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Adolfo Orsini: Alex e la Fiera delle Utopie concrete

14.10.1995, archivio Langer
So bene che quanto dirò potrà apparire riduttivo agli occhi di quanti - amici personali o paladini della comune causa ambientalista - abbia vissuto e condiviso con Alex Langer le innumerevoli tappe della sua intensa "missione" di impegno civile e promozione umana, della sua elaborazione ideale e della sua militanza politica.

Io voglio infatti testimoniare "soltanto" che Alex Langer è stato - ed è ancora - soprattutto la "Fiera delle Utopie Concrete" e che la "Fiera" è stata ed è soprattutto Langer.

Non solo e non tanto perché la sua peregrinazione l'ha portato un giorno in questa vallata né perché ha saputo trasformare un incontro casuale nell'occasione per imbastire un nuovo rapporto che si è rivelato quanto mai duraturo e fecondo, annunciando e maturando nuovi incontri e nuovi rapporti.

Langer è soprattutto la "Fiera" perché con essa Alex ha saputo trapiantare a Città di Castello uno spicchio di quel suo sterminato orizzonte, un frammento del caleidoscopio nel quale era solito immergere lo sguardo e guidare le proprie azioni.

Una città con tradizioni di cultura, una città che è frontiera tra la tradizione e la modernità non poteva e non può desiderare nuovi innesti, non poteva e non può non far tesoro di chi si presta "umilmente" - come "umilmente" si è prestato Langer - ad indicare nuove vie, nuovi orizzonti per la vita collettiva, per l'impegno e la consapevolezza civile dei cittadini.

Con Langer abbiamo potuto vedere meglio il mondo. Quello circostante e quello lontano alla ricerca dei nuovi confini dello spazio e del tempo. Abbiamo visto nelle vicende del nostro esistere e vivere in questo spazio ed in questo tempo un frammento non insignificante di un più vasto, articolato e problematico modello dei rapporti delle persone con le altre persone, con l'ambiente, con lo sviluppo, con il progresso, con la cultura, con le generazioni.

Con Langer abbiamo letto negli avvenimenti e nelle contraddzioni del mondo le evenienze e le contraddzioni del nostro microcosmo in un costante rapporto tra il piccolo e il grande, tra il qui e ora e il volgare della storia dell'uomo.

Langer ci ha prestato il suo caleidoscopio per vedere le mutazioni del mondo in cui tutto diviene da singolo multiplo. Un mondo multiculturale, multitematico, multiforme.

La "fiera" è divenuta un po' il nostro caleidoscopio e continuiamo ad utilizzarlo ed a proporlo pensando che ci si debba attrezzare a divenire sempre più "multi" e sempre meno "mono" e pensando che se chi semina non sempre raccoglie sarebbe un peccato lasciare il raccolto marcire nel campo.

Se Alex non potrà vedere i nuovi frutti dell'albero che ha piantato, sarà compito di questa città raccoglierli e diffonderli.

ADOLFO ORSINI, Sindaco di Città di Castello
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