Alexander Langer Alexander Langer Racconti e ricordi

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Filippo Cecarelli: Un "sannyasin" mezzo italiano e mezzo tedesco, un po´ cristiano e un po´

29.6.2005, La Repubblica 27 giugno 2005
Per primo intuì le tematiche ambientali, dando vita tra l´83 e l´87 al
partito verde

Era, sì, un albero di albicocche. Chiunque abbia scritto di Alex Langer e
del modo in cui decise di andarsene da questo mondo, in campagna,
all´imbrunire, una sera di dieci anni orsono, non può fare a meno ricordare
che si trattava di una pianta da frutto. Era luglio, e forse c´erano ancora
albicocche a fermentare per terra, a confermare il ciclo misterioso della
natura, intorno alle scarpe di Alex.
Ogni pubblica morte - e il suicidio lo è per definizione - offre simboli e
messaggi a chi resta in vita. E allora, fra i mille preziosi frammenti
d´agenzia che s´incontrano a ricostruire quell´evento di cronaca, varrà
giusto la pena di segnalare che l´albicocco da cui pendeva il corpo di
quello straordinario personaggio era Alex, si trovava in un campo di ulivi e
ciliegi. E che nella sua macchina, posteggiata una ventina di metri più in
là, gli investigatori - come si dice in questi casi - rinvenirono tanti di
quei segni da poter racchiudere un´intera e assai ricca esistenza.
Tre biglietti, tre striscioline di carta d´amore e di perdono scritte in
italiano e tre in tedesco; una borsa in tela con il simbolo del sole che
ride; una scatola di cerini; materiale politico abbondante; un libro di
preghiere in ebraico e uno in francese; una tessera da europarlamentare; un
biglietto aereo; un pettine; una penna biro. Con questa aveva lasciato
scritto: «I pesi mi sono divenuti insostenibili... «Venite a me voi che
siete stanchi ed oberati» (Mt, 11,28)... Non siate tristi, continuate in ciò
che era giusto».
Ancora oggi, chi l´ha conosciuto non riesce a essere triste, però fatica ad
accettare quel suo traumatico addio perché moltissimo ha dato, Langer, ma
proprio ciò che ha dato e il modo in cui l´ha dato, senza risparmio, è
quello di cui più oggi si sente la mancanza: l´intelligenza di un pensiero
originale, coerenza di vita, fedeltà agli ideali della propria gioventù,
senso generoso del futuro. In fondo: sapienza e amore del rischio, perché
nessuno più di Alex Langer si era caricato addosso i guai del mondo, e il
dramma dei portatori di speranza, se non sono dei santi - e nessuno davvero
è costretto a esserlo - è anche quello di finire com´è finito lui, sotto il
ramo del suo ultimo albicocco. Ma che vita splendida, intanto, e che lezione
perfino elegante di politica vera e di impegno concreto per tanti cialtroni
che affollano le poltroncine dei talk-show.
Impossibile dimenticarselo, difficile anche non aver voluto bene almeno una
volta a quest´eterno ragazzo che sembrava uscito dai cartoni animati, una
sorta di sannyasin mercuriale mezzo italiano e mezzo tedesco, un po´
cristiano e un po´ ebreo, di estrema sinistra e spiccata vocazione
conservatrice, nel senso dell´antica armonia e dei perenni equilibri. Un La
Pira algido e impaziente, un Danilo Dolci che s´incontrava nelle sala
d´attesa degli aeroporti di tutto il mondo. Un uomo di pace, un costruttore
di ponti: «Die Bruecke», il Ponte, si chiamava la sua prima rivista a
Bolzano, per la pacifica e fruttuosa convivenza tra italiani e tedeschi. Un
profeta, chissà. Certo ai suoi funerali accorse la gente più diversa,
anarchici, rabbini, palestinesi, radicali, francescani, verdi, lobbisti
della pace e di Lotta continua, greci e turchi-ciprioti, serbi e kosovari,
eurocrati, contadini, giornalisti, maestre d´asilo, psicanalisti. Alla Badia
Fiesolana cantarono «We shall overcome» quando lo portavano fuori, e
giustamente un plotone di carabinieri presentò alla bara l´onore delle armi.
«Mi sembrava l´Angelus Novus» ha scritto di lui Carlo Ripa di Meana in
«Sorci verdi» (Kaos, 1997). «Meticcio del sessantotto europeo» lo definisce
Aldo Cazzullo nella ricostruzione di Lotta continua, «I ragazzi che volevano
fare la rivoluzione» (Mondadori, 1998). Mentre nel vasto repertorio del
Diario, «La Meglio gioventù. Accadde in Italia 1965-1975», Langer è
rubricato sotto la voce «Studenti, Agitatori e Visionari». La visione per
cui non ha smesso un attimo di studiare e agitarsi era quella di una società
globale dominata dalla tolleranza con l´obiettivo della convivenza. La
filosofia era, grosso modo, quella dell´accettazione vitale del limite. Gli
strumenti, quelli del dialogo, della diplomazia autentica e della
non-violenza. Nell´estate del 1995 era stato abbattuto dai massacri
balcanici: a Sarajevo, a Tuzla, a Sebrenica aveva contatti, amici,
investimenti emotivi. Sentiva il peso dell´impossibilità, forse la scambiò
con un fallimento. Ma anche solo il ricordarlo a un decennio di distanza
smentisce che lo sia stato.
Si chiamò fuori dalla vita a 49 anni, il giorno in cui ricorreva il primo
anniversario della morte del padre, medico ebreo viennese salvato dagli
italiani. La mamma era tirolese, farmacista a Vipiteno. Con grande scandalo
etnico, Alex venne mandato all´asilo italiano. Finì che parlava cinque
lingue, compreso il ladino. Conobbe don Milani e tradusse «Lettera a una
professoressa» in tedesco. Rifiutò le «gabbie etniche», fu davvero cittadino
del mondo, naturalmente cosmopolita, ha lasciato un bel libro che s´intitola
«Il viaggiatore leggero» (Sellerio).
Anche a vederlo rimaneva impresso. Occhialini tondi da miope, dentoni da
castoro, sandali d´estate, maglione norvegese d´inverno. Da giovane girava
per l´Italia con una incredibile Vespa salvata dal fango dell´alluvione di
Firenze. Cattolico del dissenso, discepolo di padre Balducci e di La Pira,
fondatore di Lotta continua in Alto Adige, «proletario in divisa» (da
alpino), insegnante, bibliotecario al Bundestag, giornalista e inviato del
quotidiano Lotta continua. Per primo intuì le tematiche ambientali e tra il
1983 e il 1987 diede vita al partito verde. Siccome vedeva lungo, per primo
ne capì anche i limiti e i rischi di involuzione al tempo stesso burocratica
e leaderistica. Temeva la legge maggioritaria, «che taglia male le parti», e
le manipolazioni genetiche, ma in nome dell´umanità. Cercava il nuovo
nell´antico e la saggezza della politica al di fuori della politica.
Sarebbe bello che ci fosse ancora, Alex Langer. Ma in certe rare circostanze
della vita e della morte - e questa lo è - basta davvero la sua
testimonianza.



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