Alexander Langer Alexander Langer Racconti, ricordi e dediche

Scritti di Alex Langer Racconti, ricordi e dediche
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Carlo Ripa Di Meana: una voce profetica

22.7.1995, da "Notizieverdi", n. 14, 22.7.1995
Ricordiamo oggi solo qualche passaggio della sua vita, solo qualche attimo, solo qualche tratto del suo carattere e del suo stile, appena qualche frammento di un percorso intenso, originale e complesso.

Alex misurava ogni ora la distanza tra ambizione e la nobiltà del Progetto e gli spazi reali esistenti per realizzarlo.

Lui pensava che per colmarla, questa distanza, si dovesse, per prima cosa, fare in modo che ai propositi e alle enunciazioni corrispondessero i comportamenti. Alex pensava che solo in tal modo sarebbero poi venuti i risultati, le opere. E ha pagato tutti i prezzi di questa sua regola.

Con il rifiuto alla odiosa legge della classificazione etnica, tagliando quello che appunto definiva il "guinzaglio etnico", aveva, molto giovane, dovuto lasciare la sua terra: l'Alto Adige-sud Tirol, con le Alpi, con tanta acqua, con tanto sole, con le sue foreste, per insegnare a Roma.

La scelta di pace, della non violenza, del dialogo lo aveva portato, pellegrino senza armi, nella inaccettabile guerra dei Balcani.

La sua analisi dei rischi di questo nostro tempo lo ispirava nelle proposte rivoluzionarie della "priorità ambientale", che ha più tardi completato con la sua luminosa sintesi, in assoluta controtendenza, dei nuovi valori: "più lentamente, più in profondità, con più dolcezza".

Incurante, Alex, nel tentativo di raccogliere i catacumeni del Nuovo Equilibrio, di percorrere febbrile e instancabile, tutti i sentieri, tutte le città, parlando tutte le lingue.

Dicembre 1994 - Strasburgo - Il Parlamento europeo, dopo il vertice di Essen, ascolta Kohl e si prepara a esprimersi. Alex Langer comprende, dalle prime battute, che il Parlamento rischia di "non pronunciarsi", pietrificato come è nell'orgoglio di tante posizioni particolari, tutte senza maggioranza. Si rivolge in planaria a tutti, propone di lavorare a un testo di convergenza. Il suo appello non viene accolto. Risultato: il Parlamento europeo non si esprime sul vertice di Essen e sulle sue decisioni.

Febbraio 1995 - Bruxelles - Alex si alza dal suo banco di deputato europeo e tenta l'impossibile: bloccare l'approvazione della direttiva biotecnologica che i Verdi giudicano influenzata dalla logica dei grandi gruppi della chimica internazionale e pericolosamente aperta alle manipolazioni sulla vita.

Quando inizia a parlare non può contare su una maggioranza certa. Al contrario. Si rivolge al Parlamento europeo, parla in italiano, parla in tedesco. Spiega, argomenta, rispetta gli altri pareri ma li affronta; trova le parole, tocca i sentimenti, si rivolge agli uomini di fede, dialoga con persone che esaminano quel testo giuridico alla luce dei soli principi della scienza.

Il Parlamento europeo, turbato, ascolta in silenzio assoluto.

È il miracolo e il capolavoro di Alex, la sua messa in questione della certezza dei più, certezza che a poco a poco si rivela sbagliata, la sua figura esile, fragile, in piedi sprigiona una spiritualità, una forza di convinzione unica. Il Parlamento europeo lo segue.

Ancora ricordo, in questo Parlamento europeo, la sua sottile e perpetua obiezione di principio contro l'applicazione del metodo d'Hont, l'applicazione di una ponderazione matematica di un'istituzione rappresentativa, democratica e politica. Di nuovo una battaglia di principio in favore delle minoranze, compresse da uno schema astratto.

La morte di ogni uomo è come l'incendio di una biblioteca. Con Alex è andato via un portatore di speranza, un Angelus Novus.

Dove troveremo ora la sua voce profetica? Dove troveremo il suo fascino, la sua capacità di intercettare quel che vi è di positivo negli altri?

Ci ha chiesto di continuare in ciò che è giusto. Così faremo.
pro dialog