Alexander Langer Alexander Langer Racconti, ricordi e dediche

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Sergio Camin: L'utopia di Alex mi ha fatto sognare

7.7.2020, Alto Adige quotidiano
 
Le santificazioni mi hanno fatto sempre un po’ paura, rischiano di essere pericolose. Sono certamente il giusto tributo o forse quello che ci viene meglio, a un uomo da citare a guida e a esempio, ma soprattutto rispondono al nostro bisogno di punti di riferimento e quello a un santo diventa certo e intoccabile. Le santificazioni sono pericolose non per i santi, ma per i santificatori, ofuscano il ricordo e impediscono qualsiasi possibilità di confronto. Venticinque anni fa moriva Alex Langer, una persona straordinaria a cui volevo bene e con cui spesso non ero d’accordo, lui di Lotta Continua, alternativo, verde e io del Partito Comunista. Le ragioni del disaccordo negli anni furono tante e diverse, ma il confronto leale e pure amicale rimase sempre. In questi giorni in cui non ho trovato una nota critica da parte di nessuno, non dai suoi, eppure i contrasti li ricordo, ma nemmeno dai suoi nemici veri, vorrei provare a dire due cose su una questione che è nodale, la nostra Autonomia.  Oggi è un patrimonio comune che non viene messo in discussione da nessuno, negli anni ’70 era un progetto in fieri e le posizioni erano contrastanti. Il P.C.I. decise di appoggiare il progetto qui e con peso decisamente più rilevante a livello nazionale nonostante fossimo all’opposizione (mai governata l’Italia i comunisti). Qui la cosa ci costò tantissimo con un consenso elettorale praticamente dimezzato. Passò il messaggio del Movimento Sociale Italiano in difesa della presunta italianità di questa terra, noi stavamo svendendola ai tedeschi. Ma gli attacchi non vennero solo da destra, ci fu anche Alex. Il suo non fu ovviamente il becero contro fascista, ma fu il contro dei buoni che si ribellavano all’idea di rendere istituzionali le divisioni linguistiche che divennero le “gabbie etniche”. La differenza tra etnico e linguistico ce la portiamo dietro ancora oggi. La battaglia di Alex fu straordinaria per l’impeto ideale, per la straordinarietà del sogno e l’autorevolezza del sognatore. Un grande abbraccio d’uguaglianze in grado di annullare differenze e divisioni. Noi eravamo comunisti e credevamo che le differenze rimanessero, ma fossero quelle di classe, quelle tra sfruttati e sfruttatori. Citando Gaber, forse eravamo comunisti perché pensavamo di poter essere vivi e felici solo se lo erano anche gli altri. Ero comunista, ma né cieco né sordo e le parole di Alex qualche problema me lo crearono. Ero perfettamente consapevole che quelle norme ledevano dei diritti civili, ma si era costretti a una scelta, a scegliere un sogno che avesse la possibilità di realizzarsi. Oggi rimango convinto che la nostra Autonomia, che nemmeno i Verdi mettono più in discussione, sia nata solo grazie all’affermazione istituzionale delle divisioni. Non è una cosa bella? Non lo sono mai stati nemmeno i morti per la nascita di una democrazia. A questo punto, caro Alex, mi daresti del cinico come facevi allora, ma ti abbraccio ancora, così, da uomo a uomo lasciando stare i santi. Ho letto che i sogni visionari possono uccidere i sognatori, ma senza sognatori a morire sarebbe il mondo.
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