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Marzia Bisognin: “L’arte del cammino preferirebbe fare a meno degli artisti.”

Cari viandanti di almeno un mattino, questo è il piccolo testo che ho affidato a Roberta Biagiarelli, che lo ha letto in  vece mia l'ultima sera a Srebrenica.

Ringrazio di cuore tutti quelli che mi sono stati compagni di cammino, e anche quelli che mi sono stati compagni di Srebrenica e basta. Un grazie particolare a Federico, Azra, Mersiha e Maja, che ci sono stati generosi traduttori.

A breve scriverò qualcosa sul piccolo laboratorio di scrittura che abbiamo fatto il giorno che siamo andati in ricreazione al lago, che nella sua piccolezza è stato davvero bellissimo.

Un abbraccio a tutti

Marzia

 

 

"Noi viandanti siamo partiti ogni mattina alle otto dalla Dom Culture, per essere di ritorno alle dieci. Inaspettatamente siamo sempre stati piuttosto numerosi, con un gruppo di fedelissimi mai mancati.

A noi si è unita subito anche Stefica, che tutti abbiamo conosciuto quando ci ha fatto  la presentazione della Cappella Cattolica. Quello con lei è stato un incontro prezioso e molto caloroso. Ci raggiungeva puntuale al bar di Aco e poi via, con il suo passo energico.  

Siamo andati a Crni Guber, abbiamo assaggiato l’acqua di tutte le fonti e ci siamo lavati gli occhi con quella che fa vedere più chiaro, siamo saliti alla Stari Grad e al piccolo cimitero soprastante, abbiamo guardato la città da entrambi i monti che la circondano. Il primo giorno abbiamo anche fatto una piccola sessione di scrittura a proposito dei posti in cui ognuno di noi ha camminato e cammina, e così altri luoghi sono stati evocati: terre lontane, montagne bellissime, strade di sole e strade di neve, strade di fatica e sentieri di piacere, cammini spirituali e cammini profani.

Ci siamo conosciuti a gruppetti, aspettandoci l’un l’altro e poi disperdendoci, raccontandoci chi siamo, discutendo, scherzando o tacendo. Camminando ai confini della città ci siamo potuti  godere anche la bellezza di questo luogo, con tutti i sensi ben desti. Bellezza che davvero merita di essere conosciuta.

Qualcuno una volta mi ha raccontato che Dossetti ha fondato la Comunità di Monte Sole perché diceva che un luogo segnato da tale massacro deve diventare un luogo di preghiera, perché la terra ricorda. Non so se sia vero che lo ha detto, ma mi piace pensare che lo sia. Anch’io sento che la terra ricorda, e quando cammino sento che la terra mi nutre della sua vita, e che io nutro lei, e che questo scambio è fecondo.  Poi però ognuno cammina a modo suo, e questo è il bello.

Si potrebbe andare lontano con le parole, e dire molte cose filosofiche sul camminare, ma come dice Gianluca Bonazzi, che un anno fa ha camminato con noi intorno a Srebrenica:

“L’arte del cammino preferirebbe fare a meno degli artisti.”