli haitiani stanno lottando, scavando con le mani tra le macerie, costruendo accampamenti improvvisati, dividendo quel poco che hanno, prendendosi cura di chi è più colpito, inventando comitati di strada per sostenersi reciprocamente, rimettendo in piedi con mezzi di fortuna le radio per riprendere le comunicazioni tra loro e con il mondo. Sapendo di dover contare innanzitutto sulle loro forze, poi su quelle di chi vorrà accompagnarli, aiutandoli concretamente, ma anche e soprattutto alzando la voce perché non torni a scendere il silenzio su unn popolo che da secoli subisce violenza, sfruttamento, disprezzo, ma si inizi finalmente a fare giustizia. E per fare giustizia non serve un'occupazione militare, ma una vera missione di solidarietà e nell'immediato annullamento del debito che sino ad oggi pesa su Haiti. Le risorse destinate all'aiuto e alla ricostruzione non devono generare un nuovo indebitamento né devono essere sottoposte a condizioni imposte dall'esterno, come è pratica delle istituzioni finanziarie quali la Banca Mondiale, il BID e il FMI, e dei cosiddetti “paesi donatori” e delle imprese da essi agevolati.

 La lotta dei poveri continua,  marzo 2010 -

 L'emergenza è finita? A distanza di circa tre mesi dal terremoto ad Haiti, l'esercito statunitense chiuderà la sua missione. Secondo quanto affermato dal generale Ken Keen, capo dell'operazione, il ritiro sarà possibile grazie “all'incremento delle capacità” delle organizzazioni non governative che stanno portando avanti la maggior parte degli sforzi umanitari nel Paese”.

Dopo il picco di 22 mila soldati USA raggiunto nel mese di febbraio, attualmente ne sono impiegati circa 2 mila. Cinquecento soldati della Guardia Nazionale arriveranno ad Haiti prima di giugno per rimanere fino a settembre. Tutto ciò accade senza nessun coordinamento locale, con imposizioni dall'alto e con il beneplacito dei funzionari haitiani che campano sugli aiuti internazionali.

Niente di nuovo sotto il sole. Dadoue ci ha sempre scritto che ai potenti di turno non interessa la sorte del popolo, ma la sorte dei loro affari. La lotta dei poveri continua.

 

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Tratto da “In dialogo” n.87 – Bollettino Rete Radié Resch di Padova – marzo 2010

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