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Euromediterranea

Il genio femminile delle lotte di libertà

L’ha scritto Adriano Sofri: alla base della lotta democratica in Iran c’è anche il desiderio delle ragazze di farsi scompigliare i capelli dal vento. In libertà.  C’è un diffuso “genio femminile” nelle lotte di libertà dei nostri tempi. Si pensi alle figure-simbolo. A quelle che, per rendere testimonianza alla cultura dei diritti, hanno pagato con la vita.  Ad Anna Politkovskaja e a Natalia Estemirova. Fu sepolta, Anna, con una fascia bianca sulla fronte. A nascondere, forse, una ferita. O a simboleggiare il candore temerario di una sfida alla protervia del potere.
C’è candore, ma anche lucidità, nei percorsi delle molte donne che sono un riferimento per le lotte per i diritti umani. Donne rinchiuse, come Aung San Suu Kyi, il cui silenzio continua a sfidare la Giunta militare birmana. Donne costrette ad un sostanziale esilio, come l’ avvocatessa  dei soggetti più indifesi della società iraniana, Shirin Ebadi. Che continua a farsi paladina, in giro per il mondo, delle istanze dell’ “Onda verde”.
C’ è un timbro femminile a connotare, comunque, in modo nuovo anche l’ anelito di giustizia del continente latinoamericano. Con Rigoberta Menchù, portavoce  degli eredi dei “nativi” americani. Con Ingrid Betancourt, sostenitrice di una declinazione nonviolenta delle lotte per la promozione umana.
Il protagonismo dell’ “altra metà del cielo” (quella femminile) si configura come una questione di carattere planetario. Che sfida consuetudini,  mentalità e sistemi giuridici e che scombina il rigido confronto fra “culture” diverse intese come blocchi monolitici.
E’ musulmana, e democratica, Khalida Messaoudi, che, da anni, in Algeria, anima la resistenza al terrorismo islamista. Un suo libro, pubblicato qualche anno fa in Italia (ed. Mondadori) ha un titolo significativo: “Una donna in piedi”. Sembra rendere il senso, con una semplice immagine, dell’impegno delle donne che per se stesse, e per l’umanità intera, stanno contribuendo a scrivere una pagina nuova della storia.

                  Severino Saccardi