Alexander Langer Alexander Langer Racconti, ricordi e dediche

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Una pizza a Bolzano con Ivan Illich, Alex Langer e Andreina Emeri

7.12.2002, Oskar Vallazza
Questa è una storia di oggi e di altri tempi, una che parla di una "Terra fra i monti" e dell’universo che la viene a visitare.
Alcune settimane fa mi ero recato all’università di Trento per una delle conferenze celebrative dei 40 anni della facoltà di Sociologia. Rimasi deluso quando seppi che Ivan Illich non ci sarebbe stato, causa malattia mi venne detto.
Apprendendo ora della sua morte, mi è riaffiorato alla mente un ricordo personalissimo che serberò sempre con grande affetto.
Era il 1985 quando un pomeriggio mi recai a Bolzano con alcuni amici dell’allora infante partito dei Verdi. Eravamo stati invitati ad un incontro con Illich, organizzato dalla Alternative Liste Südtirols.
Per me, appena ventenne, quella fu una splendida occasione per ampliare i miei orizzonti culturali, a quel tempo certamente più angusti di adesso.
Non ricordo nulla dell’incontro, ma solo che, più tardi, si decise di andare a mangiare una pizza e che così io mi ritrovai ad un tavolino a parlare
faccia a faccia con Illich, Alexander Langer ed Andreina Emeri. Tutti noi conserviamo l’insieme di connessioni ed eventi che contribuiscono alla definizione delle nostre speranze e pensieri più intimi. E così accadde che del tutto casualmente quella cena entrò a far parte del mio complesso
mondo interiore. Anche quando diversi anni dopo mi ritrovai in una sala zeppa di studenti ad assistere ad un monologo di Noam Choamsky, il ricordo di quella sera a Bolzano non si era per nulla affievolito. Era il ricordo del vento del mondo che avevo sentito sulla mia faccia e che mi aveva gettato addosso l’ebbrezza di chi co-esiste nello stesso spazio e tempo con chi ancora crede in qualcosa.
La reazione contraria l’ebbi nel leggere della tragica scomparsa di Petra Kelly e Gert Bastian, ed ancor più di quella di Alex Langer. Rimasi là, quasi incapace di reagire, quasi afflitto da una sindrome da Cripta dei Cappuccini, quasi a simboleggiare la perdita immane di un mondo in estinzione che si sprofonda nell’oblio della storia: un’Austria Felix che si lasciava alle spalle una tragedia umana di dimensioni enormi, così come Alex, che usciva di scena da una società troppo attorcigliata su se stessa, che forse non aveva meritato il suo impegno sincero ed altruista.
E così è oggi, con Ivan Illich che non c’è più. Mi volto indietro e rimpiango quelli che non ci sono più. Me li rivedo tutti davanti, in questa realtà alpina ormai vittima del protagonismo di molti mediocri personaggi.
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