Alexander Langer Alexander Langer Racconti, ricordi e dediche

Scritti di Alex Langer Racconti, ricordi e dediche
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Arnold Tribus: Alexander caro!

12.7.1995, inedito
Sicuramente ricordi ancora che una volta, al liceo classico Walther von der Vogelweide, durante la prima ora di storia, ci hai letto ad alta voce le "Interrogazioni di un operaio che legge" di Brecht.

Tu volevi sempre che gli studenti facessero domande anche perché sapevi dare una risposta a tutte le domande. Ora te ne sei andato e ci hai lasciato una domanda alla quale nessuno sa rispondere. Questo shock, questa scena da incubo ci rende esterrefatti. Ci sentiamo abbandonati, paralizzati, impietriti dallo shock provocato dal dolore. Come unico suono restano il pianto irrefrenabile, i sospiri, le sigarette, le malinconiche chiacchiere sui ricordi. Stiamo uniti, scaldandoci vicendevolmente, consolandoci, compiangendoci. Non siamo tutti deturpati? Non ti abbiamo tutti voluto bene? Perché questo? Avevi preso appuntamenti ed avevi prenotato il volo. Era tutto una finta manovra? In una corazza di solitudine dove l'amore non può più trapelare, sei andato, da solo, verso il tuo ultimo viaggio. In un paesaggio familiare con dolci colline ed prati, tranquilli e amabili come non mai. So quanto ti fossero cari questi posti. Come può tale tendenza collegarsi alla tua gentilezza e bontà, alla tua disciplina nel lavoro, al tuo senso di responsabilità. Non ci si chiede nulla. Le domande non avrebbero senso. Come si può essere cosí ciechi da rimproverare ai suicidi il loro atto. Sei d'accordo con quest'affermazione, vero, abbiamo sempre detto che solo con il silenzio si possono rispettare questi fatti drammatici.

Ma la scena di morte del maestro è strappalacrime e triste. Ora la morte è venuta, la morte in solitudine del maestro. La mia malinconia aumenta. "Oh Dio, dà ad ognuno la propria morte" aveva pregato Rainer Maria Rilke. Dobbiamo prendere atto che questa è stata la tua. Volevamo che accadesse diversamente. Immaginati, se ti avessero ucciso in Bosnia, oh, questo sarebbe stato qualcosa! Saresti un eroe e tutti avremmo saputo cosa scrivere, non avremmo dovuto cercare delle spiegazioni. "Io non capisco. Lui, un uomo cosí di talento, il mondo gli era aperto! Tragico, incomprensibile ...." Cosí si dice qui. Forse qui eri infelice, come tutti i buoni ed i migliori. "Il dolore rende stanchi" ha detto Stephan George e, Klaus Mann, che ha scelto il suicidio, ha detto dopo un tentativo sfortunato: "Perché ci si suicida? Perché nella mezzora successiva, nei successivi cinque minuti, non si vuole più vivere , non si può più vivere. Improvvisamente si è al punto morto. Il limite è raggiunto - nessun passo oltre.

Caro Alexander, penso a te ed in tua memoria scrivo queste righe. Eri puro di cuore. Odiavi lo stupido e l'incapace. Ti lamentavi della viltà. I potenti non ti facevano effetto. Eri un ribelle. Eri capace di gioire, eri curioso, pieno di iniziativa. Eri affascinato dal creato; fiori, monti, libri, bambini e donne ti affascinavano. Eri cosí forte, molto più forte di noi tutti. In te c'era tutta la forza e allegria, eri brillante e spiritoso e dalla traboccante vitalità. Sai certo quanto abbiamo riso durante quelle noiose sedute. Ci siamo riuniti insieme, tu sempre gentile e decoroso, sempre solerte e diligente, sempre preparato perché volevamo essere migliori degli altri. E lo eravamo, no? Quando avevi l'asma diventavi taciturno, erano i giorni in cui stavi male, i problemi sembravano irrisolvibili. Quando eri silenzioso e stanco ti ha aiutato l'amata Vipiteno perché tu, cosmopolita che viaggiava per il mondo eri vipitenese nel cuore e nell'orgoglio, non bolzanino, non bruxellese, non fiorentino.

Avevo 18 anni quando ti ho conosciuto, quest'anno avremmo potuto festeggiare il 25¡ anniversario della nostra amicizia. La mia condizione era simile un tempo a quella di certe generazioni, il cui destino era quello di vivere alla soglia tra due epoche culturali. Il tuo spirito era già commosso e prende le mosse dalla promessa di una nuova libertà, di una nuova conoscenza. Tu ti appellavi alla curiosità, all'ambizione, al desiderio di rischio e di avventura. Abbiamo anche cominciato insieme, perché c'era cosí tanto da cambiare. Il tuo pensiero ed i tuoi scritti hanno influenzato le domande urgenti e le paure degli ultimi anni, mai solamente in maniera astratta, teoretica; oltre ai riconoscimenti più importanti hai sempre fornito impulsi pratici. Non c'è niente di buono se qualcuno non lo fa. Tu ti collocavi nella più grande tradizione dell'illuminista scettico non dogmatico ed eri uno strenuo difensore del singolo e sei stato sempre solidale con tutti i sofferenti e gli oppressi. Hai sempre opposto resistenza contro gli oppressori ed i misantropi in tutte le direzioni e paesi.

Dalla follia dell'armamento mondiale fino alla solidarietà con il terzo mondo, come gli uomini in futuro tratteranno questa terra, se essi ancora vorranno distruggerla e sfruttarla per quello che chiamano progresso e crescita - o finalmente cominciare ad essere solidale con essa - per questo hai combattuto negli ultimi anni e hai fatto proseliti perché tu volevi salvare i popoli, gli uomini e l'intero creato. E noi qui nella campagna non eravamo capaci di gestire degnamente la tua eredità. Ci vergogniamo un po', credimi. E ora? Vale la pena di lottare se i migliori se ne vanno? Ne vale ancora la pena?

Alex, ci daremo da fare per non far scomparire l'eredità della tua esperienza. Promesso. Avrei ancora tanto da dirti. Volevamo incontrarci presto, dopo le incresciose storie delle elezioni di giugno, per ricominciare, con rinnovata pazienza, con rinnovato orgoglio, con nuovi valori. Eravamo di cattivo umore, entrambi, feriti ma non finiti. Ho cercato la tua ultima cartolina: "Un caro pensiero molto nostalgico e spero a presto. Non può essere che noi viviamo una tanto diversa percezione della realtà, con l'amore di un tempo, Alexander". Grazie e scusa per non averti ancora risposto. Ma vivrai ancora a lungo, ci hai lasciato un'eredità troppo grande.

"I teneri di cuore sono facilmente distruttibili". Con questa frase di Hölderlin ti abbraccio ancora una volta, come ai bei vecchi tempi. Riposa in pace, papà Alexander,

tuo devoto Arnold
mercoledí, 12 luglio 1995
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