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Helga e Konrad Tempel: la nascita deel "Ziviler Fridensdienst" in Germania

30.11.2006, convegno ccp

p { margin-bottom: 0.25cm; direction: ltr; color: rgb(0, 0, 0); line-height: 120%; widows: 2; orphans: 2; }p.western { font-family: "Times New Roman",serif; font-size: 12pt; }p.cjk { font-family: "Times New Roman",serif; font-size: 12pt; }p.ctl { font-family: "Times New Roman",serif; font-size: 12pt; } Vale la pena di seguire il percorso che ha portato il Governo federale a riconoscere nel 1999 il Servizio Civile di Pace (Ziviler Friedensdienst), così come lo hanno raccontato a Bolzano i coniugi Helga e Konrad Tempel, che ne sono stati tra i promotori e ideatori.

All’inizio nel 1992, era un gruppo ecclesiale nel quartiere di Berlin-Brandenburg che si poneva il problema di come trovare un’alternativa all’impiego di truppe tedesche – da alcune parti sollecitato – per garantire la difesa delle città protette in Bosnia Erzegovina. Il gruppo cresce e diventa un rete che mobilita decine di associazione, con la proposta, presentata al governo con una petizione, di inviare in quelle zone delle forze civili addestrate ad un’interposizione nonviolenta.
Nel 1997 si trasforma in un Forum permanente, trova il sostegno di centinaia di personalità che sottoscrivono un appello e poi una Regione, il Nordreihn-Westfahlen che finanzia il primo impegnativo corso di formazione della durata di quattro mesi.

E’ la nuova coalizione rosso/verde, al governo dal 1998, a riconoscere, negli accordi di coalizione, che “per il consolidamento della pace nelle zone di crisi è di fondamentale importanza la collaborazione con le organizzazioni non governative, per cui si rende necessaria la creazione di una infrastruttura per la prevenzione e per l’elaborazione dei conflitti.”

Viene messa in cantiere e approvata una legge sul “Servizio civile di pace”. Si costituisce il Forum Ziviler Friedensdienst, che riunisce in consorzio 45 grandi organizzazioni, diverse iniziative civiche minori e 220 singoli sostenitori che diventa il partner istituzionale del governo.

La legge definisce le caratteristiche del servizio:
a) ha il compito di inviare professionisti in luoghi di crisi, sia all’interno che all’estero, con il sostegno dello Stato ma con delega operativa affidata ad organizzazioni non governative;

b) si rivolge a donne e uomini, con età superiore ai 28 anni, che abbiano concluso il ciclo di studi o di formazione al lavoro, e possano quindi apportare le loro specifiche esperienze di vita e capacità professionali; i partecipanti al corso di formazione devono contribuire con una quota d’iscrizione di 2.750 €, che coprono circa ¼ dei costi complessivi.

c) dopo l’ammissione gli aspiranti vengono destinati ad una sede, sulla base di un programma concordato, e ricevono un contratto di lavoro retribuito per almeno 24 mesi, un’assicurazione sociale, un contributo per il reinserimento al loro rientro;

e) lavorano in team con compiti di prevenzione della violenza, per la sua riduzione/interruzione quando si è già manifestata, nella ricostruzione della convivenza dopo il conflitto, nel sostegno alle comunità locali. Si considerano al di sopra delle parti e vincolati solo ai valori per i quali hanno scelto di impegnarsi: la tutela dei diritti umani, civili, sociali e di partecipazione democratica.
f) per l’elaborazione e la gestione del “Piano di Servizio di pace nella cooperazione internazionale, da concordare non con il ministero degli Esteri ma con quello alla cooperazione e allo sviluppo (Witschaftliche Zusammenarbeit), è stato costituito un Consorzio tra cinque grandi ong di cooperazione e 2 federazioni che raccolgono movimenti di pace.

Per il funzionamento del Servizio il governo ha messo a disposizione 14,5 mio di € nel 2006, saliti a 17 nel 2007, al quale si aggiungono fondi ottenuti dall’UE, con l’obiettivo di raggiungere nel 2010 una presenza sul campo di 500 volontari, contro i 130 attuali, con progetti realizzati in Serbia, Croazia, Kosovo, Bosnia Erzegovina, Macedonia, Israele/Palestina, Uganda, Colombia, Mozambico, Kenia, Macedonia, Timor Est, Sierra Leone, Nigeria, El Salvador, Palestina, Sri Lanka, Angola e, da ultimo, nelle Filippine.

Dalla primavera 2007 il ForumZDF è stato riconosciuto giuridicamente anche come Ente autorizzato a realizzare direttamente i progetti per i quali ha formato i volontari.

Per la qualità dei sistemi formazione, frutto di una lunga esperienza sul campo, al corso proposto in lingua inglese hanno partecipato donne e uomini provenienti da Etiopia, Somalia, Algeria, Bosnia Erzegovina, Cile, Danimarca, Costa d’Avorio, Grecia, Israele, Camerum, Kosovo…un avvio di quel processo di .assunzione di responsabilità diretta da parte di forze locali che dovrebbe essere al primo posto nei processi di cooperazione “tra pari”. (er)

 

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