Alexander Langer Alexander Langer Racconti, ricordi e dediche

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Paolo Campostrini: passione e politica

5.7.1995, da "Alto Adige"
Langer non c'è più, siamo senza fiato. E a chiedersi quanto ci mancherà lui e i suoi maglioni fatti a mano, le giacche sempre un poco larghe, i capelli sugli occhi, le parole rapide e piene.

Langer ha scelto di andarsene e solo lui sa perché. Qualunque ragione si troverà, nelle carte, nelle autopsie, forse non sarà quella vera. Ma potremmo avvicinarci, ripensando al suo sguardo che sembrava lacerarsi in una passione senza fine: le sue non erano battaglie politiche, erano scelte esistenziali. Tutto era vissuto con una pienezza spesso sconosciuta alla nostra classe derigente. Ci credeva, Langer, e ha sempre pagato di persona. Dalla scelta di sinistra, piena, consapevole, ma mai litigiosa, gruppettara, fino al coinvolgimento, doloroso, per il dramma della Bosnia: qui i suoi incubi, la pulizia etnica, le gabbie, l'odio per il diverso, per il vicino che parla un'altra lingua, erano diventati realtà. Lo accusavano di aver trovato casa nell'empireo, di calare tra noi come un dio tra i mortali: forse lo sfiniva il nostro vivere quotidiano, i litigi senza fine, la mancanza di respiro del confronto politico. Volava alto Langer, cercava altre strade, voleva allontanarsi da quelle battute, alzava gli occhi. È stato, anche per questo, uno dei pochi politici sudtirolesi di respiro europeo. Ha avuto il merito, grandissimo, di non credere che l'Alto Adige fosse l'ombelico del mondo. Poneva le nostre realizzazioni autonomistiche a confronto con quelle europee, voleva che il re fosse nudo per capire cosa ci restava da fare. Ha avuto molti avversari Langer. Chi, con fatica, aveva costruito il castello autonomistico (la proporz, il patentino, la cultura divisa) vedeva in lui il nemico più pericoloso, perché il più intelligente. Destra e sinistra lo hanno spesso usato ma lui pensava ad altro. Non agli schieramenti ma ad una società nuova, intertenica, forse utopistica ma l'unica per cui valesse la pena combattere. E vivere.

La sua eredità? Che oltre le strade conosciute, facili, stabilite, alzando gli occhi, possiamo scoprirne sempre un'altra. Forse più difficile. Forse quella giusta.

Redattore quotidiano Alto Adige
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