Alexander Langer Alexander Langer Racconti e ricordi

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Antonio Marchi: PARLANDO DI ALEX (E DI ME) A 25 ANNI DALLA SUA DIPARTITA.

2.7.2020, pagina facebook
 
Basta che una rilettura di un racconto attragga l'occhio e la curiosità per farmi ritornare alla mente il ricordo di un uomo che se n'è andato 25 anni fa. Parlo di Alex Langer. Lui è li immobile e silenzioso nel piccolo cimitero di Telves (Vipiteno), aspetta che io vada a trovarlo, come ogni anno il 3 di luglio. Questo racconto che mi è più caro (altri ne sono seguiti nei miei viaggi sulle “sue tracce di profetiche raccomandazioni” per le sorti del pianeta, dei belligeranti nella infame guerra della ex Iugoslavia, fino alla strage di Srebrenica, 20 anni dopo), racconta il mio primo viaggio in Italia in bicicletta (“piccolo grande viaggio nel presente, passato, futuro”). Mi è tornato alla luce, ha ripreso a parlarmi per dirmi e nutrirmi dei ricordi trascorsi segnati dai volti e dalle loro anime - Alex Langer e Mauro Rostagno - dei sensi e sentimenti di un passato, ancora mio.
La linea temporale fra “passato e presente” si annulla improvvisamente e le emozioni tornano ad essere vive a tal punto da poterle palpare e sentirle in grado di porre rimedio agli anni, al loro logorio che hanno causato il loro distacco, l'abbandono di una tensione a fior di coscienza.
E' nel momento in cui si sentono così forti le emozioni che non si accetta di starne fuori per scadenza di termini sentimentali – sensoriali – temporali – oggettivi.
E' difficile doversi dire che ognuno ormai ha una propria vita, un indirizzo diverso, una famiglia diversa; che non può più incidere o essere inciso da quel marasma emotivo rievocato da quel racconto (anche se ogni passo di un racconto è una poesia per la mente che avidamente legge e ritrova congiunzioni visive  ed emotive di memoria).
Improvvisamente Alex riemerge dal buio dell'oblio e si ridesta come un corpo riesumato al quale il tempo non ha corroso la carne. E' vivo, guarda il presente, lo ammonisce, lo stimola, lo redarguisce, poi se ne va lontano imprendibile, perchè altri facciano quello che resta da fare...
Se ne va la mia parte, quella che era già smessa nel buio del ripostiglio dei ricordi.
Torna nell'angolo e rimane in piena luce, ai primi strati della memoria, pronta ad invadere i pensieri del presente e rinnovarsi nelle emozioni, ogni qualvolta si mostra la nostalgia, il silenzio.
E' forse così strano che in questi momenti desideri che Alex mi sia vicino per porre rimedio alla cecità degli uomini (e mia) e continuare a dar loro fiducia “in ciò che è giusto”?
Si è proprio strano, se non altro contraddittorio nei confronti delle scelte operate al tempo dei fatti,  da ognuno di noi, così politicamente diversi e distanti, al confine dell'incomprensione e del mistero.
Quella morte, a volte umiliata dalla noncuranza, messa lontano dal corrente metodo di concepire il dramma, ha il richiamo di un non nulla rimediabile senza scossoni morali, senza pentimenti.
Ma se fosse davvero così, quel gesto disperato, fatto nel buio di ogni possibile speranza, perchè ancora oggi, a distanza di 25 anni, crea scompiglio dentro di me?
Quel giorno, 3 luglio 1995, ero seduto a tavola dai vecchi genitori di Villorba. Ogni tanto andavo a trovarli. Da tempo ero immigrato a Trento. Lavoravo all'Università. Quella sera c'è un gran chiasso che sovrasta tutto, che è normale quando nella stessa cucina ci sono bambini, nonni e genitori e ognuno vuol dire ad alta voce la sua.... La televisione è accesa sul telegiornale delle 20. Le solite notizie...poi “una” improvvisa come una lama taglia le altre, di forte impatto emozionale e umano mi ghiaccia il sangue: appare sullo schermo la figura di Alex. D'istinto urlo di far silenzio. La figura di Alex scompare ma la notizia si fa cronaca, interviste, immagini..... E' tale l'incredulità che quasi mi rifiuto di credere. Incomprensione e sgomento si fanno partecipi anche in chi mi sta vicino.  Alex non è più tra noi, Poi la notte dei perchè mi ha tenuto sveglio, e da quel giorno, ogni anno quel 3 luglio fino ad oggi pare non volermi più mollare.
Lotto con le emozioni obbligandomi al silenzio per non dare il sopravvento al desiderio di ricontattare, abbracciare e parlare con tutti, ripartire proprio dal momento in cui sono scaturite violente, le emozioni, le divisioni, i rancori, il ricordo tattile visivo che ci accomunava. 
Per rispetto. Timore? Buon senso.
La ragione ed il senso di obbiettività, del reale, frenano e comandano alla calma: soffocano bonariamente l'impeto istintivo di appropriazione indebita del corpo di Alex a tempo trascorso. 
So com'è andata (o almeno lo credo), ma non so come avrebbe potuto andare diversamente se Alex fosse stato più ascoltato, aiutato, compreso e non umiliato. Non so come avrei desiderato potesse finire, tempo più avanti, se il tempo ci fosse stato o fosse stato importante quanto lo è per me.
La ragione mi suggerisce (come soluzione) un'arrendevole e malinconica lontananza leopardiana, meglio sarebbe, ma non meno faticosa, una rievocazione sottile della smemoratezza pirandelliana che mi concedesse l'avvicinamento lucido al dramma.
In fondo io sono solo ed unicamente io, con quel pizzico di ignoranza di vita che tutti investe e, al di la di ogni azione oggettiva (andare in bicicletta da Trento a Telves ogni anno) non so far altro che onorare  (spero) la persona in questione con poche righe, dicendo che vorrei poter restituire  ciò che ho del suo corpo, della sua anima, della sua bontà d'animo, dei suoi profetici insegnamenti di un uomo coraggioso “che ha saputo pensare alla vita e alla politica come a una prova di infinita generosità nei confronti degli uomini” : ma non è possibile, perchè sono ormai parte inscindibile della materia che mi tiene in vita. 
Spero che questo ti renda felice, caro Alex, come lo è stato per me da quando ne ho preso coscienza. 
 
                                                                                                                fine giugno 2020
 
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