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Srebrenica: sentenza politica, mezza verità. Comunicato della Fondazione. Un commento di Irfanka Pasagic e Adriano Sofri

28.2.2007, Foundation
C’è molta politica, e solo una parte di verità, nella sentenza con cui la Corte internazionale di giustizia ha assolto il governo Serbo dalla responsabilità diretta nella strage di Srebrenica iniziata l’11 luglio 1995.
Viene sì confermato che di un atto genocidario si è trattato e che devono essere perseguiti i responsabili, tra i quali l’ancora latitante generale Mladic. Ma non si vuole riconoscere la responsabilità giuridica, e l’obbligo di risarcimento, di chi per lunghi anni le milizie serbo-bosniache ha armato, finanziato e poi ancora protetto.
Atti di crudeltà ci sono stati – come in tutte le guerre - da ambedue le parti, ma non possono assolvere chi ha scelto la terribile strada della decimazione e dell’occultamento dei corpi di oltre 8000 giovani e adulti, allo scopo di pulire definitivamente la città dalla presenza di una minoranza avversa.
Dalla consegna del premio Alexander Langer 2005 alla psichiatra di Srebrenica Irfanka Pasagic, la nostra Fondazione ha preso parte con una propria delegazione – e così farà anche quest’anno - alla solenne cerimonia di sepoltura delle vittime riconosciute che si svolge nella giornata dell’11 luglio. E va promuovendo la nascita di un centro interculturale a Srebrenica, che possa dare il proprio contributo alla ricostruzione di un clima di dialogo e convivenza in quella città martire. (Sul progetto ADOPT SREBRENICA vedi in BUMERANG.it].
La verità è il primo passo di una vera riconciliazione. Questa sentenza non è un vero passo in questa direzione.


Irfanka Pasagic

Da giorni ascolto come i politici della Serbia dicono che il Governo della Bosnia Erzegovina deve ritirare l’accusa…messa in atto di fronte al Tribunale internazionale dell’Aja, perché questo potrebbe turbare le future relazioni.

Per i carnefici l’oblio è un premio.

Per le vittime una nuova ferita sul corpo massacrato. A chi di loro serve un futuro senza la verità?

(da Presentazione Film Souvenir Srebrenica, marzo 2006)



Adriano Sofri

E ci mancherebbe altro che non fosse genocidio il massacro di Srebrenica. Il corollario imbarazzante dell’imbarazzatissima sentenza che dichiara la Serbia non colpevole ma responsabile di non averlo impedito, è che, per cerchi via via più larghi, può applicarsi all’Europa, all’ONU, e insomma al resto del mondo.

Ogni volta che si compie uno sterminio, non è stato il mondo a commetterlo, il mondo, semplicemente, non l’ha impedito.


(Il foglio, 2.3.2007)





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