Alexander Langer Alexander Langer Racconti, ricordi e dediche

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Guido Ceronetti: strangolato dalla pena di un mondo avvelenato

6.7.1995, da "La Stampa"
Non un ricordo e un elogio funebre, tristemente conclusivo e volgarmente liquidatorio, ma una parola aprente, per la morte voluta e cercata di Alex Langer, sudtirolese di più patrie. un amico, che considero tale,

pur non avendolo incontrato che un paio di volte e pur non avendolo incontrato che un paio di volte e avendo scambiato con lui solo qualche lettera, di argomento verde ovviamente. Ignoravo perfino la sua elezione all'europarlamento. C'era sicuramente un'affinità spirituale che me lo rendeva, nella lontananza, presenza viva.

Un Verde atipico, Langer; non ne aveva i limiti ideologici, così come non aveva il limite ossessivo della sua "piccola patria" tedesca: si era incatenato al mondo, alle sue cause più sanguinanti e disperate, a questa pena senza limiti del mondo che ha finito per strangolarlo.

La sua figura fisica stessa rivelava un'estrema vulnerabilità, un'eccessiva permeabilità ai veleni e ai chiodi del dolore degli altri, degli ignoti. La massima di un moralista quasi infallibile - "Siamo tutti forti abbastanza per sopportare il dolore degli altri" - contiene meno verità di quanto a prima vista appaia, il dolore degli altri può diventare una tortura insopportabile, far maturare una pazzia o un suicidio. Il dolore degli altri può diventare insopportabile anche provandolo in astratto, immaginando di esserne avvolti e perfino responsabili. La mai finita "questione della colpa"...

E il suicidio s'installa nella camera, quando si è capito che la pena del mondo è inconsolabile; lucidità di pochi. Addirittura Langer avrebbe voluto poter fermare la carneficina etnica in Bosnia, lui al di sopra delle barriere etniche dolomitiche, eurodeputato per riparare alle stragi di biosfera che si consumano all'impazzata, dappertutto; e ha visto l'irrisione, l'inutilità dell'appello, l'impotenza decisiva della sedicente ragione quando sopravvive come ragionevolezza.

Ha visto, immagino, l'impossibilità di arrivare a qualche risultato significativo, sul fronte ambientalista, per mezzo dello strumento politico. La perversione di tale strumento non consente di considerarlo ormai che per quello che è: di perdizione, mai (mai più) di salvezza, sia pure parziale. La politica di uno Stato moderno e sufficientemente liberale, asservita all'economia e alla tecnica, può anche senbrare innocua, sonnacchiosa: in realtà nasconde un'iniezione letale da propinare a tutti. Fosse stato trafficante di kalashnikov e di plutonio, meritevole di mille morti, non si sarebbe certo ucciso, Alex Langer. Sarebbe stato, pur fuorilegge, nella corrente. In questo senso, un Felice maniero è più a posto, sebbene formalmente lo si condanni, di un Langer. La politica è, quale maschera pigli, fatta più per i Maniero che per i Langer: i primi, semplicemente, non ne intralciano il pervertimento, il cedere sempre al ricatto tecnologico ed economico, anteposto in caso di scontro al principio umano.

Né con idee da Ministro dell'Ambiente, ben disposto a lasciarselo peggiorare nell'interesse "superiore" dell'Economia, avrebbe sofferto delusioni...Ma per chi voglia invece proteggere l'ambiente vitale che la politica ha trasformato in una gigantesca tonnara, è la voragine: vedi la trappola che hanno forgiato le manette mentali - in una poesia di Seferis: "questa fogna di paura" - e ti esce soffocato qualunque grido: nessuno ascolta, sei un'Antigone straccione su un treno che va a San Pietro, capisci che soltanto per perdere (soltanto per esistere) eri nato.

Nulla di strano nel suicidio di questo amico biofilo, di questo filantropo che ha fallito: sono passioni d'infinito di cui la muraglia del Finito disperde e frantuma il volo; frammenti di essere che nel puro esistere materiale non riescono a respirare. Il dolore degli altri è reso più intollerabile dall'essere fatti per qualcos'altro.

Langer: forse un bodhisativa nascosto che accenna, tra intorpiditi - che ci lascia per ricominciare.
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