Alexander Langer Alexander Langer Racconti, ricordi e dediche

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Reinhold Messner: sudtirolese e cittadino del mondo

7.7.1995, archivio Langer
Alexander Langer è andato alla morte volontariamente. Quel che mi ha dato da pensare in questi anni ed in questo contesto non è il perché. Posso rispettare la sua morte così come ho rispettato la sua vita. Quel che mi preoccupa è il mondo in cui viviamo.

Alexander Langer era dotato per natura di talento politico. Doveva andare per la sua strada e questa strada lo ha condotto infine alla catastrofe. Ineluttabilmente. Comprendo quindi la sua decisione finale, questa decisione presa coscientemente, anche come segnale - chi conosceva Alex sa che era un maestro nel dare segnali - il segnale di uno che è sensibile, acuto e lungimirante per un esercito di ciechi e di sordi. La morte di Langer è come il fanale di un saggio. E questo fanale non dice soltanto che non si può andare avanti così in questo mondo. Alex ha scelto questo messaggio, evidentemente a lungo meditato, affinché divenisse chiaro che la forza distruttrice, anzi autodistruttrice, dell'umanità produce effetti peggiori dell'asma.

Alexander Langer ha fatto la sua strada, una carriera che all'inizio fu molto difficile, ed il suo successo è dovuto in parte anche a questa difficoltà. Chi lo ha seguito e osservato sin dall'inizio sa quanto dolore dovette sopportare nei primi anni della sua giovinezza, quante ingiustizie e costrizioni pesarono più tardi sulle sue spalle. E questo peso è costantemente aumentato. Ha sempre sgravato gli altri caricando se stesso. Alla fine il suo voler aiutare, il suo voler curare, gli si è rivolto contro come una sorta di malanno. Davanti a questa realtà sto come il topo davanti al serpente, e devo accettarla.

Non spetta a me descrivere Alexander Langer come uomo politico. Il suo impegno sociale, ecologico ed umano è noto in tutta Europa. Il suo lavoro per la pace, i suoi sforzi per una convivenza pacifica delle etnie, il suo impegno per tutte le minoranze, e per le minoranze delle minoranze, non erano per lui solo un dovere, gli parvero una cosa ovvia. Ha compreso gli altri perché nel più profondo del cuore era un grande umanista. Ma alla fine era solo, la più piccola minoranza, e senza qualcuno che intercedesse per lui.

Sarebbe errato ricondurre l'impegno sociale di Langer esclusivamente agli ideali comunisti. Il Langer 'comunista' non rende giustizia alla sua personalità. Secondo il mio parere Alexander Langer era un uomo profondamente religioso, un cristiano della prima ora con idee morali troppo severe. In questa coscienza cristiana, formatasi in parte qui, in questo convento, si è spezzato, è morto. Per tutta la vita egli è rimasto fedele al ritmo di vita cristiano ed in questa coscienza cristiana bisogna vedere l'impegno sociale ed il senso del servizio profusi fino alla morte. Nel mio ambiente non conosco nessuno che pretendesse da sé tanto quanto abbia fatto lui. Nella sua attività sociale, per le minoranze e per la pace, Langer ha cercato soluzioni diverse spingendosi fino alle radici della convivenza e delle strutture di potere.

Alex aveva capito presto che la pace non può durare se cementiamo la vecchia politica di potere. Egli ha sentito come imperfetto quello che noi facciamo in tutto il mondo ed ha voluto cambiarlo. Era un preconizzatore e, impersonandosi nelle alternative propugnate, è diventato un portatore di speranza. Ha cercato costantemente nuove forme di democrazia e ci ha dimostrato tramite il suo esempio la democrazia di base. Non il criticare, ma il fare era la sua forza. Alexander Langer ha mostrato che si tratta di trovare sempre di nuovo legami tra le maggioranze e le minoranze per portare avanti insieme questo mondo di umanità. Accanto alla sua intelligenza, accanto alla sua cultura e formazione, Alex aveva questa rara dote dell'unire. Sempre di nuovo egli ha presentato le sue idee, ha dato vita a movimenti scatenandoli come valanghe, ha saputo raccogliere le persone e unire le loro energie per un mondo più umano. Per lui non si trattava mai di potere, la politica non era per lui un mestiere per vivere, ma una vocazione. Era il portavoce dei gruppi, per natura il loro leader, proprio perché come politico intendeva servire i cittadini. Per questo motivo Alexander Langer ha cambiato il Sudtirolo più di ogni altro sudtirolese in questi ultimi 25 anni. Egli ha agito e gli altri hanno reagito e per questo si sono liberate tante energie. Ed era bene che fosse così.

Cari amici di Alexander Langer, non posso darvi alcuna consolazione dato che a me stesso non ne è rimasta alcuna. Quel che ci resta sono le sue visioni, le sue utopie reali, che dovranno essere filtrate - come egli stesso ha scritto - per eliminare ciò che non è valido e per prendere ciò che è valido, per realizzarlo e portarlo avanti. Sarà nostro compito portare avanti le sue visioni e realizzarle, giorno dopo giorno, ora dopo ora, passo dopo passo. Sarà un compito difficile e molto duro.

Per finire, ancora una parola a tutti i cittadini di Bolzano, a tutti i sudtirolesi, anche a quelli che oggi non sono qui, che non hanno la possibilità di essere presenti a questa festa d'addio. E parlo di festa a proposito. Alexander Langer ha avuto molto successo e i successi possono essere festeggiati. Egli ha cambiato questa terra. Questo non può essere messo in discussione né cancellato. In questa terra egli ha iniziato la sua attività politica, e qui egli ha agito e dato il suo aiuto fino alla fine. Il suo sogno di una società multiculturale in Alto Adige non era realizzabile così velocemente come lui si augurava, ma sarà realtà, anche senza di lui, perché egli ha impresso questa visione in maniera così forte nel nostro cuore che rimarrà viva in tutti noi.

Purtroppo la maggior parte dei sudtirolesi avava davanti a sé un quadro di Alexander Langer che non corrispondeva alla realtà. Era il quadro dipinto dai mass-media. La maggior parte di noi non ha avuto l'occasione di conoscerlo personalmente, di viverlo nel confronto diretto. La stampa quotidiana ha abbozzato di Alexander Langer un quadro con numerosi ritocchi e pieno di macchie, spesso trapelava l'intenzione calunniosa, un quadro storto appeso in una cornice montata storta, continuamente rimaneggiato e talvolta appeso alla parete persino come una sorta di minaccia. Una bocciatura tragica. Questa costante e provinciale campagna calunniatrice non ha disturbato Alex più di tanto. Egli ha sofferto molto meno per la critica dei suoi avversari che per gli invidiosi, umanamente invidiosi, presenti nelle proprie file.

Oggi mi faccio dei rimproveri per non aver avuto più disponibilità per lui, per il fatto di non essere così sensibile come lui e neanche così pronto ad aiutare. Lui aveva accennato a questo suo ultimo passo. Dopo la spedizione al Polo Nord mi ha detto che avrebbe abbandonato tutto ed io non ho ben interpretato questo accenno.

Guardiamoci tuttavia dai parassiti della morte. Voler aggiustare oggi il quadro di Alexander Langer nell'opinione pubblica è troppo tardi per lui. Chiunque l'abbia calunniato ieri e lo loda oggi è un farabutto, uno di quegli avvoltoi che compaiono sempre quando c'è da prendere una preda per l'ultima volta. Ma noi, noi che lo abbiamo conosciuto, dobbiamo presentare Alexander Langer sempre come quello che realmente fu. Non solo i suoi amici devono e possono essere orgogliosi di questo personaggio formidabile. Tutti i sudtirolesi devono avere la possibilità di identificarsi con quest'uomo. Tutti possono interiorizzare come modello questo cittadino del mondo, questo europeo, questo sudtirolese.

Discorso di Reinhold Messner in occasione della commemorazione di Alexander Langer a Bolzano, nel chiostro dei Francescani, il 7 luglio 1995
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