Alexander Langer Alexander Langer Racconti, ricordi e dediche

Scritti di Alex Langer Racconti, ricordi e dediche
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alexander langer (22) Cassar-Simma: Abbi cura - Trag Sorge - Take Care (11)

Roberto Molle: Sogni senza dolcezza, dedicato ad Alex e a Srebbrenica

4.10.2006, Consorzio autori del Mediterraneo

 

ALEXANDER

 

Strana musa

distorta ha folgorato

con strale e veleno

il suo tiepido

andare nel tempo,

travestito da Elfo

e nutrito d'assenzio

quasi

un abaco spento

che ha i numeri cavi

come baccelli riarsi

al triste sole d'agosto.

 

Ritrovati anni persi

come dati avariati,

l'infanzia da mite

e l'alveare

con i segreti svelati,

Alexander LAnger

da nord

è sceso alle valli,

con un sogno

di ragazzo nel cuore,

messaggio aperto

di brivi di pace

che batteva fiero

con falce di giada

orpelli e beghine

sulle vie d'Europa

venuta a mancare

di fiera o altarino.

 

E lui

il vento

che sbriciola

rocce severe

e cala basso

la sera, lo sfidò

ed era estate,

chiederei ora

al vento

di riportarci

quei grumi di suono

e le timide voci

raccolte

nei giorni dell'est,

ci appartiene

come i rosari

per le perpetue

il biascicare pacifista

di quel vaggiatore

leggero.

 

SREBRENICA

 

La pioggia e il suo potere

mi trovano pronto

per il viaggio,

anche la notte

può andare bene

 

Le storiedi Fardon

pugnalono i miei sensi

le grandi distese

e il voyeur che non crescerà mai

il via vai di questa vita

il valore delle offese

lo sgomento per quelle parole

strappate alla radice

 

ti trovi qui

ancora intatto

ma la passione ha rotto gli argini

e il cuore ha rallentato

trafitto di nebbia

e rumore di fanfara

 

tra i licheni in fiamme

sulla strada

tracce di nuovi arrivi

che non vedrò

di certo in viso

ma il fragore dei corpi

batte tra gli alberi,

ribatte un suono di madre

che cerca eterno,

un sussurro leggero

lamento di figlio

e più giù

nella valle martoriata

evanescenza di odori

humus rigoglioso

di fiori e di carne

 

dieci anni e oltre

un grido s'è alzato

per Srebrenica un giglio

e ricordi confusi

di un popolo a parte

schiacciato dal sogno malato

di un'altra etnia.

 

Da "Sogni senza dolcezza"  2006

 

 

 

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