Alexander Langer Alexander Langer Racconti, ricordi e dediche

Scritti di Alex Langer Racconti, ricordi e dediche
video/audio Abbi cura - Trag Sorge
bibliografie - recensioni Tesi e ricerche Riviste Video - Audio
alexander langer (22) Cassar-Simma: Abbi cura - Trag Sorge - Take Care (11)

Enrico Rossi: L'ecologia di Langer. Un ricordo a 10 anni dalla morte

31.7.2005, www.ambientetrentino.it
Dieci anni fa moriva Alexander Langer lasciandoci il dolore di una perdita, ma anche un’eredità e una ricchezza di idee e progetti, prospettive e modi di vedere ancora oggi così pregnanti, da correre il rischio di rimanere negletti.


Dieci anni fa moriva Alexander Langer lasciandoci il dolore di una perdita, ma anche un’eredità e una ricchezza di idee e progetti, prospettive e modi di vedere ancora oggi così pregnanti, da correre il rischio di rimanere negletti. L’attualità di queste idee è dovuta in parte a uno dei suoi tratti caratteriali più tipici: quello di non disgiungere mai la teoria dalla pratica, i proclami politici – e magari ideali – dai comportamenti. Una cosa di cui proprio non riusciva a fare a meno, in qualunque situazione. Forse era per via delle sue origini sudtirolesi, tra le montagne; o forse dipendeva dal fatto di essere una persona piuttosto intelligente e di molto buon senso – comunque fosse, lui era fatto così. Per esempio, alla sua concezione anche etica della politica, alla sua moralità pubblica, corrispondeva una cura assidua nella rendicontazione alla lira (allora) di tutte le spese sostenute per lavoro. Tanto assidua che molti hanno parlato di “maniacalità”; per lui, era serietà. Anche il suo modo di vedere e di affrontare le politiche e i problemi ambientali, aveva lo stesso approccio: avere ben chiare le idee di fondo mettendole in pratica nella vita quotidiana ogni volta che fosse possibile.
Nel modo di vedere l’ecologia e la protezione dell’ambiente di Langer alcuni temi importanti erano ricorrenti. Così, il fatto che si dovesse cominciare a “privilegiare la sussistenza rispetto al profitto, al mercato” faceva il paio con una virtù che riteneva particolarmente importante, quella di preferire “il valore d’uso al valore di scambio”. Per dare un valore a tutto quello che usiamo, non solo dal punto di vista del riciclaggio, ma proprio come cose dotate di un loro valore a priori, come l’acqua potabile o l’aria respirabile. Perché, diceva, “proprio la riduzione a puro valore di scambio (l’acqua per ora costa poco)” fa si che “ad esempio l’acqua si può anche lasciarla correre e buttarla via”. Oppure, altra virtù che considerava importante, era la cosiddetta consapevolezza del limite; portando come esempio gli animali creati per avere molta carne o con crescita precoce e resi brevettabili. Di fronte a queste cose auspicava un’auto–limitazione che facesse rinunciare a “tutto ciò che in qualche modo provoca conseguenze irreversibili generali”.
A questa coscienza della necessità di un ritorno a un equilibrio, Langer univa la consapevolezza che la civiltà Occidentale “non può far finta semplicemente di tornare alla natura e sicuramente non può neanche arrestare di colpo la logica di sviluppo e di crescita”, cose queste fattibili solo da singoli individui o comunità ristrette. Ma, diceva, “è possibile forse un atterraggio morbido, rispetto al quale c’è molto da lavorare”. Anche il suo intervento ai Colloqui di Dobbiaco del 1994 aveva un titolo significativo, “La conversione ecologica potrà affermarsi solo se apparirà socialmente desiderabile”.
Nell’approccio così pragmatico di Langer ai problemi, niente di tutto questo avrebbe potuto essere realizzato senza la consapevolezza individuale di ciascuna persona. Lui per primo. Che si spostava in macchina solo quando l’urgenza e l’incalzare dei suoi impegni non permettevano altrimenti. Che apprezzava gli alberghi dove per colazione si evitavano le confezioni monodose di burro e marmellate (“un non senso ecologico”) e che dopo un po’ di tempo che era al Parlamento Europeo puntualizzava orgoglioso che nell’albergo dove andava lui quelle confezioni erano state sostituite da ciotole più grandi riempite alla bisogna. Langer, che tutti ricordano andare e venire sempre con due o tre borse in spalla e a tracolla, precisava che in Italia il collaboratore di un parlamentare viene chiamato “portaborse”, ma che lui le borse preferiva portarsele da solo.
Quando se ne va una persona così – scelta o destino che sia – rimane un grande vuoto, pieno di tutto ciò che quella persona ha fatto, ha seminato. E che forse sta a noi continuare (non era così forse anche il suo ultimo invito, “continuate in ciò che era giusto”?) per il bene nostro e dei nostri figli. E forse anche per onorare la memoria di chi non c’è più.

pro dialog