Fondazione | Alexander Langer | Stiftung

Video Balkan -rassegna cinematografica curata da Antonio Gualtirolo -maggio/giugno al PIPPO.FOOD.CHILL.STAGE via Cadorna BZ -ingresso gratuito.
17.5.2011, Fondazione Alexander Langer Stiftung

 

gio. |Do. 19.5 ore 21.30 Uhr PIPPO.FOOD.CHILL.STAGE

La polveriera -Bare Baruta

di Goran Paškaljević (JU, MKD, F, GR, TR 1988 -102')

Belgrado, fine anni 90', in una notte i protagonisti di tante vicende violente si incontrano.

Un ragazzo mentre guida l'auto urta,senza volerlo,un'altra auto. Il proprietario dell'auto incidentata va a casa sua con l'intenzione di vendicarsi e lo costringe alla fuga.

Un'autista di taxi incontra in un bar un ex poliziotto messo molto male fisicamente a causa di un pestaggio che gli ruppe molte ossa. L'autista gli rivela che era stato lui a storpiarlo, per vendicarsi di un pestaggio che a sua volta subì dal poliziotto e che lo rese sterile.

Due grandi amici,mentre praticano pugilato, si rivelano reciproci tradimenti. Mentre fanno la doccia uno dei due uccide l'altro ed è costretto a scappare.

Un giovane ragazzo decide di sequestrare un autobus perché il suo conducente è in ritardo. Una volta fermatosi e raggiunto dal legittimo conducente riceverà un duro colpo di chiave inglese sulla testa, che probabilmente lo uccide.

Un uomo maturo torna a Belgrado dopo tanti anni,deciso a riconquistare quella che era la sua donna che nel frattempo si è fidanzata. Verrà ucciso dal nuovo ragazzo della donna.

Una giovane coppia di sposini, mentre sta litigando, viene sequestrata e condotta in un deposito di esplosivi. Il marito, un giovane macedone, riuscirà a liberarsi ed a uccidere uno dei due sequestratori, quello che stava per violentare la moglie.

Il finale del film fa capire come la Iugoslavia sia un paese che esploderà di li a poco,come una polveriera.

 

«Non è colpa mia», dicono i molti personaggi di La polveriera (Bure Baruta, Jugoslavia, 1998). Non importa che cosa stiano facendo. Non importa se siano vittime che tentano di sottrarsi a carnefici, o carnefici che infieriscono su vittime. Solo importa questa negazione: non è mia, la colpa. È necessario notare che, così, non solo qualcosa è negato, ma anche qualcosa è affermato? Si dà per scontato che una colpa esista, e che a essa si debbano ricondurre il disordine, l'insicurezza, il rancore diffuso.

di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore



Nel film di Goran Paškaljević in una notte qualunque, a Belgrado, si intrecciano storie di ordinaria follia di personaggi alla deriva, gente comune persa in un'atmosfera assurda ed irreale, costretta a vivere in una società che sta collassando sotto la spinta degli interni conflitti etnici, una società apparentemente (e di fatto) incomprensibile. Paškaljević ce le propone senza soluzione di continuità in una sorta di assurdo mosaico notturno della confusa umanità locale.

di Paolo Boschi Scanner





gio. |Do. 26.5 ore 21.30 Uhr PIPPO.FOOD.CHILL.STAGE

Underground

di Emir Kusturica (JU, D 1955 -185')

Nel 1941, dopo il primo raid aereo tedesco su Belgrado, comincia l'ascesa del compagno Marko (Manojlovic), partigiano, trafficante e borsanerista. In due anni lui e il suo impetuoso amico Blacky (Ristovski) accumulano una fortuna e la fama di eroi della resistenza finché convincono il loro clan a rifugiarsi in un sotterraneo e a fabbricare armi e altri prodotti per il mercato nero. Con la complicità dell'attrice Natalija (Jokovic), Marko fa credere a tutti che la guerra continua, e intanto diventa un pilastro del regime socialista di Tito. L'inganno dura fino al 1961, e nel trentennio successivo muoiono di morte violenta Natalija, Marko, l'innocente suo fratello Ivan (Stimac) e Jovan (Todorovic), figlio di Blacky, l'unico sopravvissuto che, tornato nel sotterraneo, sbuca attraverso un tunnel sul Danubio dove ritrova tutte le persone scomparse che ha conosciuto. È difficile stringere in una definizione di genere un grande film visionario come il 5° lungometraggio del bosniaco Kusturica. Si scrisse che fa pensare ad Alice nel paese delle meraviglie riscritto da Kafka, con Hyeronimus Bosch come scenografo e Francis Bacon direttore della fotografia. È una tragicommedia musicale con le musiche tzigane di Goran Bregovic che di un racconto straripante di feste nuziali, riti collettivi e baccanali sono il filo conduttore e gli danno il ritmo. “C'era una volta un paese...” è il sottotitolo. La Iugoslavia, naturalmente. Kusturica dice che non è un film nostalgico, ma un necrologio. Forse il Paese di cui ha cercato di raccontare 40 anni di storia non è mai esistito. Underground è il sogno di un incubo, quello della Storia e del suo tempo sporco. 2ª Palma d'oro a Cannes dopo quella del 1985. Presentato come film della Comunità Europea.



mer. |Mi. 1.6 ore 21.30 Uhr PIPPO.FOOD.CHILL.STAGE

No Man's Land - Ničija zemlja

di Danis Tanović (BiH 2001 -98')

Oscar come miglior film straniero 2002

Due soldati, il bosniaco Čiki e il serbo Nino, si ritrovano in una trincea tra le due linee nemiche, nella terra di nessuno. Un secondo soldato bosniaco Cera, creduto morto, riprende conoscenza, ma non può muoversi perché ha sotto di sé una mina balzante, che esploderebbe se lui si alzasse. Un soldato francese della Forza di protezione delle Nazioni Unite (UNPROFOR) interviene per risolvere la situazione, anche se incontra molte difficoltà da parte dei suoi superiori, più preoccupati di rispettare la linea ufficiale di neutralità verso le parti che di aiutare realmente i tre soldati. A raccontare il tutto interviene la reporter inglese Jane Livingstone, il cui intervento porta a conoscenza del mondo occidentale la situazione e denuncia come gli alti comandi abbiano più interessi di immagine rispetto all'aiuto reale per la gente.

 

Qual è la differenza tra un pessimista e un ottimista? Il primo pensa che le cose non possano andare peggio di così. Il secondo è convinto di sì." È la battuta chiave di un film comicamente amaro sulla guerra in ex Jugoslavia e, per traslato, su tutte le guerre di questi nostri tempi. Čiki e Nino, un bosniaco e un serbo, nel corso della guerra del 1993 si trovano bloccati in una trincea nella terra di nessuno. Con loro c'è un terzo combattente che è sdraiato su una mina che rischia di esplodere a un suo minimo movimento. Le truppe dell'Onu intervengono per aiutare, ma gli alti livelli creano più problemi che soluzioni in una guerra che è vista dall'esterno o come un terreno per esercitazioni diplomatiche o un grande set 'naturale' da cui far provare al mondo il brivido della morte (altrui). Abbiamo visto altri film che denunciavano le guerre-spettacolo, ma pochi dotati della saldezza di conduzione (opera prima) e dell'ironia affilata di No Man's Land. Dice Tanović: "La lingua parlata dai Serbi, dai Croati e dai Bosniaci è di fatto la stessa. Oggi i Serbi la chiamano serbo, i Bosniaci bosniaco e i Croati croato. Ma quando parlano si capiscono perfettamente tra loro". È una frase su cui meditare.

 

“No man's land” è un film molto avvincente, che racchiude scene d'azione e allo stesso tempo momenti che aiutano a riflettere sulla stupidità della guerra: infatti raffigura uno scontro in cui i soldati delle due fazioni nemiche non sanno chi abbia iniziato la guerra e per quale motivo. Il film spiega inoltre come in una guerra tutto sia lecito e che anche le persone che dovrebbero aiutarti, possono abbandonarti in una situazione drammatica, come quella in cui l' uomo, finito accidentalmente su una bomba, viene piantato in asso dalle forze dell'ONU, che invece avrebbero dovuto soccorrerlo, per non rischiare a loro volta la vita nella rimozione della mina. “L'uomo sulla bomba” assume molti significati: innanzitutto allude alla situazione senza via d'uscita in cui si potrebbe trovare l'umanità nel caso di un nuovo conflitto mondiale. Inoltre si può considerare una metafora della precarietà e dell' imprevedibilità della vita. Può anche significare che a volte certe decisioni possono farci “esplodere” in un momento indefinito, come una bomba che non si sa quando scoppierà. Nel film non è precisata la localizzazione del conflitto sostanzialmente per due motivi: - Perché dà idea di spaesamento - Perché una vicenda come questa potrebbe accadere in qualunque luogo. In “No man's land” il registro linguistico è grottesco, infatti i dialoghi sono spesso ironici e sdrammatizzano l'atmosfera cupa e tesa del film. Il ritmo è lento. Crea tensione ed ansia nel pubblico, ma consente anche di percepire meglio le sensazioni e i sentimenti dei protagonisti. Un ruolo importante nel film appartiene ai mezzi d'informazione, infatti è grazie a loro che l'opinione pubblica inizia a preoccuparsi della situazione che si è venuta a creare. Invece il regista esprime una critica nei confronti dell'Onu: i suoi carri armati sono ripresi dal basso verso l'alto, a conferirgli grandezza e ad infondere inizialmente sicurezza nel pubblico; ma l'organismo internazionale tradisce, purtroppo, la sua missione, in quanto i suoi funzionari mentono e abbandonano il protagonista al suo destino. L' ultima scena è sicuramente quella che fa più riflettere perché rappresenta “l'uomo sulla bomba” con un'inquadratura dall'alto che man mano si allontana. Questa inquadratura significa che l'uomo è stato lasciato completamente solo e il suo destino sembra drammaticamente segnato, anche se comunque il finale aperto lascia un filo di speranza allo spettatore

 

 

mer. |Mi. 8.6 ore 21.30 Uhr PIPPO.FOOD.CHILL.STAGE

Welcome Mr. President -Gori Vatra

di Pjer Žalica (BiH, A, TR, F 2003 -105')

straordinaria tragi-commedia post bellica come solo il cinema bosniaco riesce a partorire. Arrivo un po’ in ritardo a parlare di questo film uscito ormai 4 anni fa ma che va assolutamente visto per chi si interessa di "questioni" balcaniche. Traduco e commento dal sito ufficiale del film:

(…)E’ la storia sullo sfacelo di una famiglia. Sulla realtà post bellica in Bosnia. La storia di come la gente incredibilmente riesce a sopportare qualsiasi cosa e malgrado tutto conservare la speranza decidendo di lottare per una vita migliore. Bosnia ed Erzegovina due anni dalla fine dei conflitti. Tesanj è una piccola cittadina che non ha nulla di particolare – in superficie gente buona, sincera, si vive modestamente e in maniera onesta, la piazza del mercato, le tradizioni, il vicinato. Ma sotto c’è ben altro: la fame, l’odio etnico, criminalità, prostituzione e corruzione totale. In questa situazione arriva la notizia sulla visita del presidente degli Stati Uniti – Bill Clinton con l’intenzione di diventare il cittadino onorario di Tesanj in un operazione mediatica che dovrebbe dimostrare i risultati della pacificazione ad opera della cosiddetta "comunità internazionale". Tutto sembra presagire giorni migliori con questa occasione che tutti vorrebbero utilizzare per i propri interessi. Tuttavia è un’occasione che bisogna guadagnarsi con fatica, tutto ciò che agli occhi del "mondo" non va bene va fatto sparire: criminalità, corruzione, l’odio etnico. Sotto la supervisione degli ispettori inizia la folle corsa verso una caricatura della democrazia, che va raggiunta in soli sette giorni (…)

Parole di Pjer Zalica:

"Durante la guerra facevo i film sulla guerra. Ne ho fatti una decina, alcuni sotto stati apprezzati dalla critica. In quel periodo ricevevo riconoscimenti e premi, si parlava di coraggio, grandezza e importanza di quello che facevamo…Ma io sentivo solo la nausea per il fatto di dover fare i film su una cosa così terribile come la guerra che mi circondava, opprimeva, che si respirava. Ne avevo abbastanza di sangue, morte dimostrazioni su che è responsabile di cosa…Pensavo: che arrivi la pace, poi faremo i film sulla pace. Poi è arrivata la pace, ho fatto un film e purtroppo me ne sono reso conto di come la pace può essere peggiore della guerra. Ma per fortuna si è confermato il fatto che quella inspiegabile forza dello spirito umano che dona il coraggio di sorridere anche nei momenti peggiori, non muore così facilmente, ed è proprio questo che ci aiuta a sopravvivere ogni orrore di questa "pace" che ci è toccata, e con ottimismo tragi-comico continuiamo a credere nella vita."