Alexander Langer Alexander Langer Racconti, ricordi e dediche

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Vittorio Cristelli: un lampo in quella nube opprimente

6.7.1995, da "Alto Adige"
"No, non è possibile!". L'ho detto ad alta voce, quasi urlato, quando seduto, solo davanti al televisore, ho appreso che Alex Langer se ne era andato. E in quel modo.

L'avevo incontrato per la prima volta sul finire degli anni Sessanta a Bolzano, in via Castel Flavon come animatore e ispiratore di gruppi giovanili prevalentemente cattolici, che nel processo educativo ponevano anche l'impegno per una coesistenza pacifica.

Poi ci siamo rivisti, in anni recenti, quando in tandem - lui come uomo politico e io come moralista - venivamo chiamati nelle scuole a parlare di pace.

Accarezzava allora un progetto - alternativo a quello di "Mir Sada" - per solidarizzare con Sarajevo: una presenza di persone rappresentativa delle religioni e della politica (lui si offriva per primo) nella città martoriata e poi un grande raduno paneuropeo a Ginevra.

E Sarajevo pareva essere davvero, nella sua mente mai doma, mai a riposo, un chiodo fisso.

Esattamente quello che si propongono di fare nell'agosto di quest'anno i "Beati costruttori di pace". Mi aveva dato il suo numero di telefono a Bruxelles, al quale si poteva telefonare in ogni momento, sapendo con matematica precisione che in qualsiasi momento qualsiasi cittadino avrebbe trovato ascolto immediato, qualunque fosse stata la segnalazione, qualunque fosse stato il progetto.

Ora se ne è andato, come se ne sono andati (anche se in modo diverso) il vescovo Tonino Bello, Ernesto Balducci, Davide Turoldo e Italo Mancini, che con Alex Langer erano punti di riferimento sicuri del pacifismo italiano e non solo italiano.

Non ce l'ha fatta a sopportare lo stress, la solitudine e la massa di impegni incombenti, con esiti spesso deludenti, che l'essere per la convivenza pacifica, per la non violenza e per la pace comporta in questo mondo distratto rispetto ai valori più alti.

Nella nube opprimente della disperazione che traspare dai biglietti di addio ha colto anche se paradossalmente un lampo di fede, che quasi nessuno ha rilevato.

Citando il Vangelo, ad un certo punto Alexander Langer scrive: "Venite a me voi che siete stanchi e oberati". È quanto ha detto il Cristo, quello stesso Cristo che ha provato anche il morso della disperazione, quando in croce ha gridato: "Dio mio Dio perché mi hai abbandonato?".

Nonostante tutto, io credo Alex tra le braccia di quel Cristo di cui ha sentito chiamata suprema, rivolta agli stanchi e affaticati.

Certo che il mistero resta grande e dilaniante.
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