Alexander Langer Alexander Langer Racconti, ricordi e dediche

Scritti di Alex Langer Racconti, ricordi e dediche
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alexander langer (22) Cassar-Simma: Abbi cura - Trag Sorge - Take Care (11)

Sr. Irene Bersani: al grande amico Alexander Langer

1.8.1995, da "Raggio", 8-9/95
Fra le immagini più care e "chiare" legate per sempre al nostro ricordo, compagne di viaggio, testimoni, segnali luminosi sul nostro cammino di poveri, - messaggeri ad altri poveri di una Parola che ci colma e ci supera, ci fa strumenti di giustizia spogliandoci di potere, ci fa costruttori di pace disarmando oggi la nostra violenza, ci apre l'Assoluto ponendoci a servizio del "limite", dell'"ultimo" e dell'"escluso", con una volontà d'amore che abbraccia ogni uomo e tutto il creato...-, fra tutte queste immagini solari, c'è la tua, scomparsa, inghiottita dalla notte che ti ha oppresso oltre il limite.

Fra tutti i meravigliosi incontri che segnano per sempre il nostro andare, anche quando la loro presenza profonda e discreta vive solo nel ricordo o riaffiora in qualche incontro fugace, c'è l'incontro fatto con te nell'88, in Amazzonia (Brasile), ove ci eravamo recati per un progetto di difesa della foresta e degli indios; ci sono gli altri incontri, via via, per le campagne Nord-Sud, per le "battaglie" dei Costruttori di Pace e del Movimento di Azione Non Violenta, che da diverse stazioni di partenza ci hanno visto confluire in profonda sintonia d'intenti...

C'è anche...che, da allora, pur in mezzo alla tua infinita e molteplice attività di uomo-per-gli-altri, impegnato a ogni livello, compreso quello euro-parlamentare, non avevi sdegnato di abbonarti a questa nostra rivista (che io, sentendoti amico, avevo avuto il coraggio di farti conoscere), ed eri puntualissimo nel farci giungere il segno della tua amicizia: hai fatto cosí anche poco prima di quel terribile momento di suprema stanchezza che ti ha strappato violentemente a noi e a te stesso.

Molti hanno scritto "dopo" quel tuo incredibile dileguarti, e siamo in tanti a dirti grazie di ciò che sei stato (e sei) per tutti noi, e a chiederti perdono per ciò che non abbiamo saputo capire di te.

Difficile, e forse non è questo il luogo per dire tutto quello che suscita in me la tua immagine e ciò che continua (anche "dopo") a rappresentare per il nostro cammino. Preferisco dirtelo nella preghiera fraterna, in cui sono certa di raggiungerti.

Rimane in me la pena per non aver dato risposta subito all'invio del primo numero sperimentale (1/95) di quel tuo nuovo bollettino "Verdeuropa", su cui spiccava il nome strano e latino dell'associazione editrice: "pro Europa - lentius, prufundius, suavius" (più lento, più profondo, più dolce). E tu e gli altri, nell'editoriale, spiegavate: "È il contrario del motto olimpico, di quel "citius, altius, fortius" (più veloce, più alto, più forte) che ormai ispira non più un gioco festoso, ma la quotidiana e onnipervadente competizione in tutti i campi, quasi si volesse davvero vincere e stravincere, contro la natura e contro l'umanità".

E ancora: "Ad una visione dell'Europa e del mondo incentrata su un'idea di sviluppo fatta di mercificazione, competizione e crescita...vogliamo opporre un'alternativa rovesciando il motto olimpionico: più lentamente, più in profondità, con più dolcezza".

Non ho risposto allora all'appello: "Fatevi vivi, se credete...", e mi spiace. Ma ero e sono in sintonia.

Il "motto rovesciato" vale da paradigma anche alla nostra azione evangelizzatrice e al nostro cammino redazionale di poveri - messaggeri ad altri poveri di una Notizia che può cambiare il mondo, ma in alternativa alla mercificazione, competizione e crescita del potere massmediale, vuol raggiungere gli altri "più lentamente, più in profondità, con più dolcezza".

Come ci hai lasciato detto, dalla tua oscura notte, nel tuo ultimo sprazzo di luce, continueremo cosí "in ciò che è giusto". Anche per dirti grazie.

P.S. Grazie anche a Mao Valpiana, a Edi Rabini e a tutti gli incontrati in questi anni su questi sentieri di pace.
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