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4 luglio film: La leggenda vivente di Aratta
"La leggenda vivente di Aratta":

A conclusione dell'incontro del 4 luglio, ore 9.45, sulla Persia Antica, il dott. Zuliana presenterà il Film "LA leggenda vivente di Aratta", presentato nel 2006 alla Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico realizzata dal Museo Civico di Rovereto.

 

"La leggenda vivente di Aratta":

In una vallata perduta nel sud delle montagne dell'Iran sono apparsi vasi di pietra testimoni di una civiltà della quale non se ne sospettasse l'esistenza nonostante antiche leggende locali parlassero del mitico regno di Aratta.
Il ritrovamento casuale di vasellame risalente a oltre 3000 anni fa scatena nella locale popolazione una caccia al reperto che viene venduto sul mercato nero per pochi centinaia di euro per acquistare, appena giunto in occidente, presso i collezionisti, un enorme valore che ammonta a decine di migliaia di euro.
Le autorità iraniane impiegano parecchio tempo per programmare un progetto di ricerca archeologica.
I ritrovamenti di oggetti in pietra lavorata testimoniano l'esistenza di una civiltà culturalmente avanzata quanto quella della Mesopotamia e isolata dal resto del mondo da deserti e montagne a metà strada tra le civiltà della Mesopotamia e dell'India.
All'arrivo della missione archeologica il sito si presenta devastato dai tombaroli che a giudicare dagli squarci nel terreno pare abbiano portato via oggetti molto preziosi che dimostrano l'esistenza di una grande popolazione.
Antiche leggende mesopotamiche parlano del mitico regno di Aratta del quale i sumeri vorrebbero impossessarsi del potere e della ricchezza e una leggenda da indicazioni precise riguardo l'itinerario percorso dal messaggero del re di Uruk per la città di Aratta.
Nel 2002 si apre la campagna di scavo patrocinata dal governo iraniano composta da archeologi iraniani, americani ed europei.
Riappare alla luce un'enorme piramide a gradoni simile ad altre costruzioni simili individuate in Mesopotamia a cui viene attribuito il nome di Zigurat e ad adibite a pratiche religiose, alcune delle quali appartengono al III°millennio a.C.

L'Iran non dispone di specialisti del III° millennio e per questo il governo iracheno si avvale di specialisti esteri come Holy Pittman che sostiene che il sito sia uno dei più grandi giacimenti archeologici più ricchi del mondo.
La città che emerge dal terreno è il cuore di un immenso regno che prospera 5000 anni fa e rappresenta un grande buco nel puzzle delle origini della nostra civiltà in quanto dimenticata e cancellata.
Le analisi dei resti organici rivelano che il popolo di Aratta fosse dedito all'agricoltura e all'allevamento di ovini, caprini e bovini non esitando a procurarsi prodotti come pesce la cui presenza esula dalle loro produzioni.
La presenza di pesce indica che la civiltà non rimane totalmente isolata ma prende contatto con altre culture contemporanee in quanto emergono dalla terra anche sigilli che rappresentano la firma della persona che lo usa soprattutto per identificare le merci.
Tutti gli indizi ritrovati a cui si aggiungono dei pesi per misurare le merci, sembrano provare che il sito interessato dagli scavi corrisponda verosimilmente alla mitica Aratta decantata dai Sumeri.
Gli archeologi sono assaliti da alcune preoccupazioni in quanto gli edifici ritrovati sono realizzati con mattoni crudi che esposti all'aria e all'acqua rischiano gravi danni.
Tra i sigilli Holy Pittman nota un tipo di motivi decorativi che la sorprendono per la raffinatezza e perché le immagini sembrano collegarsi al mito mesopotamico di Ethana.
Le ipotesi dell'archeologa sulla datazione dell'insediamento umano del sito arrivano fino all' 8000 a.C. e scavi nei pressi dell'ingresso al palazzo reale rivelano mattoni cotti con incisioni arcaiche che sembrano testimoniare lo sviluppo della scrittura già dal III° millennio a.C. rinvenuti tra gli strati di terreno più recenti che offrono la possibilità di poter scavare ancora più indietro nel tempo anche se ciò implicherebbe ancora decine di anni di operazioni di scavo.