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AIDS in Südtirol: L’efficacia delle cure ha abbassato la soglia d’attenzione

Interview mit Peter Mian und Claudio Vedovelli, jeweils Primar und Stv. der Abteilung für Infektionskrankheiten des KH Bozen. A cura di Rainer Girardi

Wie viele HIV-Infizierte bzw. AIDS-Patienten gibt es in Südtirol?
Mian
: In Südtirol gibt es ca. 660 Infizierte, etwa 250 davon haben bereits AIDS. Von diesen sind in den letzten 20 Jahren ungefähr 100 gestorben. Wie ist die Tendenz?
Mian
: Es gibt etwa 20 bis 30 neue Fälle pro Jahr, bzw. neu entdeckte Fälle. Diese Zahlen sind in den letzten 5-6 Jahren konstant geblieben. Das bedeutet natürlich, dass die Gesamtanzahl der HIV-Positiven konstant steigt, weil ja durch die neuen Medikamente, die in den letzten Jahren entwickelt worden sind, fast niemand mehr stirbt. Die rund 100 Todesfälle haben sich in den letzten 20 Jahren ereignet, wobei sich die meisten auf die ersten 15 Jahren konzentrieren. Die Lebenserwartung ist ziemlich gestiegen, man kann schon von Jahrzehnten sprechen. Vedovelli: Oggi il numero dei sieropositivi, dopo un periodo di riduzione, è di nuovo in aumento. Di diverso c’è che l’aumento oggi riguarda soprattutto la via di trasmissione (etero-)sessuale, rispetto alla quale i messaggi di sensibilizzazione non hanno avuto l’impatto che dovevano avere.  È calata la soglia d’attenzione e oggi c’è meno paura. Mian: Das Alter der HIV-Positiven ist in den letzten Jahren gestiegen und zwar vor allem, weil es nicht mehr die Drogensüchtigen sind, die sich mit der Spritzte anstecken. Das passiert heute viel weniger als früher, weil es spezialisierte Anlaufstellen für Drogensucht gibt, in denen Spritzen verteilt werden und über Risiken und Gefahren informiert wird. Diese Kategorie ist also eigentlich weniger risikogefährdet. Wo das Risiko steckt ist in der Sexualität, egal ob homo oder hetero. Angesteckt wird man jetzt vor allem durch Sexualität, da ist noch viel Aufklärungsarbeit notwendig.  Quante persone fanno il test dell’HIV? Vedovelli: I test da noi vengano fatti abbastanza frequentemente, da alcune decine di persone ogni giorno. Il test dell’HIV è offerto gratuitamente e in maniera anonima. Oltre al test mettiamo anche a disposizione un servizio di assistenza psicologica perché pensiamo che accanto all’esecuzione del test bisogna anche spiegare i comportamenti e informare sui rischi. L’AIDS oggi è una malattia curabile?Vedovelli: Sì. Nel corso degli anni l’AIDS è diventata una malattia curabile. Ci sono diversi farmaci che permettono non di guarire la malattia ma di mettere “a riposo” il virus in modo che non intacchi più il sistema immunitario che di solito invece va a distruggere. Seguendo costantemente la terapia la persona malata può avere una vita normale.

Mian: So lange man nur HIV-positiv ist verändert sich der Alltag des Patienten nicht. Wenn man dann eine Therapie startet, die keine größeren Nebenwirkungen mit sich bringt, kann die Person ebenfalls ein ganz normales Leben führen, wenn man von den Medikamenten und den regelmäßigen Visiten. Aber die Leute arbeiten und leben eigentlich gleich weiter wie vorher.

 Quali sono oggi le categorie più a rischio rispetto ad anni fa?

Vedovelli: L’età media dei nostri pazienti in provincia è oggi di circa 30-35 anni, e sono in maggioranza uomini. Io però non parlerei di categorie a rischio. Secondo me proprio questo è stato un errore di base fatto all’inizio, quello di far passare il messaggio che i tossicodipendenti o gli omosessuali fossero categorie particolarmente a rischio. Ormai io direi che l’AIDS è una malattia sessualmente trasmessa. Rimangono certi altri ambiti di rischio legati all’uso delle siringhe ma direi che la via di trasmissione principale è la quella sessuale.  Ci sono delle persone o delle categorie di persone che si sentono al sicuro dalla malattia. Che cosa si può dire a queste persone? Vedovelli: Proprio aver voluto delimitare le categorie a rischio ha fatto sì che si pensasse che l’AIDS fosse una malattia degli “emarginati”. E invece non esistono frange a riparo. Il problema sono i comportamenti, soprattutto dal punto di vista dell’attività sessuale. Qualsiasi persona con certi comportamenti è a rischio di prendere questa malattia.

Werden AIDS-Patienten diskriminiert?
Mian
: Es gibt zwar sicherlich immer noch Ängste in der Bevölkerung, aber AIDS wird ja eigentlich eher totgeschwiegen. Die Krankheit ist etwas in Vergessenheit geraten, das einzige Mal im Jahr wo man ein Bisschen daran erinnert wird ist beim Welt-AIDS-Tag oder wenn ein größerer AIDS-Kongress stattfindet. Ansonsten wird sehr wenig über AIDS berichtet und dadurch ist auch die Aufmerksamkeit der Bevölkerung gesunken. Es wird weniger aufgepasst und weniger nachgedacht. Wenn das nicht so wäre, dann würde es ja nicht so viele Neuansteckungen geben. Das Verdrängen und das Vergessen sind sicherlich eine Gefahr für die Verbreitung von AIDS. Es gibt gute Medikamente, folglich denken die Leute - glaube ich - es sei nicht mehr so schwer wiegend, wenn man sich ansteckt. Andererseits hören die Leute einfach nicht mehr so viel von HIV und es interessiert sie auch viel weniger weil es nicht mehr DIE schreckliche Krankheit ist, und das ist natürlich maßgeblich dafür verantwortlich, dass sich Leute anstecken.

Wo ist Sensibilisierungsarbeit notwendig?
Mian:
Sensibilisierungsarbeit könnte man sicherlich in den Schulen betreiben, aber auch in den Dorfgemeinschaften, eventuell zusammen mit den Freizeitvereinen. Auch in den Discotheken oder am Eingang der Discotheken könnte man hie und da irgendein Signal setzen, damit man daran erinnert wird, dass es die Krankheit noch gibt. Über die Medien wäre es auch sehr wichtig, das Publikum zu sensibilisieren, da man so ein großes Publikum erreicht.  

Quali sono le nuove frontiere della ricerca farmacologia nel campo dell’HIV/AIDS? Vedovelli: Quella per l’AIDS è diventata una terapia praticamente a vita. La ricerca va nella direzione di rendere questa terapia meno fastidiosa sia dal punto di vista del numero delle pastiglie sia da punto di vista degli effetti collaterali. Si sta andando verso l’assunzione di un’unica compressa al giorno, questo sarebbe l’ideale per qualsiasi paziente. Qui però ci si scontra anche con problemi di mercato: normalmente la terapia antiretrovirale è composta da almeno tre tipi di medicamenti diversi e per avere un’unica pastiglia che contenga tre farmaci bisogna che tutti e tre i farmaci siano della stessa ditta, e qui entrano in gioco delle logiche commerciali, di mercato. Negli Stati Uniti esiste già una pastiglia di questo tipo e credo che fra poco dovrebbe arrivare anche in Italia, se riuscirà a imporsi sul mercato.  

In molti paesi del terzo mondo i farmaci antiretrovirali non sono accessibili se non a prezzi molto elevati. Un problema forse più politico ... Vedovelli: In Italia i farmaci sono a disposizione di tutti a livello completamente gratuito. Sono farmaci che hanno dei costi altissimi e, posso aggiungere, non sempre giustificati. Le case farmaceutiche spiegano – giustamente – gli alti costi dei farmaci con i costi della ricerca, ma questo non sempre spiega tutto. In Asia, Africa, America Latina è molto più difficile avere questi farmaci che qui da noi ...  

… e a dei costi spesso molto elevati …Vedovelli: Anche se si riuscisse a farli costare di meno, comunque per l’economia di questi paesi sarebbero sempre troppo costosi. Bisogna che i paesi cosiddetti “ricchi” si occupino anche di queste problematiche: non credo che si possa accontentarsi di bloccare l’AIDS in Italia. Si tratta di un problema internazionale e la salute è un tema da affrontare a livello mondiale. Altrimenti i problemi non si risolvono.