Alexander Langer Alexander Langer Racconti, ricordi e dediche

Scritti di Alex Langer Racconti, ricordi e dediche
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Michele Serra: questo è un uomo

8.7.1995, da "Cuore"
Chi era Alexander Langer, il leader dei Verdi morto suicida sui colli di Firenze? Era un ex leader di Lotta Continua, era uno che parlava cinque lingue, era un intellettuale della migliore sinistra libertaria e cosmopolita, era un pacifico odiatore delle barriere razziali ed etniche,

era uno dei pochi europei degni di questo nome, era tante altre cose che ciascuno dei suoi amici, annichiliti dal dolore e dal rimpianto, oggi ricordano, ricostruendone la vita febbrile e generosa. Ma io vorrei dire, di lui, specialmente una cosa, che in fondo le riassume tutte: Langer era un politico. Era cioè, una persona che faceva per mestiere la politica, e che considerava la politica, come era tipico della sua generazione, una forma alta e sonante di linguaggio umano, così espressiva da poter comprendere perfino la molteplicità di esperienze e talenti che una persona come lui si portava addosso.

Qualcuno potrà dire che Alex si è ucciso perché la politica non è stata in grado di dare veramente cittadinanza alla radicalità e alla nettezza dei suoi principi e dei suoi ideali. Ma ancora più importante mi sembra poter dire, oggi e proprio oggi, che una persona sicuramente straordinaria come Langer aveva comunque scelto di fare politica, e di farla per mestiere. Era, cioè, uno di quei "politici di professione" che sono oggetto, da qualche anno, di una gretta, stupida e interessata campagna di disprezzo da parte di una nuova sedicente classe dirigente che (dispiace dovere sempre parlare di lui) trova in Silvio Berlusconi la sua massima espressione.

Non solo il miliardario ridens, ma il cospicuo e riottoso ceto industriale e professionale protagonista della cosiddetta "rivoluzione del nord", prima leghista e poi forzitalista, ha sempre giustificato il proprio ingresso in politica con un dichiarato disprezzo della politica. La mitologia delle "professionalità" comprende l'ipotesi che un fabbricante di prosciutti e un odontoiatra di successo possano occuparsi del governo di un paese, ma non quella che un governante possa affrontare i problemi dei prosciuttai e degli odontoiatri. La titolarità del potere finisce per risiedere, addirittura, nell'"avere vinto tre scudetti", in una mistica del successo definitivamente angusta e provinciale, per usare una parola grossa: antiumanistica. Che nega, cioè, l'esistenza di livelli più alti e più generali dell'agire pubblico, derivanti da una cultura interdisciplinare, più vasta e generosa, necessariamente "tecnica" ma anche filosofica, ovviamente legata alla famosa "concretezza" ma capace di generare anche pensiero, cultura, ideali, di vedere il mondo anche se non soprattutto al di fuori delle proprie tenute, per quanto grandi esse siano.

Alex Langer era uno di questi "uomini politici", ma ce ne sono tanti altri. Un mio amico senatore (non ne faccio il nome in segno di spregio per le tecniche promozionali e pubblicitarie) ha inviato a me e a altre persone un micidiale dossier contenente il sunto della sua attività politica. Un mare di carte, dati, studi, proposte di leggi, interrogazioni, progetti, ragionamenti che indicano la quantità e la qualità del lavoro quotidiano di chi fa politica, e la fa sul serio. La passione non basta: è il punto di vista - quello del famoso "bene comune", della politica come disciplina generale che si sforza di conoscere le diverse discipline specifiche per indicare una via complessiva - che fa la differenza. Le qualità "politiche" della politica sono le sole che possono salvarla. Se questa Europa bottegaia assiste neghittosa e impotente a una vicenda come quella bosniaca, è anche perché il disprezzo della politica e la sfiducia nelle sue possibilità si sono impossessati perfino della gran parte dei politici. Si può gestire l'ordinario (per esempio varare ottime e necessarie leggi sull'import-export dei prosciutti), ma ci si vergogna di alzare lo sguardo, ripeto umanisticamente, sul dolore, l'odio, la guerra, la sofferenza, l'ingiustizia, la fratellanza e la solidarietà tra le persone e i popoli. Langer lo faceva. "Più lentamente, più in profondità, con più dolcezza", aveva scritto Alex con un radicale rovesciamento del motto olimpico "più veloce, più alto, più forte".

Sarebbe splendido che i vecchi politici resi duri e disillusi da una vita di basse pratiche, al servizio di piccoli interessi, rialzassero la testa davanti all'intelligenza spezzata di Alexander Langer, riuscendo a trasformare lo sgomento, se ancora ne provano, in uno stimolo al loro risveglio intellettuale e morale. Che ricominciassero a sentirsi, sotto la crosta della loro funzione, persone intere, come Langer ha saputo essere fino a un minuto prima di lasciarci. Ancora più bello sarebbe se i tanti nuovi politici improvvisati e boriosi, certi di conoscere il mondo perché conoscono i bilanci aziendali, chinassero la testa davanti a un coraggioso, pulito, vero uomo politico. E che, abituati a considerarsi invidiati solo perché sono ricchi e potenti, provassero a loro volta una salvifica invidia per questo povero grande ragazzo appeso a un ramo di albicocco, che ha saputo pensare alla vita e alla politica come a una prova di infinita generosità nei confronti degli uomini. A volte i bilanci chiusi in passivo contengono molta più ricchezza di quanta se ne possa immaginare.
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